Quarantaquattro quintali contro i ventitré dello scorso anno. È il conto della vendemmia appena conclusa nel vigneto di contrada Fiumelungo, a Salemi, dove l’uva Grillo cresce su un terreno che alla mafia è stato tolto.
Il fondo è stato confiscato e assegnato dal Comune alla Fondazione San Vito Ets, braccio operativo della Caritas diocesana. Quella raccolta, ogni anno, ha un nome preciso: vendemmia della legalità.
Il raccolto quasi raddoppiato
Il salto nei numeri è il dato che racconta l’annata.
Fra i filari di contrada Fiumelungo sono stati raccolti 44 quintali di uva. Dodici mesi fa la stessa vigna ne aveva dati 23.
A commentare il risultato è stato Vito Puccio, presidente della Fondazione, che alla raccolta ha partecipato anche in prima persona, fra gli operai.
“Abbiamo anticipato la raccolta per il gran caldo che stava mettendo a rischio l’uva – ha detto – quest’anno il vigneto è stato generoso, facendoci raccogliere quasi il doppio di uva rispetto allo scorso anno”.
L’anticipo per il caldo
Nelle parole di Puccio c’è anche la spiegazione di una scelta operativa.
La raccolta è stata anticipata rispetto ai tempi consueti. Il motivo è il caldo, che stava mettendo a rischio l’uva ancora sulla pianta.
È una decisione che in questa stagione hanno preso molti viticoltori dell’isola, e che nel caso di Fiumelungo ha permesso di portare a casa l’intero raccolto.
Nove persone fra i filari
Come nelle edizioni precedenti, alla vendemmia hanno preso parte anche nove utenti della comunità terapeutica “Myrhiam Rinascita” di Salemi.
Hanno lavorato accanto agli operai per tutta la durata della raccolta.
È il secondo strato di questa storia, quello che si somma alla restituzione del terreno: la stessa vigna che è tornata alla collettività diventa il posto in cui qualcuno costruisce il proprio percorso.
Il Grillo, un vitigno di casa
L’uva raccolta è Grillo, uno dei vitigni autoctoni siciliani più diffusi nella Sicilia occidentale.
È l’uva che sta alla base del Marsala e che negli ultimi decenni ha trovato spazio anche nella produzione di bianchi fermi. Trova nel Trapanese, e in particolare nelle terre attorno a Salemi, uno dei suoi territori di riferimento.
Coltivarlo su un fondo confiscato significa restituire alla produzione locale un pezzo di terra che era uscito dal circuito legale.
La delegazione tunisina in arrivo
C’è poi il capitolo che porta questa vendemmia oltre lo Stretto di Sicilia.
L’iniziativa sarà illustrata a una delegazione tunisina guidata dall’arcivescovo di Tunisi, monsignor Nicolas Lhernould. La visita rientra nel gemellaggio fra le diocesi di Mazara e Tunisi.
La delegazione farà tappa al turismo rurale “Al Ciliegio”, dove insieme alla vendemmia della legalità saranno presentate le altre attività che la Fondazione svolge nella struttura.
È il tipo di scambio che mette in comunicazione due sponde del Mediterraneo attraverso un vigneto e un progetto sociale, più che attraverso una dichiarazione di intenti.
