Il Palazzo della Cultura di Gela accoglierà numerosi reperti archeologici rinvenuti nel territorio comunale. Tra i materiali destinati al nuovo percorso espositivo figurano 71 monete, manufatti votivi e uno stilo decorato con un’erma di Dioniso. La concessione gratuita è stata definita attraverso una convenzione firmata il 4 agosto dalla Soprintendenza dei Beni culturali e ambientali di Caltanissetta e dal Comune.
I reperti provengono dalle attività di archeologia preventiva condotte a Gela e dagli scavi di Orto Fontanelle. Proprio in quest’area, durante la riqualificazione dell’ex complesso Maria Ausiliatrice, sono emerse strutture risalenti al V secolo avanti Cristo.
Il ritrovamento ha legato la costruzione del nuovo Palazzo della Cultura alla storia più antica della città. L’edificio destinato a ospitare attività culturali diventerà anche il luogo nel quale i materiali emersi dal suo sottosuolo potranno essere osservati dal pubblico.
Come nasce il nuovo percorso archeologico
La convenzione autorizza il Comune di Gela a utilizzare gratuitamente i reperti per finalità espositive. La Soprintendenza di Caltanissetta collaborerà alla costruzione del percorso, mentre l’amministrazione comunale assumerà la custodia e la vigilanza dei materiali.
L’accordo riguarda un insieme ampio di testimonianze. Una parte proviene dagli interventi preventivi eseguiti prima o durante opere pubbliche e lavori edilizi. Altri reperti sono stati rinvenuti nell’area di Orto Fontanelle, durante la trasformazione dell’ex complesso Maria Ausiliatrice.
Questi materiali erano finora conservati nei magazzini della Soprintendenza. Il trasferimento nel Palazzo della Cultura permetterà di ricostruire una parte della vita religiosa, artigianale e quotidiana della Gela antica.
Il percorso espositivo non sarà quindi una raccolta priva di legami con il luogo. Oggetti e strutture appartengono allo stesso territorio nel quale verranno presentati e, in alcuni casi, allo spazio interessato dai lavori per il nuovo edificio culturale.
Cosa è emerso dagli scavi di Orto Fontanelle
Le indagini archeologiche hanno portato alla luce strutture attribuite al V secolo avanti Cristo. Tra queste compaiono i resti di un santuario e di un ergasterion, termine con il quale si indica un’officina artigiana.
La presenza dei due ambienti offre indicazioni su attività diverse. Il santuario rimanda alla dimensione religiosa e votiva; l’officina testimonia il lavoro, la produzione e l’organizzazione degli spazi destinati agli artigiani.
Accanto alle strutture sono stati recuperati numerosi oggetti. Il ritrovamento più rilevante è un tesoretto votivo formato da 71 monete e da manufatti preziosi.
Tra questi spicca uno stilo raffigurante un’erma di Dioniso. L’oggetto entrerà nel nuovo allestimento insieme agli altri materiali selezionati per raccontare il sito e il contesto nel quale sono stati rinvenuti.
Perché i reperti tornano nel luogo del ritrovamento
La destinazione al Palazzo della Cultura offre ai materiali una collocazione strettamente legata alla loro origine. I reperti non saranno trasferiti in una sede lontana, ma resteranno a Gela e saranno inseriti in uno spazio nato dalla riqualificazione dell’area nella quale sono avvenute alcune delle scoperte.
La scelta permette di collegare il passato archeologico alla trasformazione urbana recente. Il nuovo edificio non racconterà soltanto la storia attraverso pannelli o ricostruzioni, ma ospiterà oggetti emersi durante i lavori che ne hanno preceduto la nascita.
L’assessore regionale ai Beni culturali e all’Identità siciliana, Francesco Paolo Scarpinato, ha evidenziato il valore della collaborazione istituzionale.
«La collaborazione e la sinergia tra istituzioni rappresenta uno strumento fondamentale e strategico per garantire una sempre più ampia fruizione del nostro patrimonio e per promuovere la valorizzazione e lo sviluppo dei territori».
L’accordo mette in relazione Regione, Soprintendenza e amministrazione comunale. Ciascun soggetto avrà un compito definito: la concessione e il supporto scientifico da una parte, la gestione degli spazi e la vigilanza dall’altra.
Come saranno custoditi i materiali
Il Comune di Gela si occuperà della custodia e della sorveglianza dei reperti. La responsabilità comprende la protezione del materiale archeologico e la gestione delle condizioni necessarie per l’esposizione.
La Soprintendenza collaborerà alla progettazione del percorso. Il suo contributo servirà a garantire una presentazione coerente con la provenienza, la cronologia e il significato dei ritrovamenti.
Alla firma erano presenti il sindaco di Gela, Terenziano Di Stefano, l’assessora comunale alla Cultura, Romina Morselli, e la soprintendente Daniela Vullo.
La convenzione definisce così il passaggio dai depositi alla fruizione pubblica. I reperti, dopo le attività di studio e conservazione, entreranno in un allestimento accessibile alla città e ai visitatori.
Cosa raccontano i materiali sulla Gela antica
Il valore dell’esposizione riguarda anche la possibilità di unire oggetti e contesti. Le monete, lo stilo e gli altri manufatti non saranno presentati come pezzi isolati, ma in relazione alle strutture del santuario e dell’officina.
Il santuario permette di leggere le pratiche religiose e le offerte depositate nell’area. L’ergasterion aggiunge un livello diverso, legato al lavoro e alla produzione.
Il tesoretto votivo mostra come alcuni oggetti fossero raccolti e conservati in un contesto con probabile funzione rituale. Le 71 monete diventano quindi parte di una storia più ampia, che riguarda l’uso degli spazi e il rapporto tra attività quotidiane e dimensione religiosa.
Lo stilo con l’erma di Dioniso introduce anche un elemento figurativo. La sua presenza consente di avvicinare il pubblico a simboli e immagini appartenenti alla cultura dell’epoca.
Perché la convenzione amplia l’offerta culturale di Gela
La soprintendente Daniela Vullo ha spiegato che la richiesta del Comune è stata accolta per restituire alla fruizione pubblica materiali finora custoditi nei depositi.
«Abbiamo accolto con favore la richiesta del Comune di Gela di ottenere in concessione i materiali provenienti da Orto Fontanelle e i numerosi reperti rinvenuti nel corso delle attività di archeologia preventiva e finora custoditi nei magazzini della Soprintendenza. Si tratta di testimonianze che documentano la straordinaria ricchezza del sottosuolo gelese e che contribuiranno ad arricchire ulteriormente l’offerta culturale della città, restituendo questi importanti beni alla pubblica fruizione».
Il nuovo allestimento offrirà quindi una sede stabile a una parte dei ritrovamenti. La città potrà osservare oggetti che documentano la propria storia e che, fino alla firma dell’accordo, non erano inseriti in un percorso aperto al pubblico.
Il Palazzo della Cultura assumerà una funzione doppia. Sarà uno spazio per attività contemporanee e, allo stesso tempo, un punto di accesso alla Gela del V secolo avanti Cristo.
