C’era una volta il dialetto come lingua dominante della vita quotidiana. Oggi quel tempo sembra essere lontano. A certificarlo è il nuovo rapporto ISTAT “L’uso della lingua italiana, dei dialetti e delle lingue straniere, anno 2024”, che racconta un’Italia sempre più orientata verso l’uso esclusivo dell’italiano e, in parallelo, sempre più aperta alle lingue straniere. I dialetti resistono, ma arretrano, eppure non ovunque allo stesso modo.
Casa, amici, estranei: la geografia del dialetto in Italia
Nel quadro nazionale emerge con forza il ruolo di alcune regioni del Sud. In cima alla classifica dell’uso del dialetto in ambito familiare c’è la Calabria, dove il 64% delle persone dichiara di utilizzarlo in casa.
Subito dopo, al secondo posto, compare la Sicilia, con il 61,5%, seguita dalla Campania al 61%. Numeri che raccontano una consuetudine ancora radicata, anche se va precisato che il dialetto non sostituisce l’italiano: viene utilizzato insieme alla lingua nazionale, non in modo esclusivo. Resistono anche il Veneto (55,3%) e la Basilicata (54,7%).
Il dialetto continua a circolare anche nelle relazioni informali, tra amici. Quando si guarda al contesto amicale, la Campania guida la classifica con il 61,3%, seguita dalla Calabria (60,1%).
La Sicilia si conferma tra le prime regioni, con il 57,9%, affiancata dal Veneto con la stessa percentuale. Più distaccata la Basilicata, al 47%. Anche qui il dato racconta una lingua che resta strumento di identità, confidenza, appartenenza.
Cambia lo scenario quando il confronto avviene con persone estranee. In questo caso le percentuali calano ovunque. La Campania resta al primo posto (29%), seguita dalla Calabria (27,8%) e dal Veneto (24,4%).
La Sicilia compare ancora tra le regioni più attive, con una quota intorno al 29%, mentre la Basilicata scende al 15,1%. Il dato conferma una tendenza diffusa: il dialetto è lingua dell’intimità, meno dello spazio pubblico.
Avanzano l’italiano e le lingue straniere
Il rapporto ISTAT segnala un cambiamento profondo. In quarant’anni l’uso esclusivo del dialetto in famiglia è crollato, passando dal 32% del 1988 al 9,6% del 2024.
Inoltre, quasi sette persone su dieci (69,5%) dichiarano di conoscere almeno una lingua straniera. L’inglese si conferma la lingua straniera più diffusa (58,6%), seguita dal francese (33,7%) e dallo spagnolo (16,9%). Il 48,4% parla solo o prevalentemente italiano in tutti i contesti relazionali. Numeri che raccontano un Paese più uniforme dal punto di vista linguistico, ma anche più aperto verso l’esterno.
Il ridimensionamento del dialetto emerge con chiarezza anche nei dati storici. Tra il 1988 e il 2024, l’uso prevalente del dialetto con gli amici è sceso dal 26,6% all’8%. Con gli estranei, dal 13,9% al 2,6%.
Nel rapporto si legge che “Nell’ultimo decennio si evidenzia, inoltre, una flessione anche dell’uso misto di italiano e dialetto nei contesti più intimi (familiare e amicale), segnale di un progressivo consolidamento dell’italiano come lingua di riferimento quotidiano”.

Sicilia, il dialetto tiene più che altrove
Nonostante questa flessione, la Sicilia continua a distinguersi per la tenuta del proprio patrimonio linguistico. Il dialetto siciliano non è più l’unica lingua della quotidianità, ma resta ben presente nella vita familiare e nelle relazioni più strette. È in questi spazi che la lingua della tradizione continua a essere trasmessa, usata, riconosciuta come parte dell’identità collettiva.
Fuori dall’ambito domestico l’italiano occupa ormai un ruolo centrale, soprattutto nei contesti formali e pubblici, ma in casa e tra amici, il siciliano continua a circolare come lingua della confidenza e dell’appartenenza.
I dati ISTAT raccontano un cambiamento, non una scomparsa: una trasformazione che apre la sfida della valorizzazione, più che quella della perdita. La lingua resiste, anche se in forme nuove, e il suo futuro passa dalla capacità di riconoscerne il valore.
