Il Corriere della Sera si scusa con la città di Agrigento. Qualche giorno fa il quotidiano aveva accompagnato una recensione di Corrado Stajano di un libro di Tomaso Montanari, con una vecchia foto scattata nella città dei Templi, che ritraeva il tempio di Ercole assediato dai palazzi.

Quanto pubblicato aveva sollevato un vero e proprio polverone, con numerose reazioni.

“Agrigento, Sicilia: scatto di Fabrizio Villa di circa vent’anni fa. In una prima versione – scrivono – questa didascalia recava il seguente testo:  Nella foto, Agrigento: nella città siciliana l’edilizia residenziale cresce in modo selvaggio a ridosso di una meraviglia famosa in tutto il mondo come la Valle dei Tempi (foto di Fabrizio Villa)”. Confermiamo l’autenticità della foto, realizzata con teleobiettivo, circa vent’anni fa, da Fabrizio Villa nel tentativo di tutelare e non di screditare il patrimonio artistico della Valle dei Templi. Prendiamo invece atto dell’inesattezza della nostra didascalia e ci scusiamo se la precedente versione ha urtato la sensibilità dei lettori e della città di Agrigento“.

Il sindaco Lillo Firretto aveva scritto alla testata, spiegando:

"L’indignazione è unanime  e come Primo cittadino non posso che accogliere come giusti questi sentimenti. Oggetto del malcontento è innanzitutto la già citata didascalia, in cui viene usato il presente indicativo. Inoltre viene stigmatizzata la scelta da parte della redazione di una foto realizzata con teleobiettivo allo scopo di gettare un’ombra sulla città, non oggi, ma circa un ventennio addietro, quando veniva affrontata per la prima volta con determinazione la questione demolizioni delle 600 case abusive limitrofe al parco.

Negli anni Ottanta o nei primi anni Novanta  – ha aggiunto Firetto – quell’immagine aveva l’intento di provocare una reazione, sostenere una tesi che esaltasse il bisogno di ripristinare la legalità in un territorio. Ma che senso può mai avere oggi, se non quello di dileggiare una città che ha invece intrapreso un cammino virtuoso fin quasi a raggiungere il titolo di Capitale Italiana della Cultura per il 2020? Gli anni Sessanta sono passati da un pezzo  – ha concluso– e davvero ci piace oggi poter fornire di questa città, come di tutta la Sicilia, un’immagine più bella, visto che la nostra economia e ogni prospettiva di crescita ruotano attorno al turismo”.