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I Romani lo chiamarono, non a caso, Mare Nostrum. È un oceano-mare quello che prende il nome di Mediterraneo. Acqua di vita e di morte, come le recenti cronache narrano. Ma anche acque di popoli e civiltà, di culture le cui origini si perdono nella notte dei tempi. Nel mondo che fu bipolare, ai tempi della Guerra Fredda, il Mediterraneo appariva come una periferia isolata e per questo da salvaguardare. Con la fine del vecchio secolo, giorno dopo giorno ed anno dopo anno il mare che fu di Roma ha riacquisito una centralità forse perduta ma mai del tutto offuscatasi. 

Calabria & Sicilia aspettano i primi finanziamenti del PNRR

Oggi, piaccia o no, il Mediterraneo è un punto di arrivo ma anche e soprattutto un punto di partenza. Ed il mare rappresenta oggi, per l’Europa, l’unica via per affrancarsi geopoliticamente in un mondo ripiombato nelle fauci della guerra, vera o presunta. Più in particolare rappresenta oggi, il Mediterraneo, il cuore di un hub tecnologico in divenire e destinato a imporsi come uno dei motori dell’Unione Europea. È da anni che si parla della centralità del Mediterraneo, terra fertile per la creazione di progetti specifici che mettano d’accordo da un lato i paesi europei, dall’altro i vicini nordafricani che condividono le stesse sponde.

Tra i paesi riguardati da questa enorme trasformazione, l’Italia è principale protagonista soprattutto per quel che riguarda le sue regioni più a meridione: la Calabria da un lato, la Sicilia dall’altro. Investimenti, idee e progetti – da questo punto di vista – non mancano e molte start-up hanno dato il via a lavori destinati, nei prossimi anni, a far parlare sempre di più. Parecchi punti del PNRR e del piano Industria 4.0 passano dalla strategica implementazione degli hub in questa specifica zona di mondo. Gli obiettivi sono nobili: il Mediterraneo è un hub di innovazione e sostenibilità naturale, è una vocazione intrinseca. Ma l’idea è quella di attrarre investimenti e creare, perché no, una Silicon Valley Euro-Mediterranea. Qualche esempio virtuoso, in un certo senso, esiste già. 

Il modello vincente di Malta, l’hub del gaming nel Mediterraneo

Malta è lo stato membro più piccolo dell’Unione Europea ma è oggi la patria mondiale del gambling: “Situata al centro del Mediterraneo, Malta ha costruito la sua grandezza investendo nel mondo del gioco, fisico ed online, e oggi dopo oltre un ventennio i risultati sono notevoli” – commentano gli esperti di Slotmachineaams.it. I dati sono eloquenti.

L’industria del gioco deve a Malta il 16% del suo fatturato e l’Isola deve al gioco la gran parte del suo successo. Negli altri paesi europei il gioco è l’1% dell’economia nazionale, Malta è un’eccezione meravigliosa che unisce intrattenimento, divertimento e finalità ricreative” – sottolineano da Slotmachineaams.it. 

Gli ultimi anni raccontano un trionfo, non solo per il gioco ma anche per tutta la situazione collegata ad esso, dall’occupazione agli introiti: “Nel 2021 tutte le attività di intrattenimento riguardavano circa 12.000 persone, ciascuna centrale nel creare un ecosistema innovativo, sostenibile e in perenne aggiornamento” – concludono. 

Una storia partita al centro del Mediterraneo, irradiatasi poi dappertutto e ormai nota in ogni latitudine. Un buon auspicio per il futuro dell’area.