Foto di Michele RLa città di Nicosia sorge ai piedi di un territorio collinare-montuoso in provincia di Enna, all’interno della Riserva naturale orientata Sambuchetti-Campanito. È nota per essere sede vescovile già dall’Era Borbonica.

L’origine del nome e dunque della città, è ancora incerto. Nei secoli, gli storici hanno tentato di indentificare Nicosia con una serie di città dal nome curiosamente diverso: Engio, Erbita e Imachara. In ogni caso, l’ipotesi più accreditata è che il termine ‘Nicosia’ possa derivare dal greco, molto probabilmente perché anche in Grecia esiste una città con lo stesso nome.

Molti storici hanno ipotizzato che derivasse dalle parole ‘Níkou Oikos’ che stanno ad identificare Nicosia come la ‘città di San Nicola’, Patrono infatti insieme a San Felice; alcuni ancora credono invece che le origini del toponimo derivino da un’alterazione della parola greca ‘Leukosia’, che a sua volta deriverebbe da ‘leukos’ ovvero bianco, luminoso. Quindi Nicosia è possibile che fosse, per i Greci, la ‘città splendente’.

La sua storia è pressocché simile a quella delle altre città siciliane. Nel VII secolo i Bizantini la utilizzarono come avamposto militare, e per proteggersi dagli attacchi dei Saraceni fecero innalzare una fortezza tra i monti Nebrodi e le Madonie.
Una volta giunti gli Arabi, la città iniziò a prendere il nome traslitterato di Niqusìn, molto vicino a quello attuale, e divenne una cittadella fortificata.

Ma il percorso di nascita della città di Nicosia non può non passare dai Normanni; la città è infatti una delle più importanti colonie gallo-italiche dell’Isola, ovvero uno di quegli insediamenti sorti grazie alla presenza di un gruppo di lombardi giunti in Sicilia con gli Aleramici, ovvero gente a maggioranza piemontese.

Tracce di questo passaggio rimangono non soltanto nelle lotte, prima di tipo sociale poi di carattere religioso, tra Mariani e Nicoleti, ma anche nel dialetto parlato dagli abitanti della città di Nicosia: un misto di francese, latino e siculo.
Quando gli Aleramici giunsero in città, si stanziarono nella parte alta del borgo, ovvero presso la zona di Santa Maria dove sorgeva la chiesa omonima di rito latino; la popolazione greco-bizantina si spostò così nella parte più bassa dando vita alla propria matrice e portando avanti il culto di San Nicola secondo il rito greco.

Durante il dominio di Federico II di Svevia, Nicosia venne denominata “Civitas Costantissima”; era la quarta città demaniale più importante di Sicilia, dopo Panormo (Palermo), Messina e Catania. Un’importanza che proseguì anche nei secoli successivi, dato che nel 1535 divenne luogo di visita dell’imperatore Carlo V d’Asburgo.

Fu nel 1817 però che Nicosia assunse il suo ruolo di sede diocesana; antecedentemente dipendeva infatti dall’arcidiocesi di Messina. In questa occasione, la chiesa di San Nicola, detta anche di San Nicolò al Piano, venne elevata a Cattedrale.
Sotto il Regno di Vittorio Emanuele II, Nicosia venne eletta città-capoluogo della provincia di Catania, fino a quando non passò, nel 1927, alla provincia di Enna.

Molti i monumenti, gli edifici religiosi, i palazzi nobiliari e in generale i luoghi di interesse, anche naturalistici, che si possono visitare a Nicosia.
Da non perdere è sicuramente il castello normanno, nonostante oggi sia in rovina, e la chiesa di San Nicolò Petit, poco distante, che si ritiene sia stata costruita in epoca araba.

Il grosso degli edifici è stato più che altro edificato nel Settecento, ma da non perdere è sicuramente la Cattedrale, in quanto è una delle strutture di culto più antiche della città.
La matrice è stata dichiarata monumento nazionale nel 1940 ed eretta proprio in periodo normanno, nel XII secolo; conserva un prezioso soffitto ligneo dipinto e oggi ivi si celebra il rito latino.

A Nicosia è necessario però anche visitare la Basilica di Santa Maria Maggiore. Edificio di origine medievale, ricostruito nel 1767, oltre ad aver inglobato quella che era la chiesa di Santa Maria della Scala, coeva, conserva anche un prezioso scranno ligneo su cui leggenda vuole si sia seduto l’imperatore Carlo V nel 1535, di ritorno dall’Africa. Il trono, nominato “sedia di Carlo V”, venne realizzato dagli artigiani del paese, durante il soggiorno del reggente presso la dimora del barone La Via, ancora visibile in città, come sosta nel suo viaggio di rientro verso Messina.

Di particolare rilievo sono poi alcune delle opere contenuti in altri edifici di culto. Presso la chiesa di San Vincenzo Ferreri, sono infatti custodite le tele settecentesche di Guglielmo Borremans; la struttura religiosa intitolata invece a San Calogero custodisce fatiche del Filippo Randazzo, mentre la chiesa di San Biagio contiene meravigliosi esempi di stucchi d’epoca Rococò. Nel territorio disposto nei dintorni del centro abitato, è possibile ammirare due aree verdi protette: la Riserva naturale Monte Campanito-Sambughetti e la riserva Monte Altesina.

A Nicosia ha anche origine un “Carmine”, ovvero uno dei pochi santuari dedicati alla Madonna del Carmelo, esistenti in Sicilia e in Italia. Sorse nel 1929, nell’area in cui sorgeva la chiesa del Carmine. Questo edificio, privato della facciata di origine settecentesca e di una porzione anteriore, ospita un altare barocco, restaurato dallo scultore Finocchiaro di Acireale, un Crocifisso in bronzo, opera dell’Ennio Tesei di Roma e una tela della Madonna, fatica della pittrice Maria Pia Rallo di Catania, che si dispone sul lato sinistro dell’Altare Maggiore.

L’edificio era uno dei Conventi Carmelitani più antichi di Sicilia. La chiesa era antecedentemente dedicata all’Annunziata; di quel periodo si conserva il gruppo scultoreo dell’Antonello Gagini. Pregevoli anche gli armadi in noce lavorato della sagristia, realizzati dallo scultore Salvatore Caruso di Gangi.

Autore | Enrica Bartalotta