Emergono nuovi dettagli in seguito alla confessione di Mario Di Fiore, l'uomo che sabato scorso ha ucciso Nicola Lombardo in seguito ad un diverbio nato per il costo del pieno di benzina. Il conto veniva 68 euro: troppi, secondo Di Fiore, che ha affermato di pagarne al massimo 61.

L'uomo è sceso a controllare la colonnina: "Sessantotto euro, non ho un camion", avrebbe detto. "Mi dia i soldi, devo guadagnarmi il pane", ha risposto Lombardo, quindi la sua replica, "No, i piccioli stavolta me li dai tu". Così ha sparato un colpo di pistola, che ha raggiunto il benzinaio alla milza: dirà che il benzinaio ha provato ad aggredirlo, ma questa tesi non combacia con il fatto che il proiettile ha centrato la vittima mentre era quasi di spalle.

Sono stato io. La benzina era cara. Speravo che non mi rintracciaste, ma vi stavo aspettando. Ho pianto appena ho saputo dal giornale che il benzinaio era ed aveva due figli.

Dopo la confessione, serviva l'arma del delitto: Di Fiore ha rivelato dove la conservava, era in garage insieme ad altre armi (un fucile da caccia e una calibro 357, regolarmente denunciate, a differenza dell'arma usata per il delitto). La calibro 7.65 con cui ha sparato al benzinaio la porta sempre con sé, "Perché ha paura" ha spiegato.