01Da quale settimana la Regione siciliana ha scoperto di avere un ‘buco’ di cassa di circa 5 miliardi di euro. Di cassa significa che non stiamo parlando di numeri immaginari, come le entrate fittizie, se non false, che vengono iscritte da una quindicina di anni a questa parte nei Bilanci regionali di competenza. Si tratta di soldi veri, che al momento non si sa nemmeno che fine abbiano fatto.

La storia di questo ‘buco’ di cassa – degno in tutto e per tutto di una banda di falsari, non certo di un ente pubblico che dovrebbe avere, ogni anno, tutti i conti certificati dalle autorità – è misterioso. Il Governo regionale di Rosario Crocetta, in una delibera di Giunta che risale ai primi del Novembre scorso, ha scritto che i problemi sarebbero cominciati nel 2001, quando la Regione avrebbe iniziato a non corrispondere alle Aziende sanitarie provinciali (Asp) e alle Aziende ospedaliere della Sicilia tutti i versamenti previsti ogni anno dalle leggi.

Per chiarezza d’informazione, le Asp e le Aziende ospedaliere della Sicilia – in quanto strutture sanitarie pubbliche -vengono finanziate ogni anno dalla Regione. Ebbene, nella delibera di Giunta dello scorso Novembre, come già ricordato, si legge che, a partire dal 2001, la Regione non avrebbe corrisposto alle Asp e alle Aziende ospedaliere della Sicilia tutto il dovuto. Gli amministratori di queste strutture sanitarie pubbliche non avrebbero detto nulla – e già la cosa è singolare! – e, per fronteggiare le spese, avrebbero indebitato le rispettive Aziende con le banche. Pagando, ovviamente, interessi. Come mai nessuno li ha denunciati trattandosi di denaro pubblico?

Da qui il debito della Regione verso Asp e Aziende ospedaliere siciliane che, tra sorte capitale e interessi, ammonterebbe a 5 miliardi di euro. Con la novità – questa la correzione resa nota sempre dal Governo regionale – che la Regione avrebbe iniziato a non versare tutto il dovuto alle strutture sanitarie pubbliche non dal 2001, ma dal 2007.

Come potete notare, il ‘buco’ l’ha prodotto la Regione, mettendo in difficoltà e facendo indebitare con le banche le strutture sanitarie pubbliche, ammesso che tale tesi sia vera. Ma nell’immaginario di tanti siciliani – complice anche un’informazione non sempre esatta – sta passando la tesi del “buco della sanità”. In questa confusione c’è tutta la malafede di una politica siciliana di imbroglioni e personaggi in malafede. Può sembrare un’affermazione forte. Invece proveremo a dimostrare che, in questa storia, ci sono imbroglioni e personaggi in malafede.

Cominciamo dagli imbroglioni. La ricostruzione che il ‘buco’ sia riconducibile alla sanità siciliana – con questi presunti mancati versamenti – è tutta da dimostrare. Proprio in questi giorni, a Palazzo Reale, sede del Parlamento siciliano, assistiamo a una sceneggiata di cattivissimo gusto. Il Governo ha presentato un disegno di legge che punta a indebitare la Regione – cioè le famiglie e le imprese siciliane – di altri 2 miliardi di euro. Le parole “altri 2 miliardi di euro” ci stanno tutte perché la Regione siciliana, sempre per questa storia della sanità, ha contratto un mutuo da 2,6 miliardi nel 2009 e un mutuo da oltre 600 milioni di euro quest’anno (più altri 300 milioni per i Comuni siciliani scomparsi nel nulla: ma questa è un’altra storia).

Tenete presente che il Governo Crocetta, nell’aprile di quest’anno, quando ha presentato il disegno di legge per il mutuo da oltre 900 milioni di euro, ha detto che con 600 milioni di euro si sarebbero chiusi i debiti di Asp e Aziende ospedaliere. Questa bugia il Governo l’ha raccontata all’Ars, mentendo, in pratica, al Parlamento dell’Isola. E’ una bugia conclamata perché, appena un paio di settimane fa, lo stesso Governo ha detto che, oltre ai 600 milioni di euro, c’era un altro debito di 2 miliardi di euro. E ha detto la seconda bugia nel giro di sei mesi. Perché il vero ‘buco’ – della Regione e non della sanità siciliana – ammonta a 5 miliardi di euro e forse più, come ha scoperto, leggendo le carte, l’ex assessore regionale al Bilancio, Franco Piro.

Da ciò si può dedurre che il mutuo da 2 miliardi serve a poco, perché il ‘buco’ nei conti regionali, come già sottolineato, è di circa 5 miliardi di euro. Non solo. Nel presentare il disegno di legge per indebitare famiglie e imprese siciliane per i prossimi trent’anni, il Governo ha presentato all’Ars una relazione tecnica carente. Pensate: il Governo ammette di non aver erogato 2 miliardi di euro alle Aziende sanitarie provinciali e alle Aziende ospedaliere, ma non spiega dove sono finiti questi 2 miliardi (che poi sono 5 miliardi, come ha scoperto Piro e come, stando a indiscrezioni, avrebbe ammesso il nuovo assessore all’Economia, Alessandro Baccei).

Non solo. Il Governo dice di non aver erogato queste somme alle strutture sanitarie. E aggiunge che queste ultime si sarebbero indebitate con le banche. Ma nella relazione tecnica non c’è traccia degli indebitamenti con le banche di Asp e Aziende ospedaliere.

L’aspetto sconcertante è che la scorsa settimana questo disegno di legge che calpesta le elementari regole parlamentari è stato esaminato dalle Commissioni legislative Sanità e Bilancio e Finanze dell’Ars. Senza che i presidenti di queste due Commissioni – rispettivamente, Pippo Di Giacomo del Pd e Nino Dina dell’Udc – abbiano trovato nulla da dire su un disegno di legge che ignora le elementari regole parlamentari. Per non parlare della Commissione Bilancio e Finanze, che ha addirittura esaminato e approvato il disegno di legge che, adesso, sarebbe pronto per l’Aula!

Le scorrettezze che si stanno verificando in queste ore sono incredibili. C’è il presidente dell’Ars, Giovanni Ardizzone, che accetta un disegno di legge monco, andando contro le sue stesse prescrizioni (è lo stesso Ardizzone che, ad inizio di questa legislatura, ha affermato che non sarebbero stati accettati disegni di legge senza relazioni tecniche). Ci sono le scorrettezze parlamentari di Di Giacomo e Dina. Ci sono le scorrettezze del Governo, che vorrebbe indebitare la Sicilia di altri 2 miliardi di euro senza prima aver presentato il Dpef (Documento di programmazione economica e finanziaria, Documento, previsto da una legge, che dovrebbe dettare le direttrici economiche per i prossimi tre anni: passaggio indispensabile prima di programmare nuove spese e, soprattutto, prima di indebitarsi). E senza aver prima presentato il Bozzone con Bilancio e Finanziaria 2015.

Non dimenticando che la Regione, a parte le scorrettezze descritte, si dovrebbe indebitare di altri 2 miliardi per pagare spese correnti, in barba alla Costituzione italiana che lo vieta! Con l’avallo di Roma!

Questi sono gli imbrogli. Poi ci sono i personaggi di malafede. Chi sono? Semplice: quelli che dicono che il ‘buco’ finanziario l’ha prodotto la sanità siciliana. Così lo stesso Governo Crocetta, siccome la sanità produce troppo ‘buchi’ finanziari, potrà ancora tagliare altri posti letto e altri reparti della sanità pubblica ai siciliani. E potrà tenere bloccate le retribuzioni ai medici ospedalieri siciliani per chissà quanti anni ancora (già sono bloccate da quattro anni) . Ecco chi sono i personaggi di malafede: quelli che raccontano queste bugie.

Qual è, allora, la verità? La verità è che con il ‘buco’ da 5 miliardi di euro della Regione siciliana la sanità c’entra poco o nulla. Al massimo, ci può entrare, ma in minima parte, per le forniture e per la spesa farmaceutica.

Il ‘buco’ nei conti della Regione l’hanno prodotto, in parte, i governanti siciliani degli ultimi anni. E in parte – per almeno il 45-50 per cento – conti alla mano, l’hanno prodotto il Governo Crocetta e i Governi nazionali. Basti pensare che il Governo Letta, nel 2013, ha scippato dal Bilancio regionale 915 milioni di euro. Mentre il Governo Renzi, quest’anno, ha scippato dal Bilancio della Regione siciliana un miliardo e 350 milioni di euro. Questi sono numeri reali, che si possono leggere nei Bilanci ufficiali.

Chi oggi cerca di far passare gli scippi di Letta e, soprattutto, di Renzi alla Sicilia come il ‘buco’ della sanità pubblica siciliana è in malafede. E’ un bugiardo e ascaro, cioè venduto ai poteri romani. E non è nemmeno difficile immaginare di chi stiamo parlando. 

                         Giulio Ambrosetti 

Foto da: benessere.guidone.it