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Nel cuore della Valle del Belìce, tra le colline assolate e i silenzi della campagna siciliana, un percorso di oltre 30 chilometri invita a viaggiare lentamente, su due ruote, lungo un tracciato che un tempo ospitava una ferrovia a scartamento ridotto.

Oggi, quella linea dismessa è diventata un itinerario on the road da attraversare in bici, che unisce i comuni di Menfi, Partanna, Santa Ninfa, Gibellina, Poggioreale e Salaparuta, restituendo valore a un’infrastruttura abbandonata e trasformandola in un’esperienza da vivere tra storia e natura.

La nuova via è stata recentemente inaugurata e rappresenta un tassello fondamentale per rilanciare il turismo sostenibile nell’entroterra siciliano.

Un nuovo itinerario per chi ama viaggiare lentamente

Il tracciato è pensato per amanti della mountain bike, camminatori e cicloturisti, con un percorso, che alterna tratti pianeggianti e paesaggi collinari tra campi coltivati, uliveti, vigneti e borghi dal fascino discreto.

La presentazione ufficiale del percorso si è tenuta il 19 dicembre al Castello Grifeo di Partanna, simbolo identitario della zona, alla presenza delle istituzioni locali e dei promotori. Il progetto è stato curato dal GAL Valle del Belìce, guidato dal presidente Salvatore Sutera, che ha seguito l’intera fase di riconversione, con l’obiettivo di valorizzare il patrimonio esistente attraverso un turismo lento e accessibile.

“Così rafforziamo e potenziamo l’offerta per un turismo dolce e sostenibile, attratto da bellezza, cultura e natura“, ha dichiarato il direttore del GAL, Alessandro La Grassa, sottolineando il valore strategico dell’intervento per le comunità locali.

L’opera è stata realizzata nell’ambito del Programma di Sviluppo Rurale (PSR) Sicilia 2014-2022, all’interno del Programma LEADER Sicilia – PAL “Valle del Belìce 2020”. Si tratta di un investimento che guarda al futuro, attraverso il recupero di spazi inutilizzati, promuovendo uno stile di viaggio sostenibile e radicato nei territori.

Un progetto sperimentale a basso impatto ambientale

Uno degli elementi più innovativi del progetto è la realizzazione, in collaborazione con l’Università degli Studi di Napoli Parthenope, di un tratto sperimentale lungo 320 metri. Qui è stata applicata la tecnologia Tecopav, una tecnica di terra stabilizzata che consente una perfetta integrazione nel paesaggio, mantenendo alte prestazioni di resistenza e durabilità, con un impatto ambientale estremamente ridotto.

L’intervento, realizzato dalla Zab Costruzioni Srl, mostra come sia possibile combinare ingegneria leggera e rispetto per l’ambiente, offrendo un esempio concreto di innovazione applicata alla mobilità dolce.

La riconversione dell’ex ferrovia non è soltanto un’opera infrastrutturale. È un gesto che restituisce identità a un territorio profondamente segnato dalla storia, come la Valle del Belìce, che porta ancora impresse le ferite del terremoto del 1968. Oggi, quella stessa terra guarda avanti, trasformando tracce del passato in risorse per il futuro.

Viaggiare su due ruote lungo questo tracciato significa ritrovare un ritmo lento, entrare in sintonia con il paesaggio agricolo, attraversare antichi sentieri e fermarsi nei borghi per assaporarne la cultura, i racconti e le tradizioni. Il percorso diventa così una via narrativa, capace di intrecciare natura, comunità e memoria collettiva.

Ma è anche una concreta opportunità di sviluppo locale. Oltre ad attrarre turisti e appassionati di cicloturismo, può generare nuova linfa per il territorio: dagli operatori dell’accoglienza agli agricoltori, da chi investe in ospitalità diffusa – come agriturismi e B&B – fino a chi lavora nella promozione culturale e ambientale.

L’auspicio è che questo esempio virtuoso diventi un modello replicabile in altre zone della Sicilia, dove ancora oggi vecchi tracciati ferroviari in disuso attendono una seconda vita.

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