Palermo, capoluogo di Sicilia, è ancora piena di  artigiani, artisti e fabbri che nonostante tutto resistono e coltivano il loro talento. Tra questi c’è anche Gaetano Ribaudo.

Gaetano è un uomo di 75 anni che ha perso la vista nel 1967 a causa di un brutto incidente avvenuto al parco della Favorita. Era il 1977 quando questo incidente gli costò la vista e segnò veramente un cambio di rotta nella sua vita. 

Rimase per due anni immobilizzato e, da quel momento, ha la gamba destra che gli da problemi così come la vista persa dopo il terzo intervento. Ma queste gravi condizioni di salute non hanno impedito a Gaetano di creare le sue sculture plasmando l’argilla alla perfezione. 

 "Cambiò tutto dal bianco al nero", ha raccontato lui che si aggira per casa zampettando con le mani avanti per farsi spazio tra le sue sculture. Eppure non ha perso il sorriso che lo ha sempre contraddistinto. Gaetano Ribaudo che non vede oramai dall’età di 24 anni ha raccontato a Repubblica la sua storia: «Quel giorno mi portarono subito a Villa Sofia. Sentii le forbici tranciare la mia bella e costosa cravatta. Dissi: "dottore, ora mi deve dare 8.500 lire”. «Ma, aspetti quotidiani a parte, sono gli altri che l’hanno mutato», ha confessato…

 

 «Mio padre mi chiamava 'scirocco' perché ero in perenne movimento. Ora  diciamo che mi sono un po’ calmato… Sono diventato uno 'scirocchino’» ha aggiunto.  Come lui stesso ha spiegato non si sente cieco e per questo non ha voluto mai imparare il braille o avere accanto un cane che lo accompagnasse. Con lui c’è soltanto Fabrizio, un giovane ragazzo che gli fa da accompagnatore. 

Gaetano, inoltre, è  insegnante di educazione plastica negli istituti statali d’arte, l’arte lui l’ha praticata fin da piccolo nella fabbrica di ceramiche artistiche del padre, alle falde di Monte Pellegrino. 

Così ha spiegato: «La scultura è un oggetto qualsiasi: anche una bottiglia è una scultura. Un’opera d’arte, invece, è la ricercatezza delle forme, pur semplicissime». I materiali che più  utilizza sono: il bronzo, l’oro, l’argento ma, principalmente, argilla cotta «che plasmo e poi mando a Napoli o a Mazara per la fusione», ha raccontato. «L’argilla ha diversi colori che mi affascinavano. Tanto che, quando ci vedevo, ne mangiavo un pezzettino. Una cosa meravigliosa. Che gusto ha? Terriccio». Pare faccia digerire, sentenzia lo scultore: «Io me le accarezzo le sculture, e la sera faccio sempre una carrellata di tutto quello che ho creato durante il giorno e poi mi addormento» ha concluso. 

La sua abilità è stata quella di mantenere vivo il ricordo degli spazi e delle  proporzioni, grazie a questo riesce a realizzare  nasi perfetti. Le sue opere  sono in giro per il mondo e così come le mostre e i tanti riconoscimenti ottenuti in Italia e all'estero. Negli Sessanta fece le prime esposizioni a Palermo, e da allora una produzione vastissima dove come soggetto principale ci sono le  donne che lui ha definito come: « le madri della natura: senza di loro, saremmo tutti morti. E poi pure perché a me sono sempre piaciute» come sua moglie Rosa Maria Dolcimascolo, docente e poetessa.

Tra i suoi lavori più importanti c’è  l’illustrazione dell’Inferno della Divina Commedia: «Mia moglie leggeva e io plasmavo". E poi le sculture sulle turbe psichiche e sulle conchiglie marine. «Preferisco il tuttotondo– perché mi permette una narrazione continua: non è solo una scultura, ma diverse sculture in una», ha spiegato Gaetano.