A 48 ore di distanza dalla morte di Alessia Cintura, la dodicenne annegata nelle acque di Campofelice di Roccella (Palermo), emergono nuovi importanti risvolti. La ragazzina è stata per due anni al centro di una battaglia legale da parte dei genitori, che chiedevano di riaverla in casa con loro: Alessia, infatti, era stata data in affidamento, dopo essere stata tolta alla madre e al padre naturali. "E come è finita? – ha dichiarato la mamma – Così: Alessia è tornata a casa morta".

I genitori, ora, chiedono giustizia: "Dov'era quella donna, quella madre scelta dal tribunale perché era migliore di noi?". Padre e madre avevano perso la custodia, ma non la potestà genitoriale: la ragazzina aveva raccontato a scuola di aver avuto rapporti sessuali con il fratello e le dichiarazioni sono state al centro di un processo per il quale il pubblico ministero ha chiesto l'archiviazione, ancora in attesa di essere accolta o meno da un giudice.

"Chiedevamo di poterla vedere, di sapere come stava, cosa faceva. Ma niente", dice il padre Nicolò Cintura a Repubblica. "Gli assistenti sociali ci prendevano in giro", aggiunge la mamma. "Una donna – spiega Nicolò Cintura a BlogSicilia – l'ha avuta in affidamento a Campofelice di Roccella. Ha portato mia figlia a Roma e abbiamo saputo che domenica è andata a mare. Dove era questa persona quando mia figlia è morta? Voglio giustizia. A me non me l'hanno voluta dare e me l'hanno fatta morire”.

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