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Fare rete per mettere a sistema le tre eccellenze del territorio messinese, in particolare le vongole, le cozze e il pesce spada, e offrire l’opportunità di acquistare il prodotto certificato e riconoscerlo e degustarlo nei ristoranti. Solo mettendo insieme le filiere dei tre prodotti si può accrescere e rilanciare il ruolo del mondo della pesca nell’economia locale e unirsi significa cogliere l’opportunità di ottenere il riconoscimento nel REIMAR, registro dei nostri borghi marinari e di tutto l’indotto della nostra cultura del mare”.

È la proposta che è stata lanciata da Gaetano Majolino, presidente del Consorzio Centro per lo Sviluppo del Turismo Culturale per la Sicilia, concludendo i lavori del convegno promosso dall’assessorato regionale dell’Agricoltura, dello Sviluppo rurale e della Pesca Mediterranea-Dipartimento della Pesca Mediterranea, nell’ambito della linea di intervento per la promozione della qualità e del valore aggiunto, della certificazione, della tracciabilità e della trasparenza dei mercati dei prodotti ittici siciliani (Cod. progetto 59/MCO/22) e realizzato in collaborazione con l’Associazione Bios, che si è svolto a Messina. L’incontro era l’ultimo dei tre road show previsti che hanno fatto tappa in altre province della Sicilia, dove Bios ha realizzato sei virtual tour per far conoscere ai visitatori la bellezza dei borghi marinari della Sicilia.

Hanno partecipato, il referente del Dipartimento, Angelo La Pillo, Filippo Grasso, docente di Analisi del Mercato nella facoltà di Scienze del Turismo dell’università degli Studi di Messina, Carlo Giannetto docente dell’Università degli Studi di Messina, Antonella Donato, Fondatrice della Cooperativa pescaturismo” I Mancuso”, Salvatore RuelloPresidente “Coperativa Lago grande”, e Sara Arena Presidente del Consorzio Molluschicoltori di Messina Socia della S.a.co.m.

“L’azione svolta dal Dipartimento della Pesca Mediterranea nell’ultima programmazione del Feamp – ha detto La Pillo – continua ad essere senpre più strategica e determinante per la nostra Regione perché riesce a coniugare ed attuare diverse direttrici di intervento sempre finalizzate allo sviluppo del settore ittico locale come l’attività di promozione e valorizzazione di produzioni ittiche particolari come la Molluschicoltura e la pesca del Pesce Spada nello stretto con le feluche. Attività che diventa fondamentale anche in chiave antropologica e culturale e un’attività di ricerca applicata finalizzata al miglioramento della produzione mitilicola dei laghetti di Capo Peloro ed alla loro certificazione di qualità”.

“Uno strumento certamente importante e strategico – ha sottolineato Grasso – per aiutare le marinerie è stata la legge adottata nel 2011 che prevede la “Rete Mercatale” che è stata ripresa a marzo 2023 dal direttore Dario Caltabellotta per venire incontro alle esigenze dei pescatori che diventa una vetrina importante per la commercializzazione del prodotto locale, una vetrina per i prodotti tipici locali a km zero. Un altro aspetto fondamentale sul quale bisogna puntare è la formazione, biosgna infondere la cultura della formazione a tutti i livelli del settore, dagli operatori ai pescatori e convincerli che non si può assolutamente prescindere dalla formazione perché solo così si può competere anche su un mercato internazionale”.

“Bisogna puntare sull’economia blu e dei mercati globali – precisa Giannetto – dove gli elementi chiave sono la tecnologia, l’innovazione, la sostenibilità, l’integrazione e la cooperazione. In questa ottica è fondamentale creare alleanze commerciali transfrontaliere su prodotti e servizi innovativi ad alto valore aggiunto nel quadro del processo di diversificazione dell’attività di pesca. Occorre agire insieme per un Mediterraneo con un’economia di competizione e reciprocità. Questo modello non solo punta su una nuova nicchia di mercato e di produzione, ma genera anche cambiamenti nel modello di consumo alimentare”.

“La cozza di Messina – spiega Sara ArenaPresidente del Consorzio Molluschicoltori di MessinaSocia della S.a.co.m- deve ottenere un riconoscimento perché identifica un territorio,è assurdo che in altre Regioni, come la Sardegna per esempio la cozza abbia tutte le tutele e le garanzie riconosciute e noi che portiamo avanti da tanti anni la lavorazione di questo mollusco, che ha qualità organolettiche uniche al mondo per le caratteristiche del nostro mare, non abbiamo ancora ottenuto un riconoscimento come prodotto che identifica un territorio”.

“Siamo un esempio vincente di una produzione ecosostenibile di vongole autoctone- spiegaSalvatore Ruello Presidente “Coperativa Lago grande” – a difesa e tutela della biodiversità”.

“Grazie alla pescaturismo- chiosa Antonella Donato, Fondatrice della Cooperativa pescaturismo – abbiamo avuto modo di diversificare la nostra attività e soprattutto abbiamo avuto la possibilità di comunicare meglio al consumatore finale, che è l’ospite a bordo delle nostre imbarcazioni, non solo la tradizione delle felughe che portiamo avanti da anni ma soprattutto le fasi di un processo di lavorazione di un prodotto di alta qualità”.