Domenico Tempio e la poesia erotica. Domenico Tempio noto anche con il nome Micio, nacque a Catania il 22 agosto del 1750, terzo di sette figli di un mercante di legna. Il padre inizialmente pensava di destinarlo al sacerdozio infatti il giovane Domenico entrò in un noto seminario catanese dove ebbe come insegnanti Alessandro Bandiera e Raimondo Platania, il cui classicismo arcaico del primo ed il platonismo tardorinascimentale del secondo furono per Tempio solo una base culturale ed un punto di partenza. Il giovane Domenico infatti fin da subito mostrò una personalissima posizione conflittuale nei confronti della sua formazione culturale classica, mettendo in evidenza una natura provocatoria ed irriverente. Ben presto infatti Tempio abbandonò il seminario e nel 1773 fece il suo ingresso nell’Accademia dei Palladii. Alla morte del padre nel 1775 cominciò ad avere grosse difficoltà economiche e tra una stentata quotidianità ed innumerevoli minacce dei creditori trascinò la sua esistenza senza mai muoversi da Catania dove morì il 4 febbraio 1821. Le ispirazioni delle sue opere sono principalmente autobiografiche ed originano dalla rabbia, dall’insoddisfazione e dal disagio sociale. Il suo crudo realismo e sincero populismo, spazia nei vari generi letterari, novelle in versi, favole, poesie dialettali, liriche rococò, come ad esempio ne “La vecchia e lu pulici o “La pignata,lu cucchiaru e lu piattu”: (…)Cussì lu fruttu di li toi suduri,misiru agriculturi,passa di manu in manu,e va a li denti di cui sedi a riposu e non fa nenti(…) (Così il frutto dei tuoi sudori, misero agricoltore, passa di mano in mano, e va ai denti di chi siede a riposo e non fa niente). Domenico Tempio fu apprezzato dai suoi contemporanei ma dopo la morte la sua arte fu quasi dimenticata ad eccezione di alcuni componimenti di carattere erotico che gli conferirono un’ingiusta fama di poeta pornografo. Non si è certi che tutte le improvvisazioni attribuitegli create per puro divertimento con gli amici, siano tutte realmente sue, in quanto analoghi moduli stilistici furono utilizzati da altri pornografi siciliani suoi contemporanei quali ad esempio Ignazio Scimonelli ed il trapanese Giuseppe Marco Calvino. Tempio con le sue trovate originali erotizza tematiche che i poeti del tempo avevano celebrato e fatto oggetto di raffinate allegorie stilistiche come nel caso de “Lu pulici” l’inopportuno insetto: (…) ‘ngulfatu ‘ntra st’oceanu(…)di grazii e di piaciri(…). La poesia di Tempio è ricca di espedienti comici ed è geniale nell’utilizzo di una terminologia ispirata al latino giuridico quando si riferisce ad atti o attributi sessuali, un utilizzo satirico di cavilli ed eufemismi tipici della giurisprudenza del tempo. Tra le poesie erotiche più conosciute:

 La monica dispirata 
(…)Minchia mia de stu miu cori,
'nzuccarata minchia mia!
stu me cori spinna e mori,
suffrirà senza di tia
.(…)


La futtuta all’inglisa
Nici, mi vinni un nolitu
di futtiri all'inglisa;
già sugno infucatissimu:
guarda chi minchia tisa!
(…)