01Per il Tribunale di Milano, il Ministero della Salute dovrà risarcire la famiglia del bimbo diventato autistico a seguito di una vaccinazione. L’assegno sarà vitalizio e andrà versato bimestralmente.

Il bimbo dunque, che nel 2006 è stato vaccinato con una dose di Infanrix Hexa Sk contro difterite, tetano, poliomelite, epatite B, haemophilus B e pertosse, avrebbe contratto il disturbo neuro-psichiatrico, da una puntura effettuata alla ASL. Secondo una recente sentenza del Tribunale di Milano, sarebbe infatti «acclarata la sussistenza del nesso causale tra tale vaccinazione e la malattia» che riguarda i rapporti relazionali con l’esterno.

Il vaccino in questione, appartenente alla nota azienda farmaceutica multinazionale GlaxoSmithKline, era già stato ritirato dal mercato slovacco nell’ottobre 2012 perché ritenuto “pericoloso”. Secondo ciò che si legge nel comunicato dell’Istituto di Stato per il Controllo dei Farmaci, è stata riscontrata una contaminazione batteriologica all’interno di alcuni lotti del vaccino esavalente, un vaccino che, in Italia, è diventato obbligatorio dal 2001.

Sì perché di fatto, la legge prevede quattro vaccinazioni ma dal 2001 l’esavalente è entrato nel nostro mercato e a causa di questa introduzione, i genitori sono ora costretti a vaccinare i loro bambini, a partire dal 2-3° mese d’età, con una puntura che contenga in sé i sei germi di sei malattie differenti.

La lista dei Paesi che hanno deciso di ritirare da ospedali e ASL il ritrovato esavalente della Glaxo, si è estesa a macchia d’olio in Europa e poi in Canada, e riguardava i lotti con scadenza 31 gennaio 2014, classificati, secondo le direttive europee, in un’urgenza di tipo 1, quella cioè che definisce la possibilità di arrecare gravi danni per la salute a tutte le persone a cui viene somministrato il farmaco; la Francia ha fatto sparire da farmacie e ospedali anche il vaccino GlaxoSmithKline di tipo tetravalente e il vaccino pentavalente, discorso simile per il Giappone.

Negli ordini in questione avrebbe dunque potuto esserci anche la dose iniettata nel 2006 al bambino di 9 anni, la cui famiglia riceverà d’ora in poi un indennizzo vitalizio come risarcimento, che sarà da calcolarsi sulla base di 1.683 euro, sempre che il Ministero non vinca il ricorso.
È la prima volta che in Italia viene ammessa una sentenza del genere, che è stata volta a stabilire, sulla base di un’ipotesi relativa anche ai tempi di incidenza della malattia, con rispetto ai tempi di somministrazione del farmaco, come sia stato il vaccino a causare, almeno in parte se non del tutto, la patologia diagnosticata nel 2010.

Secondo il perito infatti, nei lotti ritirati da ben 19 Paesi (tra cui non è presente l’Italia), sarebbero state riscontrati dosi di un disinfettante a base di mercurio le cui quantità sarebbero lesive per un bambino di pochi chili. Le analisi sono state recentemente confermate dall’Agenzia Sanitaria Australiana; ma al ministero italiano si difendono «non abbiamo messo noi le dosi in circolazione».

La sentenza del Tribunale di Milano si va ad affiancare a quella del Tribunale di Rimini del 2012, quando una famiglia fu risarcita per via della connessione tra autismo e immunizzazione. Nel marzo scorso un giudice di Trani ha avviato un’inchiesta contro ignoti per “lesioni colpose gravissime”, per accertare proprio questo collegamento, su richiesta dei genitori di due bambini pugliesi.

Per il momento, la comunità scientifica si stringe attorno alla nota multinazionale britannica; non è infatti ancora stata stabilita da nessuno studio scientifico, una correlazione tra vaccinazioni e autismo o vaccinazioni e diabete; le indagini continuano e anche i ritiri “in via precauzionale” dei farmaci che, essendo di lunga gittata, possono rivelare delle conseguenze soltanto in un più lungo periodo di tempo.

Per il momento, le due sentenze emesse e i ritiri dal mercato, hanno a che fare con la presenza di un agente inquinante all’interno delle dosi immunologiche; stesso discorso infatti per il Meningitec, prodotto dalla Neuron Biotec. Gli undici lotti del farmaco che dovrebbe proteggere dal batterio della meningite, i bambini tra i 12 e i 15 mesi, conteneva infatti tracce di ossido di ferro: la denuncia è arrivata qualche giorno fa da una sessantina di famiglie; l’Aifa ha immediatamente provveduto al ritiro del prodotto.

Autore | Enrica Bartalotta