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Possiamo manifestare qualche perplessità sulla vicenda di Veronica Panarello, la mamma del piccolo Loris morto, a nostro modesto avviso, in circostanze non ancora chiarite? Grande fiducia e grande rispetto per la magistratura. Ma qualche dubbio non soltanto sul pronunciamento del Tribunale del riesame, ma su tutta questa vicenda noi continuiamo a nutrirlo. Anzi, volendo dirla tutta, più di un dubbio.

Ieri il Tribunale del riesame ha respinto la richiesta di scarcerazione dei legali della mamma del piccolo Loris. Veronica Panarello – che si è sempre proclamata innocente – resta nel carcere di Agrigento. Quando qualcuno si proclama innocente, si sa, spetta alla Giustizia dimostrare il contrario se – come in questo caso – la Giustizia è convinta che questo qualcuno sia colpevole. E questo lo vedremo al processo. Nella speranza di non assistere a un altro processo indiziario, senza prove oggettive.

In questa fase non siamo arrivati al processo. Anzi, siamo ancora nella fase delle indagini, come hanno ribadito ieri i vertici della Procura della Repubblica di Ragusa. Le indagini continuano. E allora ci chiediamo: che bisogno c’è di tenere in carcere questa donna sulla quale, allo stato attuale delle indagini, non ci sono prove della sua colpevolezza, ma solo indizi? Qualcuno obietterà che si tratta di “gravi indizi”. E noi, da lettori di gialli, rispondiamo che, in molti casi, gli indizi importanti non sono quelli “gravi”, che spesso non sono risolutivi, ma quelli che gravi non sono, che invece possono essere ben più importanti.

Insomma, i temi, sempre a nostro modesto avviso, sono due. In primo luogo, questa storia in sé, che ancora è tutt’altro che chiara. In secondo luogo, la carcerazione di una donna sulla quale non sono ancora state trovate prove risolutive.

Cominciamo dal primo punto. Alla fine, se ci ragioniamo su, Veronica Panarello è in carcere – come già sottolineato – non perché sono state trovate prove schiaccianti a suo carico, ma perché il ‘Grande fratello’ di Santa Croce Camerina (leggere le telecamere piazzate nella cittadina del Ragusano e nei dintorni) ha più volte immortalato la sua automobile; e perché le sue spiegazioni sono risultate poco credibili e confuse. Anzi, per essere precisi, le spiegazioni della donna sono risultate poco credibili e confuse alla luce delle registrazioni delle telecamere.

Di più: anche la testimone che inizialmente era considerata affidabile – la vigilessa che avrebbe visto mamma Veronica e Loris davanti la scuola del bambino – non viene considerata importante, proprio perché ci sono le telecamere. Insomma: se non ci fossero state le telecamere non avremmo il caso Veronica Panarello. E saremmo ancora in cerca dell’assassino. 

Basta questo per ascriverle la responsabilità della morte del suo figlioletto? Tra l’altro, da quello che abbiamo letto in queste settimane, mamma Veronica – ammesso che abbia responsabilità in questa storia – molto difficilmente avrebbe potuto fare tutto da sola. Non solo. Sembrerebbe che il Dna trovato sotto le unghia del bambino non sia quello della madre. E, sempre da lettori di gialli, sappiamo che questo indica un segno di difesa nei confronti dell’eventuale aggressore.

Del resto, se le indagini proseguono – come hanno detto i magistrati inquirenti – è segno che chi indaga spera di trovare altri elementi per chiarire una storia sulla quale gravano ancora ombre.

E’ in questo scenario che si inserisce il secondo tema del nostro ragionamento: la carcerazione. Per carità, il reato contestato è gravissimo. Ma, ribadiamo, circa la presunta colpevolezza di mamma Veronica – che soltanto i tre gradi di giudizio potranno eventualmente certificare – per ora ci sono solo indizi. Perché tenerla ancora in carcere? Si teme che scappi? Che possa inquinare le prove? Che possa reiterare il reato?

Di certo, a queste domande risponderà il Tribunale del riesame nelle motivazioni del provvedimento che ha confermato il carcere per questa donna. Noi, però, i dubbi continuiamo a nutrirli.  

   Giulio Ambrosetti