01L’infida neoplasia dovuta all’esposizione all’amianto, è infatti al centro degli studi dell’Osservatorio epidemiologico regionale e del Registro tumori di Ragusa, che hanno evidenziato un trend in salita.

Sono 58 gli uomini e 25 le donne che in Sicilia, nel 2012, si sono viste recapitare la diagnosi di mesotelioma, un tumore del mesotelio, ovvero del tessuto che riveste alcune cavità del corpo, come ad esempio la vagina, i polmoni e il cuore. La terribile neoplasia sarebbe dovuta ad un’esposizione all’amianto, di cui il Sud è particolarmente ricco.
A guidare la tragica classifica, la provincia di Siracusa, con un’incidenza di due casi all’anno ogni centomila abitanti, seguita a ruota dalle aree occupate dalla provincia di Palermo, e Ragusa. Massima allerta anche per la provincia di Enna, che non presenta un registro tumori locale, per cui gli indici di mortalità non sono conosciuti.

Un dato allarmante che non risparmia neanche il resto del Meridione d’Italia. Dopo la Sicilia, la regione con la più alta presenza di eternit è la Campania, che nel 2012 ha registrato un’impennata delle diagnosi di mesotelioma, con 51 uomini e 19 donne, e le cifre sono destinate a salire, dal momento che la malattia ha una lunga decorrenza. Cifre confermate anche dal Registro Siciliano dei mesoteliomi, che ha monitorato il decorso della malattia, nel lungo arco di tempo che va dal 1998 al 2009.

E la mappa nera dei tumori prosegue in Sicilia, con riferimento alle aree industriali più inquinate; in testa si trova la provincia etnea, con un tasso di tumori della tiroide così elevato da far riflettere: più del doppio della media regionale, e sono tutte nel catanese; mentre il siracusano detiene il primato di leucemie e tumori dei linfonodi. Un’amara verità che sta venendo a galla soltanto oggi, visto che nei precedenti cinque-sei anni fa non esistevano studi seri sulla salute dei cittadini in Sicilia, come confermato dallo stesso professor Salvatore Sciacca, Direttore Scientifico del Registro Tumori Integrato delle province di Catania-Messina e Siracusa-Enna.

Il record di malati è stato sviluppato non solo a causa dei pannelli di amianto utilizzati per la realizzazione di opere pubbliche o di antichi immobili; l’incidenza è infatti stata provata significativa anche in quelle zone che una volta erano interessate dall’attività estrattiva. Nella zona di Serradifalco, in provincia di Caltanissetta, il rischio di sviluppare un tumore, negli uomini, sale al 43%, contro il 12% di Gela. Stesso discorso per la provincia di Enna, dove si sta ancora attendendo che riprendano le operazioni di bonifica dell’area della ex miniera di Pasquasìa, chiusa nel ‘92.

L’arma a nostra disposizione? La prevenzione, ma prima ancora la conoscenza. Informandoci possiamo conoscere a che cosa andiamo incontro, quali sono i rischi e le problematiche legate ad una zona piuttosto che a un’altra, o ad una certa esposizione. Non si può scappare dal luogo in cui ci si trova, ma si può decidere di informarsi adeguatamente rispetto alle patologie riscontrate e sottoporsi a controlli periodici; il più delle volte basta un solo esame del sangue specifico.

Autore | Enrica Bartalotta