Dopo le famigerate quote latte, ecco le "quote vino". È giro di vite – gioco di parole – voluto dall'Unione Europea e di cui dà conto in un lungo articolo "Libero". I produttori di vino non possono creare nuovi vigneti perché per mettere a dimora le barbatelle in un terreno vergine precedentemente destinato ad altre colture occorre munirsi dell'autorizzazione all'impianto. In questo caso le quote sono addirittura preventive rispetto alla produzione e regolano la superficie dei terreni vitati. Scrive "Libero":

Il regolamento europeo che disciplina l'intera materia prevede che ogni anno i Paesi membri possano concedere ai viticoltori di mettere a dimora nuove piantine per una superficie totale che non ecceda l'1% dell' esistente. Visto che il vigneto Italia si estende per 640 mila ettari la nuova superficie disponibile si limita a 6.400 ettari. Anzi, in realtà un po' meno: 6.376. In realtà le effettive necessità dei coltivatori di piantare nuovi vigneti sono molto inferiori a quelle che emergono dal censimento delle richieste. A gonfiarle ha contribuito il meccanismo adottato dal ministero delle Politiche Agricole con il decreto emanato il 15 dicembre dello scorso anno. Meccanismo che si può riassumere così: più chiedi e più ti verrà concesso.

Le assegnazioni avvengono infatti pro rata. Così può succedere che un agricoltore che abbia chiesto l'autorizzazione all' impianto per un ettaro riceva il via libera soltanto per 800 metri quadri, poco più di una pertica e a quel punto decida di non piantare nulla. Alla fine vincono i furbi, quanti hanno sparato alto sapendo che avrebbero ottenuto il disco verde soltanto per una parte delle richieste. Il meccanismo diabolico ha funzionato soprattutto nelle regioni che ospitano i vitigni e i vini più richiesti. La Toscana, ma soprattutto il Veneto e il Friuli Venezia Giulia dove si produce il Prosecco e dove sta per nascere una nuova Doc, il Pinot Grigio delle Venezie per il quale si prevede un mercato letteralmente gigantesco.