AGRIGENTO – Si chiama Giulio Chianetta ed è un piccolo imprenditore della città dei Templi. A soli 21 anni ha avviato un’attività commerciale in quello che un tempo veniva definito il salotto della città. Amministratore delegato della società con tanti sogni nel cassetto (si, perché lui li ha messi lì i sogni e non nella valigia) Giulio ha deciso di sfidare la crisi, restare in Sicilia perché ama e crede in questa terra maledetta.

Insieme a lui, nell’impresa intitolata “Cantiere 12.25” ci lavorano altri sei giovani ma, a 5 giorni dell’apertura, in tanti si lamentano già, per via del trambusto e del via vai che si è creato a seguito dell’inaugurazione.

Così Giulio ha scritto una lettera di reclamo perché nonostante il locale sia stato ideato con tanto di sistema di insonorizzazione e nonostante tutta la documentazione sia in regola, il vicinato ha storto già il naso.

Allora è la storia che si ripete

Come l’avventura di Giulio, tante altre realtà lottano continuamente “anche per vie legali” per giovare di un diritto; come il diritto al lavoro, il diritto alla sopravvivenza, con la possibilità di fare impresa. A Santa Elisabetta, a Raffadali, a Porto Empedocle e in altre realtà, ci sono attività commerciali notturne che chiudono. Ci sono lavori che non durano. E’ questo il quadro che si prospetta in una raggiante Sicilia, un quadro in cui politica, burocrazia ed il sistema (fors'anche ignorante) blocca drasticamente lo sviluppo.

Mi chiedo come facciano le altre città:

Come si comporta Taormina con i suoi residenti? Come fa Cefalù e la vicina Sciacca? Come fanno in generale i grossi centri di attrazione turistica presi costantemente di mira in qualsiasi ora del giorno e della notte?

La vera domanda è perché ad Agrigento (e provincia) si sta facendo di tutto per fare in modo che le attività, il giorno dopo l’inaugurazione, chiudano i battenti avendo così la peggio in una realtà che vuole la provincia di Agrigento come un vero dormitorio per vecchi pensionati.

Che poi ancora mi chiedo, gestire un locale, non è forse anche un lavoro impegnativo, che sacrifica la famiglia come il mestiere del panettiere, del fruttivendolo o chissà quale altro impiego?

A voi la lettera di sfogo di Giulio Chianetta

Agrigento, storia un baby-imprenditore e delle contraddizioni agrigentine
"Se Lazzaro fosse stato un agrigentino, – scrive Giulio nella sua lettera – Gesù non l'avrebbe resuscitato perché la folla sarebbe stata lì a dire che non c'era bisogno, tanto era già morto e sarebbe stato solo un fastidio in più per tutti. Ma Lazzaro è resuscitato, così come a gran voce gridano tutti gli agrigentini perbene, che vogliono godersi la propria città e stare insieme, perché 'Il Cantiere’, come tutti gli altri luoghi di incontro, è un insieme di idee, di condivisione e gioia. Favara lo fa, Porto Empedocle lo fa, tutta la provincia lo può fare. Agrigento no. Questo cimitero, via Atenea, che hanno voluto i nostri amministratori passati e qualche mente negativa, deve risorgere. Abbiamo una splendida città, ricca di sole, arte e cultura. Perché non possiamo godere di questo giardino che tutti ci invidiano? Mio nonno diceva sempre: 'Quannu u suli affaccia, affaccia pi tutti'".

 

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