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01A me questi politici fanno morire dalle risate.
Ma mi spiegate cosa abbiano di diverso dai vecchi volponi del passato se poi, ancora una volta, usano parole come LAVORO, SPREAD ed OCCUPAZIONE, per concedere altre trivellazioni (intesa firmata questo 4 giugno). Sembra avvenga tutte le volte un passaggio di maschera grottesca dalla vecchia generazione alla nuova. Stesse promesse, puntualmente disattese.

Questa volta tocca al Canale di Sicilia: zona che anche il più ignorante dei siciliani sa essere paradiso naturale (“Natura 2000”) e a rischio sisma (placca africana).
 

Da li' passa tutto: “dal minimale scambio di correnti, superficiali e profonde ai tonni e alle tartarughe in migrazione, alle flotte pescherecce degli stati mediterranei che si riversano tutte lì per pescare il pesce più pregiato al mondo, il tonno rosso''.

 

Rischio frana, rischio di incidente ai gasdotti, rischio di incidente rilevante durante la perforazione o per incendio della piattaforma: sono alcuni dei punti senza risposta del decreto del Ministero dell’Ambiente che chiude il processo di Valutazione di Impatto Ambientale (decreto VIA n 149/14) del progetto “Off-shore Ibleo” di ENI, che prevede otto pozzi, una piattaforma e vari gasdotti al largo della costa tra Gela e Licata.

 

Come se non bastasse le acque dello stretto di Sicilia sono tra le più trafficate al mondo: il 15% del traffico globale infatti passa da lì.

 

Per fortuna Greenpeace sta cercando di informare tutti i siciliani su quello che sta avvenendo.
Ci trattano tale e quale a paesi del terzo mondo.
Quale sarà il prossimo passo? Ci bombarderanno con siluri intelligenti per esportare da noi la democrazia? O per dare la caccia a Osama bin Laden, facendolo resuscitare?


Grazie al cielo alcuni sindaci nostrani sono illuminati e stanno appoggiando la denuncia presentata da Greenpeace: il sindaco di Scicli e quello di Palermo, ad esempio.

 

Alessandro Giannì, direttore delle Campagne di Greenpeace, contesta il tutto con queste parole: «Questo decreto è scandaloso. La commissione che doveva valutare il rischio ambientale delle trivellazioni non lo ha fatto e non ha preso in considerazione il rischio da incidente rilevante» … «Lo stesso decreto dichiara che stiamo parlando di impianti ad alto rischio industriale: è gravissimo che siano stati autorizzati quando ancora non sappiamo nemmeno quali sono gli scenari da valutare».

 

Comunque tutti tranquilli, in caso di disastro Eni bonificherà l'ambiente come già promesso con Gela (sono incazzatissima, ndr)!

 

Autore | Viola Dante » seguimi su facebook ♥

Foto di Gabriele mastrilli

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