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Dalle nuove scommesse alle grandi denominazioni da riscoprire, una selezione che racconta come cambia il gusto del vino italiano. E tra le scelte per il 2026 spicca un vitigno siciliano sempre più attuale: il Frappato.

Viaggio nell’Italia del vino

Quali saranno i vini protagonisti del 2026? La risposta arriva da una selezione del Gambero Rosso, che mette insieme territori emergenti, denominazioni in crescita e grandi nomi da rileggere. Un percorso che attraversa l’Italia del vino e che, tra le scelte più significative, include anche un vitigno simbolo della Sicilia: il Frappato.

La selezione nasce da un’analisi dei trend contemporanei, ma anche da una riflessione più ampia sul valore del tempo, dell’identità territoriale e della qualità produttiva. L’obiettivo non è inseguire le mode, ma individuare vini capaci di sorprendere oggi e di restare rilevanti domani.

Da dove nasce la selezione dei vini da bere nel 2026

La proposta mette insieme 8 proposte sparse su tutto il territorio italiano, diverse per stile, origine e storia. Sei sono le denominazioni e i vitigni su cui scommettere per il futuro, perché stanno vivendo una fase di crescita e intercettano nuovi orientamenti del consumo. Due, invece, appartengono al patrimonio storico dell’enologia del nostro Paese e meritano di essere riscoperti, nonostante un calo di attenzione commerciale.

Un criterio che premia la bevibilità, la vocazione gastronomica, la capacità di raccontare un territorio e, soprattutto, la qualità nel bicchiere. Vini che funzionano a tavola, dialogano con cucine diverse e parlano a un pubblico sempre più curioso e consapevole.

Oltrepò Pavese Metodo Classico Classese

Tra i Metodo Classico italiani, il Classese rappresenta una delle interpretazioni più convincenti del pinot nero. Prodotto in un’area storicamente vocata alla spumantizzazione, spesso rimasta ai margini del racconto nazionale, si distingue per bollicine tese e verticali, dove finezza e precisione prevalgono sulla potenza aromatica. Il rapporto qualità-prezzo, la vocazione gastronomica e la capacità di evolvere nel tempo ne fanno una scelta solida per il futuro.

Monti Lessini

Nel panorama delle bollicine autoctone italiane, il Monti Lessini Metodo Classico merita attenzione. Qui il protagonista è la durella, vitigno caratterizzato da un’acidità naturalmente elevata, ideale per la spumantizzazione. Il risultato è un vino di grande tensione acida e marcata mineralità, capace di competere sul piano dell’eleganza e della finezza pur restando fuori dai grandi circuiti mediatici.

Cirò Bianco

Il Cirò Bianco è uno dei vini simbolo della viticoltura calabrese. Prodotto principalmente da greco bianco, esprime profumi freschi, note fruttate e una spiccata sapidità mediterranea. Rappresenta una Calabria che ridefinisce la propria immagine vitivinicola, puntando su vini puliti, identitari e competitivi anche nel rapporto qualità-prezzo, in naturale dialogo con la cucina di mare.

Nuragus di Cagliari

Da vitigno considerato minore a bianco dalle grandi potenzialità. Il Nuragus dimostra una sorprendente capacità di resistere ai climi caldi e di invecchiare con eleganza. In un contesto dominato da nomi blasonati, offre una visione genuina di vino secco, fresco e mediterraneo, sempre più coerente con le nuove sensibilità di consumo.

Lambrusco

Il Lambrusco è oggi uno dei vini italiani più in sintonia con il gusto contemporaneo. Nelle sue diverse espressioni – dal Metodo Ancestrale al Metodo Classico, fino allo Charmat – e nelle numerose varietà che lo compongono, si afferma come vino gastronomico, versatile e fortemente territoriale. Freschezza, equilibrio, alcolicità contenuta e grande bevibilità ne fanno un vino conviviale, capace di dialogare sia con la tradizione emiliana sia con cucine internazionali.

Ed ecco il Frappato

Tra i vini da bere nel 2026, il Frappato rappresenta una delle voci più autentiche della Sicilia contemporanea. Profumi freschi e fruttati, un sottofondo leggermente speziato e una sapidità che riflette il clima mediterraneo e la vicinanza al mare.

È un rosso dal profilo immediato e versatile, piacevole anche nei mesi estivi, tanto da essere diventato uno dei rossi più apprezzati da chi non rinuncia al pesce. Proprio per il suo carattere leggero, immediato e “pop” – come lo ha definito Gabriella Favara di Donnafugata – il Frappato si impone come simbolo di una Sicilia capace di coniugare identità territoriale, bevibilità e modernità.

Due vini da riscoprire: il valore del tempo

Accanto alle nuove scommesse, la selezione include due vini che raccontano una storia più complessa e profonda. I vini dolci e fortificati sono oggi meno bevuti non per mancanza di qualità, ma per un cambiamento delle abitudini di consumo. Eppure rappresentano un patrimonio enologico fondamentale, capace di offrire ancora oggi una sorprendente attualità gastronomica.

Vin Santo

Il Vin Santo racconta il tempo come valore produttivo e culturale. Appassimenti lenti, fermentazioni che durano anni, affinamenti in piccoli caratelli. Toscana, Trentino e Umbria ne offrono interpretazioni diverse, accomunate da una dolcezza mai immediata.

Sono vini che dimostrano come la dolcezza possa convivere con austerità, tensione gustativa e una forte vocazione gastronomica, ben oltre il rito dei cantucci.

Marsala, la Sicilia da riscoprire

Tra i primi vini italiani a ottenere fama internazionale, il Marsala affonda le sue radici nel Settecento, quando John Woodhouse ne intuì il potenziale commerciale fortificandolo per affrontare i viaggi verso l’Inghilterra. Oggi fatica a ritagliarsi uno spazio commerciale, ma continua ad affascinare. Dalle versioni Vergine ai Superiore Dolce, il Marsala offre interessanti possibilità di abbinamento con antipasti di mare e formaggi stagionati, confermandosi un vino ancora capace di parlare al presente. Foto: Depositphotos.

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