La Sicilia si prepara ad accogliere una nuova edizione di uno dei progetti artistici indipendenti più interessanti del panorama contemporaneo. Dal 25 al 28 giugno prenderà ufficialmente il via la quinta edizione di DOT, il Festival delle Arti Contemporanee curato da Yard44, appuntamento che negli anni ha progressivamente ampliato la propria identità trasformandosi da evento locale a laboratorio diffuso capace di coinvolgere territori, comunità e linguaggi differenti.
Per il 2026 il festival apre una nuova fase del proprio percorso scegliendo come filo conduttore un tema dal forte valore simbolico: “Cose che resistono / What still stands”.
Un progetto che attraversa Favara e Agrigento e che rafforza il dialogo tra arte contemporanea, spazi urbani rigenerati e riflessione sulla trasformazione della materia.
Il tema 2026: indagare ciò che resta, ciò che cambia e ciò che continua a generare presenza
L’edizione di quest’anno concentra la propria ricerca su un concetto preciso.
Il tema “Cose che resistono / What still stands” sviluppa una riflessione sulla materia e sui processi di trasformazione che accompagnano il rapporto tra oggetti, spazi e presenza umana.
Il percorso curatoriale costruisce una narrazione che osserva ciò che permane nel tempo, ciò che si incrina progressivamente e tutto ciò che continua a produrre significato nonostante mutazioni, tensioni e fragilità.
Il festival mette così in relazione differenti pratiche artistiche accomunate da un elemento comune: l’attenzione verso il gesto creativo, la vulnerabilità della materia e le tensioni invisibili che abitano ambienti e oggetti.
Primo atto a Favara: Palazzo Cafisi apre il festival dal 25 al 28 giugno
La prima parte del festival si svolgerà a Palazzo Cafisi, luogo nel quale DOT è nato e si è sviluppato nel corso degli anni.
Il programma inaugurerà ufficialmente il 25 giugno 2026 e proseguirà fino al 28 giugno.
Il vernissage inaugurale è fissato alle 18:00 e sarà accompagnato da una selezione musicale curata da Radio Beirut.
Protagonista del primo atto sarà la mostra personale di Roberto Caccamo.
L’artista interverrà sugli spazi del piano inferiore di Palazzo Cafisi trasformandoli in un ambiente costruito attraverso micro azioni, attriti continui e dispositivi instabili.
Oggetti di uso quotidiano, utensili domestici e materiali comuni verranno ricombinati in nuove strutture capaci di generare piccoli movimenti e rumori inattesi.
Un percorso che introduce perfettamente il cuore teorico del festival, sviluppando una riflessione sulla vitalità nascosta che continua ad abitare le cose.
La mostra collettiva amplia il dialogo artistico all’interno del palazzo
Gli spazi vicini alla mostra personale ospiteranno anche la DOT Collective Exhibition.
Saranno presenti opere firmate da Carmelo Nicotra e Giacomo Valvo.
Le installazioni costruiranno una prosecuzione naturale del lavoro esposto da Roberto Caccamo, ampliando il linguaggio visivo del festival e creando un ecosistema di forme artistiche stratificate all’interno dell’architettura storica del palazzo.
Il secondo atto si sposta ad Agrigento con la riapertura dell’ex Carcere di San Vito
Dal 5 luglio 2026 il festival entrerà nella sua seconda fase.
L’appuntamento si sposterà all’interno dell’Ex Carcere di San Vito.
Il secondo atto rappresenta un momento particolarmente importante perché coincide con la riapertura della struttura dopo mesi di lavori e riorganizzazione interna.
La riapertura segna un nuovo passaggio nel grande progetto di rigenerazione urbana sviluppato da Farm Cultural Park.
Gli spazi del Padiglione Etere ospiteranno un nuovo percorso espositivo costruito attorno alle opere di:
- Alice Chisari
- Arianna Li Volsi
- Cawa & Son
- Serena Etiopia
La mostra accompagnerà il pubblico dentro un itinerario artistico che attraversa alcuni grandi temi della contemporaneità.
Il percorso svilupperà riflessioni su:
- identità
- corpo
- ritualità
- memoria
- tensione
Una performance dal vivo accompagnerà l’apertura della seconda fase
Durante la serata inaugurale del secondo atto è prevista anche una live performance firmata da Kirø.
L’intervento performativo accompagnerà l’apertura ufficiale della nuova fase del festival all’interno degli spazi dell’ex carcere.
Il Padiglione Etere non chiuderà dopo l’evento inaugurale.
Gli spazi rimarranno infatti visitabili anche nei mesi successivi.
L’obiettivo è trasformare il luogo in un presidio espositivo stabile, aperto a una continua evoluzione progettuale.
Un progetto culturale indipendente che continua a crescere
DOT V conferma la propria natura di progetto indipendente e autoprodotto.
Il festival viene curato da Yard44 in collaborazione con Rudere Project.
L’iniziativa si sviluppa inoltre all’interno del circuito OltreCapitale.
Il progetto riceve il supporto operativo di:
- Palazzo Cafisi
- Ex Carcere di San Vito
- Farm Cultural Park
Una rete che negli anni ha contribuito a fare della Sicilia uno dei territori più dinamici nella sperimentazione artistica contemporanea indipendente.
