Avevano 14 anni quando si sono conosciuti e, da quel momento, non si sono più separati. Si sono sposati, hanno avuto una figlia e nipoti e hanno vissuto insieme 70 anni. Hanno esalato anche l'ultimo respiro nello stesso giorno, morendo a sole quattro ore di distanza l'uno dall'altra. «Mamma rimproverava sempre papà di essere un ritardatario – racconta la figlia Debbie – Quando lei è morta non glielo abbiamo detto, ma lui deve averlo "sentito" e non ha voluto farla aspettare: è volato via con lei».

I protagonisti della storia, che arriva da Hull, Gran Bretagna, sono Ken McKenzie, tassista e allenatore di pugilato, e sua moglie Audrey. «Erano genitori fantastici, non ricordo una sola volta che abbiamo litigato – racconta Debbie Callaghan, la loro unica figlia, che ha 58 anni – Mia madre era bellissima, era molto glamour. La conoscevano tutti come l'estetista "painted lady" (una tipologia di farfalla dai bei colori): era l'unica persona che abbia mai conosciuto che poteva mettersi il rossetto senza guardarsi allo specchio e ottenere un risultato perfetto. Papà era un vero uomo di famiglia: cucinava sempre il pranzo della domenica e gli piaceva stare tutti insieme a tavola. Ha fatto tanti lavori prima di mettere su la "Ken Cabs" e diventare il tassista dei pescatori della città. Ma aveva anche prestato servizio militare nella Raf e faceva l'allenatore di pugilato: la boxe era la sua passione più grande, dopo la famiglia, e aveva formato tanti pugili, molti dei quali sono diventati campioni. Io ero figlia unica, ma mi sentivo come se avessi decine di fratelli, con tutti quei pugili che trattavano papà come se fosse il loro padre. So che mi mancherà tutto dei miei genitori, ma sono contenta che non debbano più soffrire come negli ultimi anni: la demenza è una malattia crudele e loro non la meritavano».

«Il giorno in cui mia madre è stata ricoverata in ospedale – racconta Debbie – ho fatto appena in tempo ad arrivare e vederla ancora viva: dopo cinque minuti è morta. È come se avesse voluto aspettarmi prima di andar via. Quando sono tornata alla casa di cura dove si trovava mio padre, mio marito Richard era con lui: non gli abbiamo detto nulla della mamma, ma era come se lui sapesse già tutto, come se avesse "sentito" che lei non c'era più. E, visto che lei si lamentava sempre dei suoi ritardi, è come se avesse deciso che non doveva farla aspettare: quattro ore dopo di lei è morto anche lui. Mi mancheranno infinitamente, eppure mi sento anche confortata dal fatto che sono andati via insieme: nessuno di loro due è rimasto solo. Nessuno di loro ha vissuto un giorno senza l'altro».