West Nile in Sicilia, dopo la morte del pittore Momò Calascibetta a causa del virus, l’Asp di Trapani rassicura i cittadini e fa il punto della situazione. Cosa sappiamo al momento.

Virus West Nile, cosa succede in Sicilia

Solo l’1% dei contagiati avverte sintomi e, tra questi, solo uno su mille rischia la vita: queste le parole dell’Asp, in seguito alla notizia del decesso del pittore Momò Calascibetta, morto a 73 anni dopo aver contratto la “febbre del Nilo“. Nessun allarme, dunque, al momento in provincia di Trapani.

Lo ha detto lo stesso commissario straordinario dell’Asp, Vincenzo Spera. La zona in cui viveva Calascibetta, prima vittima del virus West Nile in Sicilia, è sotto il rigido controllo dei veterinari dell’azienda sanitaria provinciale. Vengono anche monitorati alcuni animali trovati positivi. L’artista abitava in contrada Cutusio, a Marsala.

L’Asp: “Nessun nuovo caso a Marsala”

E la stessa Asp ha smentito la presenza di un nuovo caso a Marsala: la notizia, diffusasi nelle scorse ore, non ha trovato riscontro. Pare invece che uno studente di Valderice, che studia in Emilia Romagna, avesse accusato i sintomi influenzali tipici della West Nile, tanto che il medico curante gli aveva suggerito di fare un test: sarebbe emerso che sì, il giovane aveva contratto il virus delle zanzare, ma anche che era già guarito, sviluppando gli anticorpi.

Il commissario Vincenzo Spera, in conferenza stampa, ha ribadito che non c’è “nessun allarme”. In riferimento alla morte di Momò Calascibetta, i medici hanno spiegato: “È stato molto sfortunato, perché ha sviluppato una forma di malattia molto grave, neuroinvasiva“.

A sottolinearlo, il direttore dell’Uoc Sanità Pubblica, Epidemiologia e Medicina Preventiva, Gaspare Canzoneri. “La malattia – ha spiegato Canzoneri – solitamente non dà sintomi e in quei pochi casi in cui ci sono indizi, questi sono perfettamente superabili e purtroppo solo in un caso su mille, dicono le statistiche, subentrano forme neuroinvasive e questo soggetto è incappatto in uno di questi casi rari e che ha portato al decesso”.

“È giustificabile – ha aggiunto il medico – l’allarme che è scaturito da questo ma l’Asp ha intrapreso tutte le misure di sorveglianza sanitaria, sia umana che per quanto riguarda gli animali, direi soprattutto animali perché il vettore è la zanzara. Confermo che si è intervenuti rapidamente per la sorveglianza sanitaria sul territorio. La cosa che rassicura è che non ci sono ulteriori casi, per cui non possiamo parlare neppure di un focolaio ma di un caso sospetto”.

Il virus in Italia

In Italia, dall’inizio di giugno del 2022 fino al 27 settembre, sono stati segnalati 537 casi confermati di infezione nell’uomo. Sono 28, fino adesso, i decessi, come riportato dal bollettino di sorveglianza del West Nile Virus, a cura dell’Istituto Superiore di Sanità. Il primo caso umano della stagione è stato segnalato dal Veneto nel mese di giugno nella provincia di Padova.

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