Pillole “rigeneranti” da una delle perle ambientali più belle di Sicilia, d’Italia, del mondo. Per conoscere e capire la vera Sicilia, pura e incontaminata. Smeraldi d'acqua limpida incastonati nella sinuosa collana fluviale in fondo al canyon di Cava Grande. Un paradiso in terra, vergine, aspro e selvaggio, frutto concentrato di fortunose concause naturali molto esclusive, davvero speciali: geologiche, geomorfologiche, strutturali, idrogeologiche, idrografiche, meteorologiche e climatiche, geografico antropiche.

Ma perché tutto il “corpo” Cava Grande è così speciale? E perché le acque di Cava Grande sono così cristalline e trasparenti? Quanto segue è una selezione sintetica per far capire, riflettere, accompagnarvi in punta di piedi dentro le forti esclusività di Cava Grande. Sostanziamo le parole.

Il fiume di Cava Grande è fra gli ultimi corsi d'acqua ad essere rimasto incontaminato, non riceve nessuno scarico inquinante di centri urbani e industriali. Il bacino del Fiume Manghisi-Cassibile è divisibile in due porzioni per morfologia, sviluppo e idrografia nonché per il percorso effettivo delle acque, in relazione allo schema idrico della centrale elettrica dell'Enel. Il fiume è prelevato per intero e incanalato a bay pass verso la centrale idroelettrica più a valle. Trattasi delle acque della porzione del bacino di alimentazione del fiume che potrebbero, casomai, avere residui inquinanti. E allora le acque dei famosi laghetti da dove provengono? Provengono dalle sorgenti purissime e vergini che vanno a rimpinguare il fiume dei famosi laghetti di Cava Grande. Si distingue nettamente il bacino di alimentazione a monte, più lungo, più vasto e ramificato, ed il bacino terminale di Cava Grande del Cassibile, strettissimo, esiguo, ad asta fluviale singola, privo di gerarchizzazione.

L'asta iniziale del Fiume Manghisi si origina da sorgenti presso il Feudo Bauli, 3 Km a sud-est di Palazzolo Acreide. Più a valle vi convergono le acque di tre affluenti che con le loro ramificazioni sottendono gran parte del bacino imbrifero del Manghisi-Cassibile. A valle del terzo affluente di Cava Testa dell'Acqua-Buongiorno, proprio all’inizio della Riserva Naturale di Cava Grande, il bacino entra in una sorta di strozzatura, si restringe ad imbuto ed il fiume Manghisi non riceve più apporti liquidi da aste idrografiche laterali. Si entra così nella seconda porzione del bacino ad asta singola perfettamente coincidente con Cava Grande del fiume Cassibile. Ed ecco uno dei punti determinanti la specificità di Cava Grande. Pertanto se il fiume non e inquinato sin qui, non lo potrà più divenire a valle, nel secondo tratto del bacino dove entra a scorrere incassato profondamente entro i versanti particolarmente protetti e sempre più alti di Cava Grande. Da qui in poi riceve solo diffusi contributi d'acqua direttamente da piccole sorgenti incontaminate alimentate da falde acquifere dei soprastanti terreni calcarei, autoprotetti morfologicamente perché creste sommitali della bombatura rialzata che contraddistingue Cava Grande.

Di queste  sorgenti sparse in fondo al canyon, in posti impervi e selvaggi ce ne sono tante, alcune al cuore dei laghetti di Cava Grande, e sono perlopiù sconosciute giacché nascoste dalla fitta vegetazione, fra gli anfratti rocciosi impostati su faglie. Esse sono in assoluto fra le fonti idriche più vergini del sud est della Sicilia, rimaste fra le ultime fonti idriche davvero incontaminate. Anche per questo l’ambito attorno Cava Grande rappresenta per la permeabilità dei calcari un serbatoio di accumulo provvidenziale, la "spugna" di assorbimento, di risorse idriche da tutelare cautelativamente per questa e le future generazioni a fronte del degrado irreversibile del territorio.

Fino a contrada Petracca la cava si approfondisce gradualmente ma a valle, in corrispondenza dell'alto strutturale di Serra Porcari a quota 507m (versante destro) e contrada Stallaini (versante sinistro), Cava Grande si approfondisce bruscamente. Più a valle in corrispondenza dell’ulteriore rialzo strutturale di Cozzo Carrubella, a seguire Monzello di Pietre (524 m) e il Belvedere, Cava Grande si approfondisce ulteriormente acquistando le caratteristiche di un vero e proprio canyon. Siamo al cuore di Cava Grande sopra la collana dei laghetti più conosciuti.

Dal belvedere e dintorni si ha la visione d'insieme di buona parte di Cava Grande e dei monti Iblei fino a traguardare l’Etna a nord e poi la costa ionica e Siracusa. Sotto si ammira il profondo solco sul terreno proprio in cresta alla dorsale più rialzata, aspra, cariata, brulla in cima, giungla verde in fondo, verde smeraldo nei laghetti. Ed in fondo Cava Grande espone il corridoio di bellezze,  costellato da scorci paradisiaci fra fitta vegetazione inestricabile, laghetti, cascate, gradinate a lastroni calcarei (in alternanza alle marne argillose) color bianco candido, avorio, paglierino, decorati da oleandri coloratissimi conficcati dentro la nuda roccia e pur rigogliosi. In questi anfratti si sprigionano a varia intensità colori, odori e sensazioni fondamentali, il caldo torrido estivo e il fresco rigenerante delle acque trasparentissime che così tanto impressionano i visitatori che dal tumulto caotico delle città si ritrovano catapultati in angoli reconditi a oltre 320 metri di profondità. Le espressioni di felice slancio più ricorrenti sono "un paradiso, bellissima, stupenda". L'isolamento è totale: logistico, morfologico, scenografico, acustico.

Ma di laghetti ce ne sono tanti altri, qualcuno è incastrato entro pareti rocciose verticali e profonde. L'accesso di monte o di valle è ostacolato dalla  giungla vegetazionale e impedito dal fitto groviglio di rovi. Alla convergenza con Cava Passetti, Cava Grande raggiunge la larghezza massima di 1.200 m in uno tratto poco accessibile, aspro, selvaggio, particolarmente cariato, un vero colabrodo bucherellato per il prevalere (verso NE) dei calcari ad alghe molto permeabili per porosità, fessurazione e carsismo.

Su questa ossatura geologica si è instaurata in superficie, con il concorso degli “Scenari meteorologici mediterranei” che investono Cava Grande, la pellicola decorativa vegetazionale e la fauna che completano l'ambiente complessivo del canyon, dove insistono anche importanti testimonianze archeologiche e storiche.

Cava Grande è bella per unanime giudizio dei visitatori. Cava Grande colpisce, resta impressa nella mente dei visitatori. Cava Grande concentra un insieme di peculiarità e originalità fisiche. E’ uno spezzone paesaggistico che si impreziosisce nel tempo,  che acquista tanto più valore quanto più si degrada il resto del territorio. Ha una notevole “sostanza ambientale” reale. Si pensi al patrimonio idrogeologico del grande serbatoio di accumulo naturale di risorse idriche vergini.

E la restituzione di questo serbatoio di accumulo di monte si manifesta a mare in ambiente submarino, in particolare lungo il tratto prospiciente la costa di Avola (Chiuse di Carlo-Gallina) nella preriserva di Cava Grande, dove sgorgano le sorgenti subacquee più abbondanti. E’ questo un altro elemento distintivo di Cava Grande che sugella alla fine del suo sviluppo in terraferma, l'ulteriore singolarità anche in ambiente marino con le vistose pulsazioni sorgive sulla superficie del mare.

 

Profilo

GIUSEPPE CUGNOGeologo specialista Ambiente e Territorio, Clima e Meteorologia, docente universitario a contratto, scrittore.

E’ andato dove lo ha portato la passione. Risultati: la ricerca ideata sul modello “Scenario meteorologico” raccolta nel libro Scenari Meteorologici Ambientali Mediterranei che gli è valso in Italia il Premio speciale Carver 2014 per la saggistica; l’impegno totale (una storia) per Cava Grande del Cassibile, studiata, pubblicata (Cava Grande del Cassibile – L’ambiente fisico del Canyon), divulgata e fatta conoscere al mondo e dopo difesa strenuamente da discariche (di Stallaini); il successo nella tutela di sorgenti d’acqua ad uso potabile di migliaia di cittadini nei Monti Iblei.

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