Per la giustizia italiana Giuseppe Di Marco, 56 anni, è un latitante. Già, perché da qualche mese si è trasferito a Brooklyn, negli Stati Uniti, dove l'accusa "generica" di associazione mafiosa non basta per arrestare una persona: ci vogliono reati specifici. Ecco quanto scrive "LiveSicilia":

Di Marco oltreoceano è un uomo libero. In Italia, secondo i pm antimafia di Palermo, l'imputato è stato un pericoloso mafioso. Uno di quelli che faceva parte degli organigrammi della recente Cosa nostra che detta legge in una grossa fetta della provincia. Come si legge nel capo d'imputazione, Giovanni Di Marco merita di essere processato “per aver fatto parte della famiglia mafìosa di Cerda, nella qualità di membro del 'gruppo d'azione' capeggiato da Gandolfo Interbartolo, dedicandosi alla commissione di estorsioni, danneggiamenti e atti intimidatori, intrattenendo riservati e clandestini rapporti con diversi sodali del suo mandamento e di altri”. 

Insomma, non è l'ultimo arrivato, ma uomo del pizzo capace di dialogare con i boss che contano. Si sarebbe, infatti, occupato anche del tentativo di messa a posto di due cantieri pubblici, quello per il rifacimento di un tratto della Statale 120, tra Caltavuturo e Cerda, e quello che riguardava la strada che conduce a Gangi. A un certo punto, però, Giovanni l'americano, così era soprannominato per i suoi legami e le parentele a Brooklyn, ha deciso di cambiare aria. Forse aveva percepito delle lamentele sul suo operato siciliano o intuito che stesse per finire nei guai giudiziari.