Venerdì scorso due piccoli asteroidi hanno sfiorato la Terra. E gli astronomi se ne sono accorti solo pochi giorni prima. Il più piccolo dei due oggetti è passato ad appena 80 mila chilometri, una distanza che equivale a un quinto del tragitto per arrivare alla Luna. Il più grande a 450 mila chilometri. Si trattava certo di masse molto ridotte, dal diametro di pochi metri.

Ma l'avvicinamento di asteroidi è comunque un fenomeno molto frequente. Il giorno prima, giovedì, una roccia spaziale larga circa due metri è entrata nella nostra atmosfera, frantumandosi e provocando un forte bagliore: negli Stati Uniti, in Arizona, in piena notte il cielo è stato rischiarato per alcuni secondi da una fonte luminosa molto più grande della Luna.

Al di là di tutto, comunque, gli astronomi prevedono che l'asteroide possa tornare fra 12 anni, nell'ottobre del 2028, e le cose potrebbero andare peggio. Se un corpo così grande entrasse in contatto con la Terra provocherebbe probabilmente l'estinzione di molte specie viventi, compresa forse la nostra.

La Nasa studia programmi per la deviazione del corso di un asteroide in rotta di collisione con la Terra: l'idea sarebbe quella di piazzare una grossa carica esplosiva sulla superficie di una massa non troppo lontana da noi per costringerla a camiare strada. In concreto, si pensa di compiere un esperimento del genere entro il 2020. Gli esperti della Nasa invitano spesso a non creare allarmismi privi di fondamento, e negano che esistano pericoli imminenti di una collisione. È vero che attualmente gli strumenti di cui disponiamo riescono a individuare appena il 10% degli oggetti che si aggirano dalle parti del nostro pianeta, ma quelli che ci sfuggono sono in genere le rocce più piccole.