eni3Petrolio nelle acque di Gela. Ancora una volta il petrolchimico dell’Eni, ha commesso il suo scempio ambientale. L’ennesimo guasto nell’enorme raffineria siciliana, che dagli anni 60 è attiva, garantendo tanti posti di lavoro ma anche numerosi problemi alla popolazione . Il secondo versamento di petrolio nelle acque in pochi mesi. Questa volta,  sono circa 400 litri, gli  idrocarburi che qualche settimana fa, hanno invaso il mare di Gela arrivando sino alla foce del fiume Drillo, nei pressi di Marina di Agate, vicino Ragusa. La fuoriuscita di petrolio  è stata causata da un foro sulla condotta lungo il pontile che collega la raffineria alle navi petroliere. “Siamo subito andati di persona a controllare la situazione; là abbiamo trovato alcuni operai dell'Eni e il maresciallo della Capitaneria di Porto, i quali con una ruspa e delle reti cercavano invano di bonificare la zona colpita dall’ onda nera”. Dicono gli attivisti di Gela che hanno subito denunciato il guasto alle forze dell’ordine informando tutta la popolazione.  L’ultimo ‘problemino’ tecnico alla “raffineria che produce morte” come la chiamano alcuni cittadini, è avvenuto i primi di giugno. La fuoriuscita di 25 metri cubi di materiale, è stata riscontrata dall’impianto Topping del petrolchimico. Esattamente all’inizio del processo produttivo della raffineria, che è stato posto sotto sequestro. Per circa un'ora, l'olio nero fuoriuscito dal petrolchimico ha coperto il fiume della città nissena, per alcune centinaia di metri, arrivando fino alla foce del mare. La Procura di Gela ha aperto due inchiesta sullo sversamento di idrocarburi avvenuto sia i primi di giugno che qualche giorno fa . I reati ipotizzati sono disastro colposo, inquinamento delle acque e dei terreni circostanti, emissioni nocive.

eni2“La situazione è diventata ormai insostenibile. Sistematicamente il nostro mare e le nostre coste vengono martoriate dalle conseguenze degli incidenti che si verificano nel petrolchimico di Gela, incidenti che si ripetono con una frequenza sempre maggiore”. Raccontano la deputata regionale del Movimento 5 Stelle, Vanessa Ferreri e la consigliera comunale di Acate, Aurora Guccione.Tutta la zona adiacente al Petrolchimico – continuano le attiviste del movimento 5 stelle – è stata dichiarata, da quasi 23 anni, a rischio ambientale dal Ministero dell’Ambiente e dalla Regione Siciliana, ma del piano di risanamento per il quale sono stati stanziati sino ad oggi quasi 30 milioni di euro poco e niente si è fatto”.

Non sono bastate quindi le rassicurazione del Presidente della Regione, Rosario Crocetta che assieme ai vertici dell’ Eni il 29 luglio hanno incontrato la stampa a Palazzo D’Orleans per presentare il “Progetto gela una nuova raffineria”. Un Investimento di 700 milioni che vuole superare le debolezze strutturali del sito, con un adeguamento e un potenziamento degli impianti al fine di migliorare la tutela dell'ambiente e della sicurezza. Il Piano prevede anche un taglio del personale,  passando così dai 999 dipendenti attuali ai 670 entro il 2017.

eni“Gela sarà un centro di eccellenza tecnologica per la produzione del diesel” dichiarava durante la conferenza stampa Domenico Elefante, responsabile raffinazione Eni. Soddisfatto il governatore di “questo  investimento e del piano ambientale che si continua a sviluppare per abbattere l’inquinamento”. E mentre non si riesce ad avere un crono-programma preciso sui lavori e se sulle scadenze in atto per  la messa in sicurezza della raffineria,  il procuratore di Gela, Lucia Lotti,  garantisce, che “entro un mese daremo risposte certe sulle due indagini aperte”.

Intanto il sindaco di Acate, Franco Raffo, ha firmato una ordinanza con la quale si fa assoluto divieto di svolgere qualsiasi attività di pesca e la balneazione in un tratto di spiaggia dove sono presenti ancora gli idrocarburi.

“l'Arpa Sicilia – dice il sindaco Raffo –  ha effettuato alcuni prelievi ma prima di conoscere gli esiti delle analisi passeranno ancora molti giorni. Al momento i dirigenti dell'Eni di Gela, in modo anomalo,  non ci hanno inviato nessuna comunicazione di alcun tipo”.