Belice, cosa vedere nella zona della Sicilia che prende il nome dal fiume che l’attraversa. Una parte di territorio siciliano abitato sin dall’antichità, segnata in modo indelebile dal terremoto che nel 1968 ne cambiò irrimediabilmente storia e destino. Scopriamo insieme tutto quello che c’è da sapere: come si pronuncia, cosa c’è da vedere nella Valle del Belice, quali sono le città più famose.

Belice

Partendo dal nome del fiume, dunque, la denominazione è arrivata a includere una vasta porzione della Sicilia, lungo il suo percorso. Lungo 95 chilometri e con un bacino idrografico di 964 km², attraversa la Sicilia sud-occidentale ed è uno dei più vasti della regione per estensione.

Nel suo corso, raggiunge tre province: Agrigento, Palermo e Trapani, interessando numerosi comuni (Piana degli Albanesi, Bisacquino, Campofiorito, Camporeale, Contessa Entellina, Corleone, Menfi, Montevago, Sambuca di Sicilia, S. Margherita Belice, Partanna, Salaparuta, Poggioreale e Castelvetrano).

Come abbiamo anticipato, con il termine Belice si intende, più genericamente, un’intera Valle, che costituisce il comprensorio entro cui si estende il corso del fiume. Vasta ed eterogenea, quest’area è tristemente nota per il terremoto che la segnò profondamente nel 1968. È ricca di siti archeologici, poiché è stata abitata sin dall’antichità. Vi hanno vissuto Sicani, Elimi, Fenici e Greci, che lasciarono rovine e manufatti di ogni genere.

Cosa vedere

Tante le città-simbolo di questo territorio, prima tra tutte Gibellina: un luogo che ha saputo rinascere dopo la ricostruzione. Del vecchio paese rimangono solo i ruderi: a testimonianza del centro storico medievale, rimane il tracciato viario, che Alberto Burri ha trasformato in moderna opera di “land art”: è il celebre “Cretto di Burri“. In generale, diversi artisti hanno collaborato alla ricostruzione di Gibellina, rendendola un grande museo en plein air.

Poco distante si trova Partanna, il cui nome deriva dall’arabo “barthamnah”, cioè “terra scura”: qui si trova il Castello Medievale dei Principi Grifeo, una delle fortezze meglio conservate della Sicilia Occidentale. Davvero molto bello è, poi, il borgo di Salemi, che si trova a est, in direzione Trapani. Si caratterizza per il centro storico di impronta islamica e per il castello Normanna. Pensate che Garibaldi nominò la cittadina “Prima Capitale d’Italia” (un primato che non durò a lungo). Molto suggestivi sono i festeggiamenti per San Giuseppe, con bellissimi pani votivi.

Uno dei centri più grandi della zona è Castelvetrano. Il suo nucleo principale è formato da tre piazze contigue (Garibaldi, Umberto I e Principe di Piemonte) ed è da qui che si sviluppò la cittadina. Da visitare la Chiesa del Purgatorio, costruita nel 1642 su una vecchia struttura sacra, nonché la Chiesa di San Domenico, il convento e il chiostro. E non dimenticate di assaggiare il delizioso “Pane Nero”.

Nell’area del Belice va anche segnalata la Riserva Naturale Integrale Grotta di Entella, che comprende l’interno della Rocca di Entella, un rilievo isolato proprio a monte della confluenza del Belice Sinistro con il Belice Destro, e il lago Garcia.

Come si pronuncia Belice?

La pronuncia di Belice è, senza ombra di dubbio, uno degli argomenti di discussione maggiori. Molto diffusa è la pronuncia Bélice che, tuttavia, non è quella corretta: si pronuncia Belìce. Il motivo è semplice: deriva dal nome di un antico casale, cioè “Belìch”, costruito nell’area del fiume U-Bilìk (così come lo chiamavano gli arabi durante la loro dominazione). La pronuncia Bèlice si diffuse a partire dal terremoto del 1968, quando tutti i telegiornali iniziarono a chiamarlo così.

Il terremoto del Belice

Questa zona della Sicilia fu sconvolta da un violento terremoto, nella notte tra il 14 e il 15 gennaio 1968. La prima forte scossa si avvertì alle 13,28 del 14 gennaio con gravi danni a Montevago, Gibellina, Salaparuta e Poggioreale; una seconda alle 14:,5. Nelle stesse località ci fu un’altra scossa molto forte, che fu sentita fino a Palermo, Trapani e Sciacca.

Alle 16,48, ci fu una terza scossa, che causò danni gravi a Gibellina, Menfi, Montevago, Partanna, Poggioreale, Salaparuta, Salemi, Santa Margherita di Belice, Santa Ninfa e Vita. Fu nella notte, alle 2,33 del 15 gennaio, che una scossa molto violenta causò gravissimi danni. La scossa più forte avvenne alle 3,01, con gli effetti più devastanti.

Difficile fare una stima delle vittime: secondo alcune fonti nel terremoto del Belice morirono complessivamente 231 persone, mentre i feriti furono oltre 600; secondo altre le vittime furono 296. Altri scrivono addirittura di 370 morti, circa 1.000 feriti e circa 70mila sfollati. I pochi muri  rimasti in piedi crollarono completamente in seguito alla fortissima scossa avvenuta il 25 gennaio, alle ore 10,56.

Sino alla mattina del 15 gennaio, se non nei luoghi colpiti direttamente, non si ebbe l’immediata sensazione della gravità del fatto. La notizia divenne di dominio nazionale con il TG1 delle 13,30. I primi soccorsi trovarono una zona devastata, con le strade quasi risucchiate dalla terra. Foto: ThomasLicenza.

logo-img
La redazione di siciliafan.it si impegna contro la divulgazione di fake news. La veridicità delle informazioni riportate su siciliafan.it viene preventivamente verificata tramite la consultazione di altre fonti.
Questo articolo è stato verificato con:
    Chiedi la correzione di questo articoloValuta il titolo di questa notizia

    Articoli correlati