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ImmagineLa notizia giunge da Grenoble ed è un farmaco di entusiasmo per tutti i tifosi del pilota tedesco e degli sportivi più in generale: le condizioni di Michael Schumacher non si sono ulteriormente aggravate e non c’è stata nessuna scelta errata nel momento dei soccorsi tanto da doversi preparare al peggio. Non sono veritiere dunque le parole pronunciate ieri da Gary Hartsein, il capo-medico della Formula Uno dal 2005 al 2012, che al tabloid britannico Sun aveva riferito che le condizioni del pilota erano peggiorate, tanto da avere ormai poche possibilità di uscire dal coma. Lo stesso, nel corso dell’intervista, aveva aggiunto: “Non si trasporta un paziente con un sospetto trauma cranico in una struttura che non dispone di un reparto di neurochirurgia“, in riferimento al fatto che il sette volte campione del mondo era stato trasportato al più piccolo ospedale di Moutiers. Alla base delle falsità pronunciate da Gary Hartstein, come molti addetti ai lavori sostengono, è il licenziamento da parte della Fia (forse proprio perché parlava troppo) e dunque il conseguente desiderio di richiamare l’attenzione. “La fase di risveglio continua – ha scritto Sport Mediaset riportando le testimonianze di persone realmente vicine al tedesco – e potrá essere ancora lunga. Non è mai (mai) stata sospesa, come invece ha sostenuto qualcuno e come spesso può succedere in condizioni del genere, ma non ci possono essere certezze su quel che accadrá. Non c’è mai stata un’embolia durante questo processo, embolia che invece ci fu nei primissimi tempi. Ogni cervello, ogni costituzione, ogni fisico è differente, ci sono delle statistiche certo, ma non una regola comune. L’unica cosa da fare ora è aspettare finchè si svegli, perchè ad ora Michael non si è mai svegliato. Non esiste, detto brutalmente, un metodo per spingere il cervello al risveglio. Non esiste a Grenoble e non esiste in nessuna parte del mondo: da qui la NON necessitá di ipotizzare un trasferimento. Si resta lì, quinto piano del CHU. E c’è piena fiducia nel lavoro dei medici. I piccoli miglioramenti, i seppur minimi segnali incoraggianti spingono la famiglia a essere positiva, a pensare in modo positivo. Si sveglierá!, ci dicono, come lo fará questo non lo possiamo sapere. Ha certo perso molti chili, come è normale che sia dopo tre mesi di letto, ma non si può quantificare (come invece qualcuno, anche qui, si è divertito a fare, sparando titoloni). Continuano le sedute di fisioterapia, ma la perdita dei muscoli è stata inevitabile. Di giornate davvero critiche (come il 3 gennaio, suo compleanno) non ce ne sono più state dall’inizio della fase di risveglio (29 gennaio) in avanti, anche se nessuno giorno è uguale al successivo. La bocca si muove ma NON è una reazione, è un gesto completamente involontario, emotivamente molto complesso da interpretare.”

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