Un patrimonio artistico poco conosciuto, costruito in oltre trent’anni di collezionismo, racconta quattro secoli di storia della maiolica pavimentale. In Sicilia si custodisce oggi la più grande collezione di maioliche d’Europa, aperta al pubblico come casa-museo.
Un tesoro costruito nel tempo
Esiste in Sicilia un luogo capace di raccontare quattro secoli di storia dell’arte decorativa attraverso migliaia di mattonelle maiolicate, pannelli figurativi e pavimentazioni originali. Un patrimonio costruito nel tempo, lontano dai grandi circuiti museali, che oggi rappresenta la più grande collezione di maioliche d’Europa aperta al pubblico.
Di questo museo e della sua unicità si è occupata anche Domus, una delle più autorevoli riviste internazionali di architettura e design, che ha dedicato un approfondimento alla collezione, raccontandone origine, consistenza e valore culturale.
“La collezione, veramente, non ho neanche idea di come sia iniziata”. È così che Pio Mellina, collezionista e fondatore del museo Stanze al Genio, racconta alla rivista l’origine di una raccolta nata quasi per caso e cresciuta nell’arco di oltre trent’anni.
Oggi la collezione conta più di cinquemila esemplari di mattonelle maiolicate italiane antiche, databili dagli inizi del Cinquecento ai primi del Novecento, ed è considerata una delle raccolte più vaste di questo tipo aperte al pubblico in Europa. Un percorso nato dall’attrazione, dalla ripetizione e dall’accumulo spontaneo, più che da un disegno iniziale consapevole.
La maiolica come architettura, non semplice decorazione
La maiolica pavimentale non è un oggetto isolato, ma una parte integrante dello spazio architettonico. È questo il principio che guida l’allestimento del museo, aperto al pubblico nel 2008 come casa-museo. “Non sono oggetti pensati per stare da soli”, spiega Mellina. “Le mattonelle nascono per stare insieme. Il disegno non è mai nella singola mattonella, il disegno nasce quando le metti insieme”.
Le maioliche non sono esposte in teche né presentate come pezzi singoli: rivestono interamente le pareti delle stanze, una accanto all’altra, ricostruendo pannelli figurativi e frammenti di pavimentazioni originarie.
Quattro secoli di storia sotto gli occhi – e i piedi
La collezione attraversa oltre quattrocento anni di produzione, rendendo leggibili le trasformazioni tecniche, stilistiche e dimensionali della maiolica pavimentale. Dai primi piccoli formati cinquecenteschi, fragili e legati ai limiti dei forni dell’epoca, si passa progressivamente a mattonelle di dimensioni maggiori, fino ai grandi formati ottocenteschi.
Le differenze geografiche emergono con chiarezza. Le produzioni napoletane si distinguono per precisione del disegno ed equilibrio compositivo; quelle siciliane per una maggiore libertà iconografica e una forte intensità cromatica. Un confronto che restituisce la maiolica come linguaggio ampio e mutevole, profondamente legato ai contesti locali.
La maiolica come struttura dello spazio
“La maiolica pavimentale non è un semplice rivestimento”, sottolinea Maria Reginella, storica dell’arte e consulente scientifica della collezione. “È una componente strutturale dell’architettura, capace di organizzare lo spazio”. All’interno del museo convivono mattonelle singole, moduli seriali e grandi pannelli figurativi, progettati come immagini unitarie. In questi casi, separare i pezzi equivarrebbe a perderne il senso originario
Uno dei nodi centrali del collezionismo di maioliche riguarda la conservazione dei pannelli figurativi. “Un pannello può essere composto da trenta o quaranta mattonelle”, osserva Mellina. “Dividerlo vuol dire distruggerlo”. Preservare l’integrità delle pavimentazioni è diventata una scelta culturale prima ancora che collezionistica.
Un patrimonio in continua evoluzione
Le stanze aperte al pubblico sono oggi dieci, ma la collezione continua a crescere. Ogni anno viene aggiornata, riorganizzata e ripensata. “Con la dottoressa Reginella decidiamo cosa inserire e cosa spostare”, racconta Mellina. “In un certo senso, anche la nostra è un’operazione potenzialmente infinita”. Foto di repertorio: Depositphotos.com.
