"A causa delle condizioni dei feriti l’accesso alle corsie è proibito a tutti i familiari. Si prega anche di restare in silenzio". Questo il foglio appeso all'ospedale Erasme che testimonia l'orrore di quello che è avvenuto a Bruxelles. Racconta il Corriere della Sera: "L’aeroporto dista 18 chilometri, il quartiere 'degli europei', così lo chiamano gli altri abitanti, è un mondo a sé. Così tutto è ricominciato in fretta, certo nel dolore, ma in un cordoglio che lascia poche tracce, avvolto da un pudore che è tratto distintivo dei belgi ma rischia di creare assuefazione a questa barbarie in chi osserva dall’esterno".

Il dramma si fa sempre più intenso. Orrori su orrori, dopo i primi dettagli delle bombe "ripiene" di chiodi e pezzi di vetro. Chi ha dovuto dare sollievo ai feriti lascia ai posteri testimonianze spesso raccapriccianti: "Cosa vuole che le dica. A tre giorni di distanza ci sono ferite che ancora non siamo riusciti a suturare, a tamponare. E in una decina di pazienti almeno le ustioni sono del grado più alto. Sono tutte ferite di guerra". A parlare è il dottor Christian Melot, capo delle urgenze dell’Erasme.

Ma la misura di questa strage può essere colta solo negli ospedali di tutto il Belgio, dove ancora non è finita. Il ministro della Sanità Maggie de Block ha voluto preparare tutti al peggio fornendo dati tutt’altro che rassicuranti. Sui 300 feriti attualmente ricoverati, 61 di essi sono in condizioni "critiche". È lei stessa a trarre le conclusioni: "Il bilancio delle vittime è destinato a salire", dice.