La nostra leggenda è ambientata in quartiere di Palermo: l’Acquasanta.

Proprio lì ogni giorno faceva una lunga passeggiata in carrozza un principe normanno. Era bellissimo, alto, con gli occhi azzurri e i capelli biondi, spalle larghe, fisico asciutto, intelligente e simpatico (lo so care donne, è impossibile che un uomo abbia tutti questi pregi, lo ammetto, ho esagerato un po’).

Il bel giovanotto era però triste e infelice.

Ma proprio in quel momento, chi si trovò a passare da lì? Un diavolo di nome Terremoto, che, vedendo un’animella in pena, si strofinò le mani alla Bruno Vespa perché finalmente aveva trovato il pollo da spennare.

Terremoto fece imbizzarrire i cavalli del principe ed apparve sotto le spoglie di un nobiluomo che calmò i cavalli ed evitò che il principe cadesse. 

Da quel momento il diavolo, che si spacciò per Duca del Fuoco, diventò l’eroe della contrada e grandissimo amico del principe.

Gli fu così amico che indusse il bel giovane a tutti i vizi possibili ed immaginabili dilapidando pian piano il patrimonio.

La madre del principe era disperata, lo strano conte non le piaceva “pè niente” (leggetelo con lo stesso tono che utilizzò Benigni in Johnny Stecchino riferendosi al suo sosia. Non mi somigghia pè niente!).

Era veramente amareggiata, pregò così tanto che dopo mille suppliche il Signore la volle ascoltare.

Una notte, una bella giovincella, figlia di un pescatore ebbe la visione di un Angelo, che, avvicinandosi a lei, le porse un crocifisso d’oro pieno di gemme e le disse che avrebbe dovuto nasconderlo nell’abito del principe normanno per salvarlo dal diavolo tentatore.

Il giorno dopo la ragazza si fece dare dal padre un cesto con i pesci più grandi e più belli che avesse e lo portò al palazzo. La ricevette la madre del principe alla quale raccontò della visione e dei consigli dell’Angelo . La fanciulla le diede il crocifisso e la madre lo cucì di nascosto nel panciotto del figlio. 

Quando il Duca del Fuoco il giorno dopo venne al palazzo, si affacciò in terrazza per ammirare il panorama. Si avvicinò il principe, ormai stremato, pallido, sembrava un fantasma. Al diavolo luccicarono gli occhi perché finalmente era giunto il momento che tanto aspettava. Si avvicinò e lo abbracciò per potergli prendere l’anima, ma nell’istante in cui lo toccò, la terrazza crollò ed il duca cadde in mare dove annegò e sparì per sempre.

Inutile dire che il principe si innamorò della pescivendola e vissero tutti felici e contenti.

Di questa leggenda esistono altre versioni, succede spesso nei racconti di questo genere. Proprio questa servì al compositore tedesco Meyerbeer come spunto per la sua opera Roberto e il Diavolo.

Di Alessandra Cancarè  – Foto di Giusy Canale

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