01Circola sulla rete una bellissima intervista a Indro Montanelli, il più grande giornalista italiano del nostro tempo, venuto a mancare nel 2001. Come avveniva quando scriveva, le sue parole colpiscono, ancora oggi, nel segno. Leggono in modo impareggiabile il presente e anticipano il futuro.

“Gli italiani – dice Montanelli in questa intervista – sono un popolo di contemporanei. Vivono immersi nel presente, ma ignorano il proprio passato e, quindi, la propria storia. Non studiando e non conoscendo il proprio passato, non possono avere un futuro”.

Poi, forse per evitare di passare per giudice troppo severo, corregge il tiro: e spiega che a non avere futuro sarà l’Italia, mentre gl’italiani, bene o male, si arrangeranno, grazie allo spirito di adattamento che li contraddistingue.

In questo passaggio il grande giornalista dice due cose vere: che l’Italia non avrà futuro (e tredici anni dopo la sua morte i fatti gli stanno dando ragione); e che gli italiani potranno avere un futuro, “soprattutto nei lavori servili”: ciabattini, sarti, cuochi e via continuando. Probabilmente, questa considerazione farà storcere il naso ai grandi stilisti e ai grandi chef che, tra vestiti e cibo, pensano di essersi abbondantemente sostituiti a Benedetto Croce e ad Antonio Gramsci. Il trionfo della manualità sull’intelletto.

Ma quello che – lo ribadiamo – colpisce in questa intervista è l’incredibile capacità di Montanelli di anticipare il futuro. Nel 2001 l’euro era già una realtà che, di lì a poco, avrebbe sostituito la lira. E già il grande giornalista sapeva che, nell’Europa dell’euro, l’Italia sarebbe stata mal ridotta, o ridotta allo stato servile. Magari anche Montanelli sarà stato un europeista – questo, in verità non lo sappiamo -: ma sappiamo, perché lo potere ascoltare rintracciando questa intervista su Youtube, che l’Italia, a suo dire, non avrebbe avuto un futuro. E infatti, come volevasi dimostrare, l’Italia, oggi, è ridotta con le pezze nel sedere.

Crisi economica che non dà tregua, stipendi bassi, tagli alle pensioni, domanda al consumo ridotta al lumicino, tasse ormai impossibili da pagare, imprese che chiudono a ripetizione o fuggono all’estero come ha fatto, anticipando tutti, la Fiat. Risultato: disoccupazione dilagante. E il ritorno impetuoso della povertà, con le mense della Caritas piene non soltanto di poveri in canna, ma anche di pensionati che, ormai da anni, non riescono ad arrivare alla fine del mese. “L’Italia non ha futuro” diceva Montanelli poco prima di passare a miglior vita. E a nulla valgono le bugie che ci raccontano in tv sulla ripresa economica.

C’è un dato che dovrebbe fare riflettere. Un dato che viene accuratamente nascosto. Alla fine del 2011, quando si insediava il Governo di Mario Monti, il deficit pubblico del nostro Paese era pari a mille e 900 miliardi di euro. Da allora ad oggi sono aumentate spaventosamente le tasse. Sono stati ridotti gli stipendi (per la cronaca, è stato il Governo Berlusconi a bloccare le retribuzioni dei pubblici dipendenti nel 2010: e da allora ad oggi sono ancora bloccate). Le pensioni, in media, sono sempre più basse. I Tfr (Trattamenti di fine rapporto), bene che vada, vengono corrisposti dopo due-tre anni. Si parla anche di ridurre le pensioni in barba a un principio costituzionale che le garantisce. Tasse e imposte, come già accennato, sono alle stelle.

Il Governo Renzi dice che sta riducendo le tasse per un importo pari a 18 miliardi. Altra bugia. Perché, di fatto, per ora, ha tagliato un sacco di soldi ai Comuni e alle Regioni. I primi hanno aumentato spaventosamente le tasse e le imposte locali. Mentre le Regioni hanno ridotto drasticamente i servizi. Emblematico – soprattutto nel Sud – il servizio sanitario pubblico, che era già carente prima dei tagli alle Regioni e che, adesso, è un delirio.    

Ebbene, nonostante tutti questi tagli, nonostante la riduzione dei servizi ai cittadini, nonostante le spread non superi i 200 punti (ai tempi di Monti ‘viaggiava’ tra 400 e 500 punti), il debito pubblico dell’Italia, oggi, è pari a oltre 2 mila e 200 miliardi di euro!

Direte: ma com’è possibile? Stipendi, pensioni sono in ribasso, sanità pubblica e, in generale, servizi pubblici sono ultracarenti perché tagliati e il debito pubblico aumenta? E a chi vanno i soldi delle tasse pagate dagl’italiani? A chi vanno i risparmi attuati tagliando sanità e servizi? Semplice: vanno a una burocrazia europea sempre più in crescita, sempre più costosa e sempre più onerosa. E vanno alla Germania che, con la truffa dello spread, si sta finanziando l’unificazione.

Incredibile, no, che nessuno spieghi questa magia della cara Unione europea dell’euro: italiani sempre più poveri e debito pubblico che cresce. Siamo o no un popolo servile? Non è forse servile il modo con il quale siamo entrati nell’euro? Aveva a o no ragione Montanelli quando diceva che l’Italia non aveva un futuro?     Di Giulio Ambrosetti