Dopo aver parlato dell’avvento degli Altavilla e della fondazione del Regnum Siciliae (il nome latino del Regno di Sicilia), con conseguente nascita di un quasi Impero Mediterraneo durante gli anni del governo del grande Ruggero II, in questa seconda parte continuiamo l’opera narrando gli avvenimenti della Sicilia durante il governo degli Hohenstaufen.

Il passaggio a questa dinastia fu traumatico poiché Enrico VI fu un vero e proprio despota, un sovrano che spogliò economicamente la Sicilia, trafugò molte vestigia reali per trasportarle in Germania. Ancora oggi il mantello di Re Ruggero II (e non soltanto questo) è custodito a Vienna anziché a Palermo. Accese la ribellione in tutta la Sicilia e nel resto del reame che soffocò col sangue, con torture ed esecuzioni di massa che accesero l’odio dei siciliani contro questo sovrano. Fortunatamente il dispotico e tirannico governo di Enrico VI fu molto breve (durò dal 25 Dicembre 1194 al 28 Settembre 1197) poiché fu colpito da un malore a Castrogiovanni (Enna), fu trasportato a Messina dove morì. Qualcuno ha ipotizzato che dietro alla morte improvvisa del tiranno germanico ci fosse la mano occulta della moglie Costanza d’Altavilla che stanca dei soprusi subiti dalla sua gente decise di avvelenare il marito. Chissà se dietro questa leggenda ci sia un briciolo di verità.

A lui successe in Sicilia come reggente la moglie Costanza che affidò la tutela del piccolo figlio Federico a Papa Innocenzo III, e nel Sacro Romano Impero Ottone IV di Brunswick. La reggenza della Gran Costanza durò solo un anno poiché si spense a Palermo nel 1198. A questo punto, il sempre più travagliato momento del Regno di Sicilia sembra non finire mai, l’anarchia, il caos, il dissesto finanziario, i musulmani rivoltosi e i baroni ribelli spadroneggiano lasciando in eredità al piccolo Federico una situazione pessima.

Parlare della figura di Federico in poche righe è un’impresa davvero ardua per l’avventurosa vita del sovrano. Lo stupor mundi crebbe a Palermo, capitale del Regno e metropoli d’Europa, città che affascinava tutti i viaggiatori che la visitavano grazie al grande governo di Ruggero II e di Guglielmo II che fecero della città un polo culturale di grandissimo esempio per il mondo medievale. I suoi primi anni furono trascorsi tra il Palazzo Reale e il Castello della Favara sotto la tutela di maestri come Gualtiero di Palearia, del fratello di quest’ultimo Gentile di Manoppello e di frate Guglielmo Francesco. Sulla sua infanzia sono stati creati tantissimi miti come aver trascorso e vissuto tra i vicoli di Palermo ma sembrano invenzioni della storiografia moderna ed è probabile che Federico abbia passato la sua prima educazione fino all’emancipazione soprattutto nel Palazzo Reale di Palermo con i suoi precettori tra i quali si ricorda pure Guglielmo di Capparone.

Nel 1209 su consiglio del Pontefice sposa Costanza d’Aragona di dieci anni più grande di lui, il matrimonio portò in dote al sovrano anche 500 cavalieri pesanti ideali per cominciare a mettere ordine nel caos ancora presente soprattutto nell’interno dell’isola. Due anni dopo nacque l’unico figlio della coppia; Enrico che fu re di Germania e traditore del padre. Nel 1212 Federico parte da Palermo per giurare fedeltà al Papa a Roma e risalì passando da Genova e visitando le città lombarde. Tornato in Sicilia ben otto anni dopo aver ottenuto la corona imperiale si trova di fronte a molte sfide, ad un’isola da pacificare, conducendo una guerra contro i saraceni, ribelli al potere imperiale, che decise di deportare sul continente e che successivamente saranno validi arcieri nel suo esercito e persino guardia personale. Federico fu anche un uomo di rinnovamenti legislativi conducendo una profonda attività in questo senso a Messina, a Capua, a Catania, a Siracusa ma soprattutto a Melfi dove nacquero le Liber Augustalis, un innovativo codice legislativo. Come suo nonno Ruggero II e suo cugino Guglielmo II il buono fu un sovrano mecenate e di cultura: regalò alla città di Napoli l’università, diede impulso alla scuola medica salernitana ma è soprattutto a Palermo, la splendida capitale, che l’attività culturale ebbe il suo fulcro maggiore con la scuola poetica siciliana. Per la prima volta negli stati preunitari si componevano poesie in volgare e non più in latino; grazie al nostro sovrano la lingua siciliana assunse ad un ruolo di prestigio e sviluppandosi sui modelli dei provenzali creò delle opere di assoluta importanza. Tra i vari poeti ricordiamo i lentinesi Jacopo da Lentini che ideò il sonetto e Arrigo Testa, i messinesi Stefano Protonotaro, Odo delle Colonne e Guido delle Colonne, l’alcamese Cielo d’Alcamo e i numerosi poeti del resto d’Italia come il genovese Percivalle Doria, il capuano Pier della Vigna e persino Federico in persona e suo figlio Re Enzo di Sardegna, nato forse proprio a Palermo. Questa scuola sopravvisse fino all’età di Manfredi. Il suo regno proseguì con una grossa opera di incastellamento grazie al suo fedelissimo architetto Riccardo da Lentini, progettista del Castello Ursino di Catania, del Castello di Maniace di Siracusa, del Castello di Augusta, del Castello di Milazzo e si ipotizza pure di Castel Del Monte. Quando Federico morì nel 1250 a succedere alla sua carica vi fu Corrado IV, il cui ruolo nella storia siciliana è molto meno importante, il suo regno infatti durò soltanto quattro anni e preferì la Germania e il Sacro Romano Impero alla Sicilia e al Regno siciliano. Quando perì Corrado, il successore doveva essere Corradino, il suo piccolo figlio, ma in verità come reggente a pieni poteri c’era Re Manfredi. Costui fu incoronato Re di Sicilia a Palermo e la sua eredità, malgrado un non lunghissimo governo, è stata comunque di rilievo. Egli sposò Beatrice di Savoia da cui ebbe Costanza nata a Catania, che andò in sposa al Re d’Aragona Pietro III (occhio a questo particolare perché ci torneremo nel prossimo episodio). Manfredi sposò in seconde nozze Elena Ducas la figlia del Despota d’Epiro Michele II da cui ereditò alcuni territori epiroti portati in dote da lei al nostro Regno. Questo periodo durò pochissimo a causa della discesa di Carlo d’Angiò chiamato dal Papa per distruggere il Regno di Sicilia e la dinastia dei legittimi sovrani Hohenstaufen. L’angioino mosse in guerra contro Re Manfredi che fu sconfitto ed ucciso nella Battaglia di Benevento dagli invasori ed usurpatori. Carlo d’Angiò che si proclama, da conquistatore, Re di Sicilia suscitando il malcontento del popolo. Ma il riscatto dei siciliani non tarderà ad arrivare.

William Galt

 

Bibliografia utilizzata

 

Francesco Renda – Federico II e la Sicilia

Tommaso Fazello – Le due deche dell’historia di Sicilia

Giuseppe Di Cesare – Storia di Manfredi Re di Sicilia