Il caso dell’Ecce Homo di Antonello da Messina, acquistato dallo Stato italiano a New York, accende un dibattito. La Sicilia chiede il ritorno dell’opera a Messina. La vicenda, raccontata dal Guardian, assume una dimensione internazionale.
Un acquisto che riapre una ferita storica
Un capolavoro del Rinascimento torna in Italia, ma non è ancora chiaro dove sarà esposto. Lunedì scorso il governo italiano ha acquistato all’asta da Sotheby’s a New York un Ecce Homo di Antonello da Messina per 14,9 milioni di dollari. L’opera, datata intorno al 1460, è un ritratto intenso e umano del Cristo sofferente.
La notizia ha varcato i confini nazionali. Il quotidiano britannico The Guardian ha dedicato un approfondimento al caso, a conferma della rilevanza internazionale, raccontando la richiesta dei siciliani di riportare il dipinto nella città natale dell’artista ecce homo.
Messina e la memoria spezzata dal terremoto
Il 28 dicembre 1908 Messina fu colpita da un terremoto di magnitudo 7,1. In 37 secondi morì circa metà della popolazione. Il sisma distrusse gran parte del centro storico e cancellò chiese, palazzi, archivi, opere d’arte.
Con le macerie scomparve anche una parte decisiva della memoria culturale della città. Molte opere attribuite ad Antonello andarono perdute o furono trafugate. La tragedia del 1908 si aggiunse a quella del 1783, aggravando una ferita mai rimarginata.
Prima del sisma, Messina era una delle città più dinamiche del Mezzogiorno. Affacciata sul porto naturale a forma di falce, l’antica Zancle, era crocevia di commerci e culture. Teatri, conventi, edifici civici e palazzi eleganti testimoniavano una città mercantile ma anche intellettualmente vivace. Vi soggiornò anche Caravaggio tra il 1608 e il 1609, in fuga da Roma.
Un capolavoro “minuscolo” ma decisivo
L’Ecce Homo acquistato dallo Stato è una tavola di appena 19,5 per 14 centimetri. È dipinta su entrambi i lati. Da un lato Cristo incoronato di spine. Dall’altro San Girolamo davanti a un paesaggio roccioso.
Di Antonello da Messina sopravvivono meno di 40 dipinti. L’artista è considerato uno dei protagonisti assoluti del Rinascimento. A lui molti studiosi attribuiscono l’introduzione e la diffusione della pittura a olio in Italia, tecnica già sviluppata nelle Fiandre. Questa innovazione rese possibili nuove morbidezze, velature sottili, ombreggiature delicate sui volti.

Lelio Bonaccorso, graphic novelist ed esperto d’arte messinese, ha ricordato al Guardian: “Quando parliamo di Antonello da Messina, parliamo di uno dei più grandi artisti del Rinascimento. Molti gli attribuiscono l’introduzione della pittura a olio in Italia, una tecnica già consolidata nell’arte fiamminga. Fu questa innovazione che permise ai pittori rinascimentali di ottenere una nuova morbidezza nelle loro figure, quelle delicate velature e quelle tenui ombreggiature sui volti”.
Valentina Certo, storica dell’arte e autrice del libro illustrato “La Bottega di Antonello da Messina”, ha sottolineato: “Antonello è un figlio di Messina; appartiene a questa terra. Qui si trova il quartiere in cui ha lavorato con il figlio Jacobello e i nipoti Antonello e Pietro de Saliba. Riportare qui questo Ecce Homo sarebbe importante per la città, perché contribuirebbe a ricucire un frammento della memoria e dell’identità storica di Messina, una città devastata prima dal terremoto del 1783 e poi dalla catastrofe sismica del 1908, che ha causato la perdita di gran parte del nostro patrimonio”.
Certo ha aggiunto: “Era un pittore di straordinaria statura. Su tavole di pochi centimetri, riusciva a rendere i suoi soggetti con un dettaglio sorprendente”.
La decisione del ministero e le tensioni politiche
Dopo l’acquisizione, il ministro della Cultura Alessandro Giuli ha definito il dipinto “unico nel panorama dell’arte italiana del XV secolo” e una pietra miliare nella valorizzazione del patrimonio nazionale.
Il ministero non ha ancora indicato la sede definitiva. Tra le ipotesi circolano la Pinacoteca di Brera a Milano, le Gallerie dell’Accademia di Venezia e il Museo di Capodimonte a Napoli. Quest’ultima opzione metterebbe in evidenza il legame dell’artista con il contesto meridionale.
Messina, però, non figura tra le sedi più accreditate. Una scelta che ha riacceso il dibattito. Il deputato regionale del Partito Democratico Fabio Venezia ha interrogato formalmente il governo siciliano per sollecitare un intervento. L’assessore regionale alla Cultura Francesco Scarpinato ha confermato l’avvio di interlocuzioni con il ministero.
Venezia ha dichiarato: “Riportare qui le opere le restituirebbe al contesto storico e geografico che le ha prodotte. Recuperare queste opere significa iniziare a sanare la ferita del patrimonio artistico disperso della Sicilia”. Per Messina, l’Ecce Homo non è soltanto un capolavoro. È un frammento di identità.
