Ettore Majorana, il mistero dello scienziato scomparso nel nulla. La vita e il lavoro del siciliano considerato da molti il più grande fisico teorico italiano del Novecento.

Storia e mistero di Ettore Majorana

La storia di Majorana rappresenta, ancora oggi, uno dei più grandi misteri irrisolti. Nato a Catania, il 5 agosto del 1906, è sparito misteriosamente nel nulla, nel marzo del 1938.

Operò principalmente come teorico della fisica all’interno del gruppo di fisici noto come “I ragazzi di via Panisperna“. Le sue opere più importanti hanno riguardato la fisica nucleare e la meccanica quantistica relativistica, con particolari applicazioni nella teoria dei neutrini.

L’improvvisa sparizione suscitò numerose speculazioni riguardo al possibile suicidio o allontanamento volontario, nonché sulle reali motivazioni, anche a causa della sua personalità e fama di geniale fisico teorico.

La vita del fisico siciliano

Ettore Majorana apparteneva ad un’antica e prestigiosa famiglia nobiliare originaria di Militello in Val di Catania, vivace centro feudale del Val di Noto, dove per secoli si distinse nella partecipazione alla vita politica ed economica del territorio. Dopo essersi iscritto a Roma alla facoltà di Ingegneria, passò a quella di Fisica.

Fece questa scelta su consiglio del suo amico, lo scienziato Emilio Segrè, vincitore del Premio Nobel per la fisica nel 1959, per la scoperta dell’antiprotone. In quegli anni frequentò l’Istituto di Fisica di via Panisperna a Roma, diretto da Enrico Fermi.

Qui si era riunito un gruppo di fisici teorici e sperimentali che, con il lavoro svolto tra il 1927 e il 1938, portarono la scuola di fisica italiana al livello dei più prestigiosi centri di ricerca europei e americani. Majorana diede al gruppo importanti contributi di stampo teorico. Pubblicò il suo primo lavoro nel 1928, quando non era ancora laureato.

Majorana si laureò nel 1929, con il massimo dei voti e una tesi sulla teoria quantistica dei nuclei radioattivi, dal titolo “La teoria quantistica dei nuclei radioattivi”. In questo lavoro approfondì i problemi sulla struttura dei nuclei atomici e sul decadimento alfa. Negli anni il giovane scienziato continuò a manifestare un forte interesse per la fisica nucleare.

Quell’interesse era già evidente nella tesi di laurea e lo divenne ancora di più con l’apparire, all’inizio del 1932, dei lavori che portarono alla scoperta del neutrone. Tale interesse era comune a tutto l’Istituto di via Panisperna, concorde nel far convergere gradualmente gli studi dalla fisica atomica alla fisica nucleare.

Quando iniziarono a diffondersi i risultati delle ricerche dei Joliot-Curie (premio Nobel per la chimica nel 1935), Ettore Majorana fu tra i primi a capire che, senza rendersene conto, avevano scoperto il “protone neutro”.

Gli studi, i successi e il viaggio in Germania

La conclusione più importante della sua teoria era che protoni e neutroni fossero legati da forze quantistiche originate semplicemente dalla loro indistinguibilità. Attraverso questa conclusione riuscì a spiegare il motivo per cui le particelle alfa, composte da due neutroni e due protoni, fossero molto più stabili, rispetto ai nuclei del deuterio, caratterizzati da un legame più debole.

Arriviamo così all’anno 1933, in cui Fermi spinse lo scienziato siciliano a recarsi a Lipsia. Qui il fisico tedesco Werner Heisenberg lo convince a pubblicare un articolo sulla sua teoria delle forze di scambio nucleari (“Über die Kerntheorie”, comparso il 3 marzo 1933 su Zeitschrift für Physik). Fu così che le forze “di scambio” nucleari furono chiamate “forze di Heisenberg-Majorana”.

Il viaggio in Germania rappresentò per Ettore Majorana un vero e proprio spartiacque. Dopo essere tornato da Lipsia, infatti, decise di interrompere la frequentazione del gruppo di ricercatori italiani legati a Fermi. Smise anche di pubblicare i risultati delle sue ricerche, per ragioni rimaste comunque ignote.

Lo scienziato siciliano, che aveva un carattere schivo, si isolò sempre di più a partire dal 1934, l’anno in cui morì il padre. Quasi non usciva più di casa. Nel frattempo Fermi, con i suoi collaboratori, divenne un punto di riferimento della fisica mondiale, grazie alle ricerche sulla radioattività artificiale indotta dai neutroni.

Nel 1937, su raccomandazione della commissione giudicante, che aveva Enrico Fermi come presidente, Majorana venne nominato  professore di fisica teorica all’Università di Napoli, per “grande e meritata fama”. Per Fermi, nel dicembre del 1938, arrivò il Premio Nobel.

La scomparsa di Majorana

Il 1938 fu l’anno della scomparsa di Ettore Majorana. Un evento improvviso e inspiegabile, che lasciò un segno profondo nel mondo ella ricerca scientifica, ma non solo. Il più famoso romanzo su questo argomento fu scritto da un altro siciliano, Leonardo Sciascia, ed è “La scomparsa di Majorana”, uscito nel 1975.

“Chi l’ha visto?” Era questo il titolo di una rubrica della Domenica del Corriere sulle cui colonne, il 17 luglio 1938, apparve questo annuncio: “Ettore Majorana, ordinario di Fisica all’Università di Napoli, è misteriosamente scomparso. Di anni 31, metri 1,70, snello, capelli neri, occhi scuri, una lunga cicatrice sul dorso di una mano. Chi ne sapesse qualcosa è pregato di scrivere”.

Le ultime notizie erano datate 26 marzo. Da un hotel di Palermo aveva annunciato a un suo collega l’intenzione di imbarcarsi sul primo traghetto per Napoli. Poi non se ne seppe più nulla.

La vicenda venne archiviata il 4 febbraio del 2015 dalla Procura di Roma. Il ritrovamento di una fotografia infatti dimostrerebbe che Majorana, a metà degli anni Cinquanta, si trovava in Venezuela.

Ettore Majorana era in Venezuela?

Secondo la Procura della Capitale, dunque, Majorana fuggì segretamente in Sud America. La tesi dei giudici si basa sull’analisi di una foto scattata in Venezuela nel 1955. Nello scatto appare un signore, conosciuto con il cognome Bini. L’uomo ritratto risulta compatibile con i tratti somatici del fisico catanese.

Oltre il mistero, rimane sicuramente l’innegabile contributo scientifico del fisico catanese. I suoi lavori sono, ancora oggi, una continua fonte di ispirazione anche per i fisici moderni.

Lo studio delle proprietà dei neutrini, ad esempio, è da sempre una delle ricerche di punta presso i laboratori INFN del Gran Sasso.

Rimane celebre una citazioni di Enrico Fermi: «Al mondo ci sono varie categorie di scienziati; gente di secondo e terzo rango, che fan del loro meglio ma non vanno molto lontano. C’è anche gente di primo rango, che arriva a scoperte di grande importanza, fondamentali per lo sviluppo della scienza. Ma poi ci sono i geni, come Galileo e Newton. Ebbene, Ettore era uno di quelli. Majorana aveva quel che nessun altro al mondo ha».

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