PALERMO – Tutti in silenzio davanti al giudice: Stefano Macaluso, Antonino Di Betta, Danilo Biancucci, Giovanni Fiorellino e Alessandro La Dolcetta (clicca qui per vedere le foto) si sono avvalsi della facoltà di non rispondere nell'ambito del caso cocaina nella Palermo bene (leggi qui). I loro avvocati non hanno fatto richieste sulla misura cautelare e quindi rimarranno in carcere. Stefano Macaluso e Antonino Di Betta si sarebbero alternati nei turni di spaccio, così come gli altri tre che componevano un'altra banda.

I pusher ricevevano una raffica di chiamate, circa 300 al giorno, tutte codificate, sintetiche. Servivano a mettersi d'accordo per gli incontri. Tra i clienti anche un magistrato in servizio ad Agrigento. Prima avrebbe cercato di difendersi, utilizzando anche la sua posizione, poi avrebbe ammesso. Quello del giudice è un episodio che non è confluito nell'ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip Guglielmo Nicastro. Pur non essendo contestati reati, gli atti sono stati mandati alla procura generale per eventuali provvedimenti.

Dai sequestri, è emerso che la cocaina era molto pura, con principio attivo sempre superiore al 76%. Secondo le stime della procura, gli acquirenti censiti sono 580, con minimo 80 richieste al giorno evase dai pusher (il doppio nei weekend). Sono 22mila in tutto le telefonate registrate con oltre 5.500 messaggi. La dose minima smerciata era di 0,4 grammi, per un totale di un chilo al mese.