La scarpa perduta: una storia vera inviataci da un affezionato lettore che ringraziamo per aver voluto condividere con noi questo ricordo che ha segnato la sua infanzia.

Sicilia, inizio anni 50, in un assolato paese dell’entroterra ai tempi del banditismo.
Un momento terribile dove gli abitanti convivevano come non mai con il tragico, assordante, caratteristico suono forte e cupo delle lupare, che troppo spesso scandiva la rassegnata vita del paese.
Tutti vedevano tutto, nessuno sapeva niente, strade insanguinate dai corpi che attendevano l’arrivo dei carabinieri, attorno, grandi cerchi di curiosi che diventavano spettatori di un ineluttabile macabro teatro dove tutti partecipavano, bambini compresi. Uno di questi bambini, insieme ai suoi compagni di giochi, se ne andava liberamente per le strade del paese, senza automobili e pericoli, ma restando nella zona tracciata dalle rigide consegne di mamma e nonna. In un solito pomeriggio di un giorno d’estate caldissimo ed accecante, il bambino uscì di casa vestito con una canottiera bianca, un pantaloncino a fiori di seconda mano con le bretelline incrociate per renderlo indossabile, un paio di sandali nuovi di cui andava fiero con due buchi obliqui che sembravano due occhi. Come accadeva spesso, anche quel giorno la piccola comitiva sconfinò andando più lontano là dove c’era uno spiazzo con una fontanella al centro per giocare meglio. Dopo alcuni minuti, mentre ferveva il gioco dei 4 cantoni, nel preciso istante in cui due compagni litigavano per stabilire chi fosse arrivato prima a toccare un muro bianco, si sentirono due, tre, quattro colpi forti e cupi che  venivano da molto vicino: i bambini riconobbero il senso di quel suono raggelante, capirono in un lampo la tragica cosa accaduta a pochi passi da loro e, spaventati  come non mai, si misero a correre senza mai fermarsi a prendere un fiato, verso casa con tutta la velocità che poterono. Vi arrivarono dopo qualche minuto con il cuore in gola, continuando a correre pure dentro casa fino a quando non trovarono mamma e nonna.
Per prima fu la nonna ad ascoltare il racconto affannoso del bambino terrorizzato e, mentre lo abbracciava teneramente, si accorse che gli mancava una delle due scarpe e chiese come mai al nipotino, che rimase meravigliato di non averla più.  Si capì subito che il bambino aveva perso la scarpa nella corsa, ma nessuno mai si spiegò come lui non si fosse accorto di averla persa mentre correva nel lungo tragitto verso casa, in quelle strade dissestate o pavimentate in pietra.
In serata, un amico di famiglia che aveva visto correre il bambino ed avendola trovata e riconosciuta, riportò la scarpa a casa.
Quell’amico ancora oggi, dopo moltissimi anni, ogni volta che rivede il bambino, oggi uomo maturo, gli ricorda sempre l’episodio della scarpa perduta con lo stesso divertito stupore di chi giura, di aver visto un bambino volare.
Foto Darlin