Elogio al vivere "offline", affrancandosi dalla schiavitù dal cellulare. È il messaggio lanciato da Nancy Colier, psicoterapeuta di New York, nel suo "The Power of off”: "Trascorriamo troppo tempo a fare cose che non ci interessano davvero, proiettati in un mondo virtuale che non ci nutre come esseri umani".

La contaminazione digitale, del resto, ormai ha coinvolto anche gli anziani, desiderosi di stare al passo con i tempi, e bambini che con la tecnologia ci sono nati e che, inevitabilmente, non possono che crescere a pane e tablet. "La tecnologia è nata per liberarci, eppure ci ha reso schiavi. Siamo costantemente bombardati da segnali sonori per l’arrivo di messaggi e mail che ci sentiamo obbligati a leggere subito", dice l'esperta.

Secondo le stime della psicologa, si controlla il telefono "in media 150 volte al giorno, ogni sei minuti, mandando circa 110 messaggi quotidiani". Addirittura, "esiste un 46% di persone che pensa di non poter vivere senza telefono. Se non ci si 'disconnette' mai, il sistema nervoso non riposa, è costantemente in modalità 'scappa o combatti', finendo per stancarsi troppo".

Preoccupante lo sviluppo di un bambino, anche lui sempre connesso: "Ogni ora passata sullo smartphone è un’ora tolta a un’attività fisica, alla lettura, al contatto diretto con gli altri, tutti elementi essenziali per un corretto sviluppo corporeo, sociale, personale". Il libro della Colier suggerisce tuttavia un programma per la disintossicazione digitale in 30 giorni. La psicologa ne anticipa tre passaggi:

"Serve iniziare a capire quanto l’utilizzo dello smartphone, computer o tablet sia realmente indispensabile per lavoro o per scambiarsi informazioni necessarie con familiari e amici. Necessari dunque piccoli cambiamenti poco per volta: evitate di tenere il telefono sul tavolo durante il pranzo o la cena e di non controllare i social mentre siete con gli amici. Terzo punto, serve chiedersi cosa sia realmente di valore per ognuno di noi, cosa nutre l’anima e ci fa stare bene".