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Ci sono luoghi in Sicilia che sembrano esistere in un tempo parallelo, dove il traffico dei grandi itinerari turistici non è mai arrivato davvero e dove la vita scorre ancora al ritmo delle stagioni, degli ulivi e delle feste patronali. Uno di questi luoghi si chiama Cassaro, e porta con sé il primato – tanto speciale nella sua discrezione – di essere il comune più piccolo dell’intera provincia di Siracusa.

Non troverete file ai musei, né code ai ristoranti, né selfie stick puntati ovunque. Troverete, invece, vicoli silenziosi, aria profumata di olio appena franto e quella sensazione rara di essere arrivati prima degli altri.

Tra due vallate, a cavallo della storia

Cassaro sorge in una posizione che ha dell’imprendibile: arroccato a capo di due ampie vallate nel cuore dei Monti Iblei, domina il paesaggio con la naturalezza di chi è lì da sempre. E in effetti è così – le origini di questo borgo si perdono in un passato remoto e ancora in parte misterioso.

Le prime testimonianze certe risalgono al periodo arabo, quando il luogo fungeva da vera e propria fortezza militare. Non è un caso che il nome stesso ne porti il segno: Cassaro deriva dall’arabo Kars, che corrisponde al latino castrum – il castello. Era il castello il cuore pulsante del primo nucleo abitativo, attorno al quale la vita si organizzava per necessità di difesa prima ancora che di comunità.

Nei secoli successivi il borgo si espanse, articolandosi nei tre quartieri storici del Castello, di Sopra e di Mezzo, fino a raggiungere la forma urbana che ancora oggi possiamo leggere camminando tra le sue strade.

Il terremoto e la rinascita: un paese a scacchiera

Il terremoto del 1693 – quella catastrofe che ridisegnò l’intera Sicilia orientale, dando vita al barocco di Noto, Ragusa e Modica – non risparmiò nemmeno Cassaro. Il piccolo centro fu raso al suolo: il castello, le chiese, le case. Tutto.

Ma la comunità non si disperse. Con una tenacia tutta isolana, gli abitanti ricostruirono il paese esattamente sullo stesso sito, adottando un impianto urbanistico a scacchiera, razionale e ordinato, figlio dello spirito settecentesco. È per questo che passeggiando per Cassaro oggi si ha la sensazione di leggere due storie sovrapposte: l’anima medievale e araba che affiora nei toponimi e nei racconti, e la geometria barocca che struttura lo spazio con eleganza sobria.

L’oro verde degli Iblei: un olio DOP tutto da scoprire

Se Cassaro ha un tesoro da esportare – nel senso più letterale del termine – questo è il suo olio d’oliva. La zona circostante è un mosaico di uliveti che sfruttano caratteristiche pedoclimatiche uniche, e soprattutto custodiscono una varietà autoctona eccezionale: la tonda iblea, oliva dalla personalità decisa e dal profilo aromatico inconfondibile.

L’olio prodotto nel territorio di Cassaro ha ottenuto il riconoscimento DOP “Monti Iblei” con la menzione geografica “Monte Lauro”, un sigillo di qualità che certifica ciò che chi lo assaggia capisce immediatamente: si tratta di un prodotto totalmente biologico, di altissima qualità, ancora poco conosciuto al grande pubblico ma già apprezzato dagli intenditori.

Accanto all’olio, il territorio offre agrumi, pesche, noci, cereali e i preziosi doni del bosco: funghi profumatissimi, nocciole, pinoli e castagne. Non manca nemmeno una tradizione artigianale curiosa e antica: la lavorazione di panieri intrecciati con canne e rami d’ulivo, oggetti che profumano di terra e di sapere antico.

Le feste: quando il borgo si sveglia

Cassaro è un paese di poche anime, ma quando si fa festa, lo fa con un’intensità che sorprende. Il calendario delle celebrazioni è fitto di appuntamenti radicati nella tradizione popolare e religiosa.

Il patrono San Giuseppe è celebrato l’ultima domenica di luglio con una rotazione triennale che include anche le feste dedicate a San Sebastiano e a Sant’Antonio Abate – tre santi, tre momenti distinti di devozione collettiva e aggregazione comunitaria.

Tra gli eventi più suggestivi c’è “I Tre Re sulla via dell’Olio”, che si svolge il 5 e 6 gennaio: una rappresentazione vivente dell’arrivo dei Magi a Betlemme, accompagnata da degustazioni di prodotti locali. L’olio, ancora lui, protagonista anche in questo contesto.

Il 17 gennaio e l’ultima domenica di luglio va in scena il “Cialibru”: vendita all’asta dei doni, benedizione degli animali e la “Ciaccarata”, un momento di festa rumorosa e gioiosa che rimanda a tradizioni antichissime. E poi c’è la Pasqua, vissuta con un mix di arte, cultura, tradizione e gastronomia che in un borgo così piccolo assume una dimensione quasi intima, quasi familiare.

Come arrivare e perché farlo

Cassaro si raggiunge facilmente dalla Siracusa-Palermo percorrendo la SS 194 in direzione degli Iblei. Non è un luogo che si “passa” per caso – bisogna volerlo cercare. E forse è proprio questo il suo fascino più autentico.

Chi decide di fermarsi – anche solo per qualche ora – scopre un borgo che non ha ancora imparato a recitare la parte del borgo turistico. Le persone parlano, l’olio si compra direttamente da chi lo produce, e il silenzio delle vallate che lo circondano è una di quelle cose che si portano via con sé, come un souvenir che non occupa spazio in valigia.

In un’epoca in cui i borghi più belli d’Italia rischiano di diventare set fotografici per Instagram, Cassaro è ancora – meravigliosamente – sé stesso.

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