raiDiciamocelo, il canone Rai è uno dei tormentoni all’italiana sul quale si sprecano battute, recriminazioni e critiche ad ogni gennaio, quando arriva puntualmente l’appuntamento con la poco simpatica tassa. Sì, dietro alla parola “canone” c’è infatti una tassa che ogni italiano deve pagare per il possesso e l’utilizzo di un apparecchio televisivo. I cosiddetti abbonati in realtà non fanno altro che garantirsi un servizio, dietro pagamento del bollettino da più di 100 euro (per il 2014 esattamente 113,50 euro).

C’è anche la possibilità di pagare il canone in due rate semestrali o addirittura in quattro rate a scadenza trimestrale. Tutti insomma dobbiamo pagarla, anche se non guardiamo mai la TV o, e molti si potrebbero lamentare di questi, anche se non guardiamo mai la Rai, per i motivi di cui sopra.

Che succede se non paghiamo il canone?Oltre agli interessi di mora che si accumulano col passare del tempo, possiamo decidere di non voler assolutamente pagare questa tassa. In questo caso bisogna chiamare la Rai che vi spedirà a casa la Guardia di Finanza (sì, esatto). I simpatici militari si porteranno dietro unsacco di juta (!) nel quale sigilleranno letteralmente il vostro apparecchio TV. Ovviamente tutto dietro un pagamento: alla Rai, per la richiesta di disdetta, e all’Agenzia delle Entrate, alla quale vanno corrisposti circa 5 euro per ogni apparecchio da sigillare. Le televisioni, e ci mancherebbe, restano di vostra proprietà, ma non sono inutilizzabili.

Ma questa procedura è legittima? È quello che si chiedono molti cittadini. E la leghista ed europarlamentare Mara Bizzotto, insieme al CLIRT (Comitato per la Libera Informazione e Radio Televisiva), ha presentato a Bruxelles 14.000 firme, raccolte nel dicembre 2012, di cittadini italiani che chiedono l’abolizione del tanto odiato canone. La petizione, non troppo a sorpresa, è stata giudicata ammissibile nel settembre scorso.

La Bizzotto ha dichiarato che ”si tratta di un risultato storico che premia la nostra battaglia per cancellare la tassa più odiata dagli italiani”, aggiungendo che ”dall’Europa arriva una decisione storica che, per la prima volta, mette in discussione l’anomalia tutta italiana del Canone Rai. Una prima volta che infrange finalmente quel muro di gomma che ha sempre avvolto questa vera e propria rapina di Stato che, si badi bene, ruota attorno ad un Regio Decreto del 1938“.

È proprio sulla questione del “sacco di juta” che verte la maggior parte del castello accusatorio di chi vuol vedere abolito il canone. Infatti, si legge nella Convenzione europea sui Diritti dell’uomo, all’articolo 10: ”Ogni persona ha diritto alla libertà d’espressione. Tale diritto include la libertà d’opinione e la libertà di ricevere o di comunicare informazioni o idee senza ingerenza alcuna da parte delle autorità pubbliche e senza considerazione di frontiera. […] Il presente articolo impedisce che gli Stati sottopongano a un regime di autorizzazione le imprese di radiodiffusione, di cinema o di televisione“.

Come lo interpretiamo? Molto semplicemente l’articolo certifica il fatto che non si può impedire a chicchessia di vedere la televisione, perché non esistono solo i canali della Rai, ma molti altri. Sigillare l’apparecchio però significa precludere la visione di qualsiasi programma televisivo. Anche altre questioni vertono attorno alla presunta (noi per correttezza lasciamo il beneficio del dubbio) illegittimità del canone. La Rai dovrebbe fornire un servizio pubblico, ma è carente sotto l’aspetto dell’accesso alla programmazione per i disabili visivi e auditivi. Inoltre, già dichiarato illegittimo dal Consiglio di Stato nel corso del 2013, a Bruxelles si parlerà anche dell’oscuramento di alcuni programmi Rai, se si accede al canale tramite decoder Sky.

L’appuntamento è il 19 marzo davanti la Commissione Petizioni del Parlamento Europeo. All’incontro parteciperà anche il deputato del Movimento 5 Stelle Roberto Fico, presidente dellaCommissione di Vigilanza Rai. Fico dovrà cercare di far capire agli eurodeputati qual è il particolare scenario italiano, e Bruxelles si dovrà pronunciare sulla legittimità o meno del sistema che si è venuto a creare. Conoscendo la posizione di Beppe Grillo, apertamente contro, non è difficile intuire l’orientamento che darà Fico alla discussione. Gli italiani sappiamo già da che parte stanno.

Dario Lo Cascio