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Una pizza con bibita a Palermo può costare fino a 28 euro. Non in un ristorante stellato, non in un locale di lusso sul lungomare: semplicemente in una pizzeria del capoluogo siciliano. È il dato più sorprendente che emerge dall’analisi dell’Osservatorio Prezzi e Tariffe del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, che ha monitorato i costi di pizza e bibita in 30 città italiane.

Palermo si aggiudica il poco invidiabile primato di città con il rincaro più forte degli ultimi cinque anni: dal 2021 a oggi il prezzo medio di pizza e bibita è aumentato del +60%. Un balzo che non ha eguali in nessun’altra città italiana, e che suona come un paradosso per una città con una grande tradizione di cibo di strada accessibile a tutti.

La classifica: le 10 città dove la pizza è più cara

Ecco le città dove il conto in pizzeria pesa di più, con il prezzo medio rilevato per pizza e bibita:

PosizioneCittàPrezzo medio
1Bolzano15,00 €
2Palermo~14,50 €
3Sassari~14,50 €
4Trentofascia alta
5Firenzefascia alta
6–9varie città10–12 €
10+Roma11,45 €

Bolzano si conferma in assoluto la città più cara con una media di 15 euro per pizza e bibita. Subito dopo, appaiate, Palermo e Sassari superano entrambe i 14,50 euro di media. Trento e Firenze completano il gruppo di testa. Roma, nonostante il suo ruolo di capitale, risulta tutto sommato accessibile con una media di 11,45 euro – un dato che la colloca al di sotto della media nazionale, ferma intorno ai 12 euro.

Le vere oasi di risparmio si trovano nel Sud e in alcune città del Centro: Reggio Calabria e Livorno resistono ancora sotto i 10 euro, ultime testimoni di una pizzeria popolare davvero alla portata di tutti.

Palermo, da 9 a 28 euro nella stessa città

Se i prezzi medi raccontano una storia, la variabilità all’interno della stessa città ne racconta un’altra, ancora più rivelatrice. E qui Palermo è un caso a sé.

Nel capoluogo siciliano la forbice dei prezzi è la più ampia di tutta Italia: si parte da un minimo di 9 euro per arrivare a un massimo di 28 euro, con una differenza di ben 19 euro tra il locale più economico e quello più caro. Praticamente il triplo. Non è un fenomeno limitato a Palermo: anche Milano mostra una forbice significativa, da 8 a 22,50 euro, e Firenze da 8,50 a 20 euro. È il segnale di una crescente polarizzazione dell’offerta, dove la pizza riflette sempre più il posizionamento del locale — dalla trattoria di quartiere alla proposta gourmet.

All’opposto, alcune città si distinguono per la stabilità dei prezzi. Reggio Calabria, già la più economica d’Italia, è anche quella dove il divario tra minimo e massimo è ridottissimo: appena 2 euro. Seguono Bari, Perugia e Terni con uno scarto di soli 2,50 euro.

Rincari in un anno: Udine +13%, Napoli +7,8%

Non solo nel lungo periodo: i prezzi continuano a crescere anche nel breve termine. Rispetto al 2025, il costo medio di pizza e bibita è aumentato del +4,4% – un ritmo ben superiore all’inflazione generale.

La città con il rincaro annuo più marcato è Udine, che segna quasi il +13%. Seguono Bari e Pescara, che superano entrambe la soglia della doppia cifra. Anche Roma e Brescia si avvicinano pericolosamente al +10%. Napoli – la patria indiscussa della pizza – registra un balzo del +7,8% in un solo anno.

Non mancano eccezioni: Venezia scende del -3,2% e Parma addirittura del -9,3%, ma si tratta di casi isolati. Quasi tutte le altre città rimangono stabili o in crescita, con Ancona e Perugia come rare eccezioni di prezzi invariati.

In cinque anni: Palermo +60%, Napoli +51%

Il confronto con il 2021 è quello che chiarisce definitivamente la portata del fenomeno. Rispetto a cinque anni fa, il prezzo medio nazionale di pizza e bibita è cresciuto di circa il 26%. Ma alcune città hanno fatto molto di più.

Palermo guida con il +60%: chi nel 2021 usciva a pizzeria spendendo 9 euro, oggi si trova a pagarne quasi 15 nella media – e fino a 28. Al secondo posto troviamo Napoli con un +51%: un dato che fa un certo effetto, considerando che il prezzo basso era quasi un punto d’onore per la pizza partenopea.

Completano la classifica delle città con i rincari quinquennali più consistenti Sassari, Bolzano e Udine, con aumenti compresi tra il 38% e il 43%.

Anche il panino al bar non è più economico come una volta

Se la pizzeria non è più il porto sicuro di una volta, nemmeno il panino al bar è rimasto immune dai rincari. Il prezzo medio si aggira oggi intorno ai 4 euro, con un aumento del +5% rispetto all’anno scorso e del +23,5% in cinque anni.

La variabilità geografica è notevole: si va dai 2,30 euro di Terni ai quasi 6 euro di Trento, Milano e Verona. E in alcune città i prezzi possono addirittura quadruplicare da un locale all’altro: accade a Venezia (da 1,50 a 6,50 euro), Bolzano (da 2 a 8 euro) e Udine (da 2 a 7,50 euro).

In termini di rincaro annuo, Verona guida con un impressionante +24,1%, seguita da Cagliari (+18,5%) e Bari (+17,6%). Nel quinquennio, la città che ha visto lievitare di più il prezzo del panino è ancora Verona con un quasi raddoppio (+88%), seguita da Perugia (+49%), Terni (+37,7%) e Napoli (+35,6%).

Perché i prezzi continuano a salire

Dietro i numeri ci sono ragioni strutturali note: i rincari energetici degli ultimi anni, il caro materie prime, l’aumento del costo del lavoro. Ma c’è anche qualcosa di più profondo in corso. La pizzeria di quartiere – per decenni presidio della convivialità italiana e rifugio economico delle serate in famiglia – sta cambiando pelle. L’offerta si polarizza tra locali economici e proposte premium, e il prezzo medio sale trascinato verso l’alto dalla fascia alta del mercato.

Il risultato è un’Italia della pizza sempre più diseguale, dove uscire a cena con la famiglia può essere ancora un gesto semplice e accessibile in alcune città, mentre in altre può diventare un piccolo lusso da pianificare.

Fonte: Osservatorio Prezzi e Tariffe del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, aprile 2026. Analisi su 30 città italiane.

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