Le ceramiche siciliane rientrano indubbiamente tra i souvenir più ambiti. La produzione, in tal senso, è di pregio in tutta l’isola, ma l’arte della ceramica è tipica soprattutto di località come Caltagirone, Santo Stefano di Camastra, Sciacca, Patti e Burgio. La lavorazione della ceramica ha una storia antica. Alcuni frammenti hanno anche 20mila anni. Grazie a questi manufatti, la vita dei nostri antenati è notevolmente migliorata, perché servivano a trasportare liquidi, conservare alimenti e cuocerli.

I reperti più antichi sono stati trovati in Oriente, ma ci sono stati rinvenimenti analoghi in diverse parti della terra. Alcuni popoli hanno continuato a sperimentare e arricchire la propria tecnica: le ceramiche siciliane sono frutto di sperimentazioni e trasformazioni che le hanno rese un’arte.

Storia delle ceramiche siciliane

In Sicilia la ceramica si lavorava già dal Neolitico. Sono tanti i popoli che hanno contribuito al perfezionamento dei manufatti. Sia i Greci che gli Arabi hanno apportato tecniche e conoscenze: gli artigiani locali, così, hanno trasformato i manufatti in opere di valore sempre maggiore. Anche gli Spagnoli apportarono nuove tecniche decorative a artigianali. Gli apporti di culture diverse hanno dato luogo a quel prezioso manufatto che è oggi la ceramica siciliana. I temi tipici sono tanti: dalle classiche pigne alle teste di Moro, passando attraverso acquesantiere, fischietti e vasellame, c’è solo l’imbarazzo della scelta.

La più famosa tra le ceramiche dell’isola è quella di Caltagirone. La città divenne centro nevralgico della produzione di manufatti a partire dal Medioevo. Il terremoto della Val di Noto distrusse molti di quei prodotti. Nel 1700 l’arte della ceramica rifiorì, arricchendosi di nuovi decori. La ceramica di Santo Stefano di Camastra (ME) è un’altra delle più conosciute e apprezzate. Questo tipico manufatto siciliano vanta una ricco retaggio. La lavorazione dell’argilla, probabilmente, è antica quanto la stessa Santo Stefano, quella di prima della grana del 1682. I maestri ceramisti e i maiolicari arrivarono dopo la metà del XVIII secolo, al seguito del ricco signore Antonino Strazzeri, principe di S. Elia. dando il loro contributo di esperienza e lavoro alle nascenti fabbriche del luogo. Gli scambi commerciali con i maestri “vietresi” permisero ai maestri di Santo Stefano di apprendere e perfezionare la tecnica di rivestimento delle mattonelle.

Foto: Damiano Zafonte

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