Un bimbo di due anni è stato ucciso dalla mamma perché faceva la pipì a letto. Per il terribile delitto la 30enne Katrina Shangreaux è stata condannata a 40 anni di carcere: secondo i giudici ha agito con crudeltà e senza alcun rimorso per ciò che ha fatto. Durante il processo la donna ha ammesso le sue colpe, sostenendo di aver agito di impulso perché il figlio Kulen bagnava il letto e la chiamava "Angie", nome della zia (che gli faceva da tata). "Mi guardava anche storto", ha spiegato la donna. 

La vicenda è avvenuta nella riserva indiana di Pine Ridge, nello stato del Sud Dakota. Dagli esami post mortem, il piccolo è morto per emorraggia cerebrale, causata dalle botte inflitte dalla madre, ma aveve anche varie bruciature di sigaretta, ferite vecchie e nuove su oltre il 70% del corpo e lesioni ai genitali.

La madre lo ha ucciso picchiandolo con una cintura piena di borchie, lo ha preso a calci nel petto e nell'addome e lo ha morso svariate volte. Subito dopo non ha chiamato i soccorsi, che avrebbero potuto salvare Kylen, ma si è preoccupata soltanto di ripulire la scena dal sangue, simulando un incidente, insieme alla madre.

Le due donne hanno chiamato i soccorsi in seguito, spiegando che il piccolo era soffocato per colpa di una mela. Kylen è morto poche ore dopo in ospedale e i medici hanno subito scoperto i morsi, i lividi e le ferite.