L’arrustuta del 25 aprile. Il 25 aprile è festa nazionale, questa ricorrenza ha un’importante significato per la storia d’Italia, rappresenta infatti la liberazione del nostro paese dal regime fascista da parte delle truppe anglo-americane. Il popolo siciliano puntualmente risponde con entusiasmo a questo immancabile appuntamento del rosso di calendario, ed ogni anno festeggia numeroso lo storico avvenimento. Il 25 aprile  è un appuntamento imperdibile per la maggior parte dei siciliani che ogni anno organizzano picnic con amici e familiari, segnando l’inizio della primavera-estate siciliana. E’ da questo giorno di festa infatti che si cominciano a vedere in giro i primi costumi sulle spiagge e si inaugura il periodo delle “arrustute” (grigliate) nei “villini” estivi ancora in disarmo. La classica “arrustuta” prevede l’immancabile ruota di “sasizza” (salsiccia), gli involtini siciliani, “i mangia e bevi” (http://www.siciliafan.it/mangia-e-bevi-palermitani-ricetta/ ), “a carni i crastu” (agnello castrato), “i pittinicchi” ( puntine di maiale), “i stigghiola” ( http://www.siciliafan.it/le-stigliole/), e “ fedde i carni” (bistecche)  a volontà. Apro parentesi per l’argomento involtini che offre svariate possibilità di scelta da quelli messinesi più piccoli e profumati all’aglio, a quelli palermitani con “passolina, pinola, muddica atturrata e cascacavaddu”(uva passa, mollica abbrustolita, e caciocavallo), a quelli catanesi preparati con l’immancabile formaggio pepato tipico della zona, ma soprattutto quelli dei vari paesi, involtini che conservano il sapore unico della tradizione popolare. Ma il cuore dell’arrustuta è nella preparazione della cosiddetta “fornacella” che per tradizione viene fatta dal capofamiglia. Anticamente si utilizzava per il fuoco legna profumata che rilasciava bruciando una fragranza agrumata, oggi si preferisce il carbone, più pratico e di facile reperimento, che agevola e velocizza le operazioni di accensione del fuoco. Il capofamiglia si immola al rituale dell’arrustuta e della distribuzione della carne, arrogandosi però il diritto della ius primae “papis”, nel senso che come dice l’antico detto siciliano “cu sparte ave a megghiu parte” (chi divide ha la parte migliore). Si mangia ininterrottamente dalle 12.00 di mattina alle 17.00 del pomeriggio, una vera e propria maratona dell’arrustuta. Sbocconcellando in piedi i commensali sembrano quasi non accorgersi delle quantità esorbitanti di cibo che ingeriscono, ed alla fine della mangiata finiscono inesorabilmente sdraiati sotto qualche albero a sonnecchiare lamentandosi di sentirsi leggermente appesantiti. Ma la causa della pesantezza non è da attribuire solo all’arrustuta, è soprattutto determinata dagli abbondanti dolci come la cassata siciliana, i cannoli, la torta “setteveli” al cioccolato, gli sciù con crema di ricotta e mignon di tutti i tipi, che vengono offerti alla fine, che come si dice in Sicilia bisogna assaggiare per “togliersi il sapore”. Mancano ormai pochi giorni alla festa del 25 aprile, ed il buon siciliano comincia sin da ora a “pensare” di cercare di mangiare di meno per prepararsi all’abbuffata, ma la domanda è lo farà davvero?