01Naro è un comune della provincia di Agrigento, conosciuto soprattutto per il castello Chiaramontano, struttura del Trecento realizzata in tufo della zona, e per il culto di San Calogero.

Sul suo territorio sembra sia sorto un antico insediamento sicano dal nome di Inico o Indàra, ma molto più facilmente noto con il nome più comune di Camico, città costruita da Dedalo per Cocalo, re sicano. Durante il tempo della dominazione greca, la città venne chiamata con il toponimo di Akràgas Ionicum, antica colonia di Gela fondata nel 680 a.C., Il nome stesso della città, così come lo conosciamo oggi, potrebbe infatti derivare dal termine greco ‘naròn’ dal significato di ‘fiume corrente’.
In Età Romana si pensa che la città portasse il nome di Carconiana, che le rimase addosso per diversi secoli a venire.
In territorio di Naro nacque San Gregorio, vescovo d'Agrigento; diversi sono i ritrovamenti di epoca paleocristiana, in particolare cunicoli sotterranei adibiti a catacombe.
Del periodo bizantino di Naro non si sa molto, di certo il suo centro abitato acquisì splendore dopo la venuta degli Arabi, nell’839. Si pensa infatti anche che il nome di ‘Naro’ possa essere stato tratto dal termine arabo ‘nar’, che significa fuoco.

In epoca normanna, la città continuò il suo splendore culturale ed architettonico; Ruggero volse infatti la pre-esistente moschea in chiesa Madre, tramutandola in sede del decanato della diocesi di Girgenti. Con Federico II di Svevia, Naro assunse il titolo di ‘Città Fulgentissima’ e venne annoverata da lui stesso in persona, nel 1233, nella lista delle 23 Regie del Regno di Sicilia. Durante i Vespri, la città partecipò attivamente con la sanguinosa rivolta che si concluse con l’uccisione del governatore, Francesco Turpiano. Gli inizi del secolo XIV, vedono Naro splendere ancora; sotto l’egida della castellania di Pietro Lancia, la sua rilevanza crebbe e si diffuse a tal punto che, secondo tradizione, dalle mura del suo castello il re Federico III d'Aragona promulgò i 21 capitoli per il buon governo delle città.
Dopo un breve periodo di decadenza, la città passerà, nel 1366, nelle mani di Matteo Chiaramonte, a cui si deve l‘edificazione della chiesa di Santa Caterina, e soprattutto il restauro della Matrice, che sul finire del XIV secolo ottenne lo status di Duomo, da parte del re, Martino il Giovane.

Nel 1525, Naro ottenne il titolo di città e tramite il viceré, Duca di Monteleone, anche la possibilità di amministrarsi giuridicamente da sola (il cosiddetto privilegio del Mero e Misto Impero), un privilegio di cui allora era unica beneficiaria in tutta la Sicilia, insieme alle più grandi città di Messina e Palermo. Nel 1615, venne investita del titolo di capo comarca dal Parlamento Generale e nel 1645 le venne conferito anche il privilegio del Bussolo Senatorio, che consentiva ai propri giurati di venire immediatamente eletti con il titolo di senatori.
Da visitare a Naro sono sicuramente il Duomo normanno, il palazzo Chiaramontano e il Santuario di San Calogero; una menzione speciale va destinata alla chiesa di San Domenico, edificio religioso del 1229, dichiarato nel 2005 dall’UNESCO ‘Monumento Simbolo di Pace’; essa ospita le spoglie dei Santi Domizio e Colomba, morti durante le Crociate.

Il Duomo di Naro è un’opera del 1089 voluta da Ruggero d’Altavilla in persona, sui resti di una pre-esistente moschea araba. La struttura è posta sulla sommità di un’imponente scalinata, e presenta una semplice pianta a croce latina a navata unica. Venne ripetutamente rimaneggiata nel Cinquecento e poi nel Settecento. Gli interni non possono essere visitati, dato che sono stati gravemente danneggiati da una frana che mise in pericolo l’intero centro abitato nel 2005.
Il fortilizio dei Chiaramonte si presume sia sorto sui resti di un’antica struttura sicana. Nel Trecento, fu dimora del re Pietro III d’Aragona, che fece costruire la torre quadrata, e successivamente di re Martino il Giovane. La struttura è stata rimaneggiata nel XIV secolo ad opera dei Chiaramonte, e successivamente agli inizi del Novecento, per essere adibita a museo permanente. È monumento nazionale dal 1912.

Da non perdere è il Santuario del 1599 intitolato a San Calogero, edificato al di sopra della grotta che si dice abbia ospitato il Santo, per gran parte della sua nota vita di eremita; un documento di Ruggero d’Altavilla starebbe però ad indicare come il Santuario fosse già presente all’epoca dei Normanni. L’interno, ad unica navata, custodisce diversi dipinti e la statua del ‘Santo nero’ realizzata dal Frazzatta nel 1556. Tra le mura dell’imponente edificio, con facciata in stile barocco, è sepolto il corpo di suor Serafina Pulcella Lucchesi, a cui il Santo apparve in sogno durante la pestilenza che flagellò la città nel Seicento. Nella parte sinistra della cappella, sorge ancora la grotta, con affresco di San Calogero inginocchiato, in atto di preghiera. Il Santuario è meta di pellegrinaggio di molti fedeli, durante la caratteristica Festa dedicata al Patrono, che raggiunge il suo culmine con la Processione del 18 giugno.

Autore | Enrica Bartalotta

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