Calatafimi Segesta è un comune situato fra le colline dell'agro segestano, nella provincia di Trapani. Dista 40 km da Trapani, 85 da Palermo e 128 da Agrigento. La sua popolazione è di 7.258 abitanti. Più conosciuto come Calatafimi, ha assunto la denominazione di Calatafimi Segesta dal 1997.

Storia
Nel territorio del comune si trovano numerosi siti archeologici di epoca medioevale e antica, tra cui i resti dell'antica città di Segesta, di cui oltre a conservarsi uno dei templi dorici più famosi al mondo per stato di conservazione, preserva un teatro ellenistico e i resti della città antica e medioevale.
Calatafimi ha un'origine molto antica. Secondo alcuni studiosi fu fondata dal troiano Aceste sul versante sud del colle occidentale e cinta da una forte muraglia di cui esistono esigue tracce ai margini del quartiere Terravecchia. In epoca romana troviamo traccia come territorio sottoposto a tributi e decime nel terzo libro capitolo 8 della "Naturalis Historia" di Plinio. Secondo alcuni studiosi il nome è da ricollegarsi a Fimes (Phimes) grande proprietario terriero dell'agro segestano, citato da Cicerone nel IV libro delle "Verrine", che costruì al posto del tempio sconsacrato a Venere, un suo maniero (il castrum Phimes). Il nome Calatafimi è di origine araba (dall'arabo Kalt-al-Fimi, Castello di Eufemio) e la cittadina si è sviluppata durante la dominazione araba della Sicilia. (827d.C.-1061d.C). Dislocata sulle pendici di una collina alla cui sommità sorge il castello Eufemio, il quale diede il nome alla città, fu uno dei principali centri musulmani della Sicilia occidentale. Della dominazione araba, nel suo territorio restano numerose tracce archeologiche. In seguito, a partire dall'età normanna e per tutto il periodo medievale fu un importante centro, sia per la difesa del territorio, sia per la sua densità demografica che per la costruzione di numerosi edifici religiosi. Portata in dote matrimoniale come baronia da Donna Violante de Prades a Bernardo Cabrera, Calatafimi appartenne alla Contea di Modica, insieme ad Alcamo, dal 1420 al 1802, quando fu incamerata nel demanio del Regno delle Due Sicilie.
Il centro storico è costituito da una serie di vicoli (con archi a sesto acuto e a tutto sesto) cortili e scalinate che si intersecano vicendevolmente fra loro, ed è attualmente in stato di abbandono, a causa del terremoto che nel 1968 colpì la Valle del Belice.
Per le sue bellezze storico religiose, la città, fra settecento e ottocento, è stata la meta di numerosi viaggiatori, fra cui si ricordano Goethe, Samuel Butler e Jean Houel, il quale annoverò la chiesa del Santissimo Crocifisso come una della chiese più belle della Sicilia.[senza fonte]
Il centro storico, di epoca medievale, si espanse a partire dal XV-XVI secolo nei "quartieri spagnoli" che si presentano anch'essi nella loro topografia originale. Nel paese vi sono diverse chiese, tra le quali si annoverano la chiesa Madre, la chiesa del Santissimo Crocifisso, la chiesa di San Francesco, la chiesa del Carmine', la chiesa del Purgatorio, la chiesa di San Michele, la chiesa della Madonna del Giubino, la chiesa dell'Immacolata, la chiesa di San Vito, la chiesa di San Rocco e la chiesa di Sant' Isidoro, etc. Al loro interno le chiese preservano numerose statue marmoree della scuola di Antonello Gagini e svariate tele. Di ottima fattura sono gli affreschi neoclassici della chiesa della Madonna del Giubino. Fra i personaggi più illustri della città, si ricorda il poeta Francesco Vivona, amico di Giovanni Pascoli, a cui si deve la traduzione in endecasillabi sciolti dell'Eneide di Virgilio.
Il 15 maggio 1860 nel suo territorio ebbe luogo la battaglia di Calatafimi tra i Mille guidati da Giuseppe Garibaldi e l'esercito borbonico; si trattò del primo scontro vittorioso per l'armata garibaldina sulla via della conquista del Regno delle due Sicilie. Sul luogo dove avvenne lo scontro venne eretto un grande mausoleo, dove si conservano le spoglie dei caduti. Il mausoleo conosciuto come sacrario di Pianto Romano, fu progettato dal celebre architetto Ernesto Basile.
Segesta
L'area archeologica di Segesta si trova nel territorio del comune di Calatafimi Segesta, dagli anni novanta, è stata enormemente rivalutata grazie a numerose scoperte che hanno riguardato le rovine dell'antica città elima.
Il centro storico è costituito da una serie di vicoli (con archi a sesto acuto e a tutto sesto) cortili e scalinate che si intersecano vicendevolmente fra loro, ed è attualmente in stato di abbandono, a causa del terremoto che nel 1968 colpì la Valle del Belice.
Per le sue bellezze storico religiose, la città, fra settecento e ottocento, è stata la meta di numerosi viaggiatori, fra cui si ricordano Goethe, Samuel Butler e Jean Houel, il quale annoverò la chiesa del Santissimo Crocifisso come una della chiese più belle della Sicilia.[senza fonte]
Il centro storico, di epoca medievale, si espanse a partire dal XV-XVI secolo nei "quartieri spagnoli" che si presentano anch'essi nella loro topografia originale. Nel paese vi sono diverse chiese, tra le quali si annoverano la chiesa Madre, la chiesa del Santissimo Crocifisso, la chiesa di San Francesco, la chiesa del Carmine', la chiesa del Purgatorio, la chiesa di San Michele, la chiesa della Madonna del Giubino, la chiesa dell'Immacolata, la chiesa di San Vito, la chiesa di San Rocco e la chiesa di Sant' Isidoro, etc. Al loro interno le chiese preservano numerose statue marmoree della scuola di Antonello Gagini e svariate tele. Di ottima fattura sono gli affreschi neoclassici della chiesa della Madonna del Giubino. Fra i personaggi più illustri della città, si ricorda il poeta Francesco Vivona, amico di Giovanni Pascoli, a cui si deve la traduzione in endecasillabi sciolti dell'Eneide di Virgilio.
Il 15 maggio 1860 nel suo territorio ebbe luogo la battaglia di Calatafimi tra i Mille guidati da Giuseppe Garibaldi e l'esercito borbonico; si trattò del primo scontro vittorioso per l'armata garibaldina sulla via della conquista del Regno delle due Sicilie. Sul luogo dove avvenne lo scontro venne eretto un grande mausoleo, dove si conservano le spoglie dei caduti. Il mausoleo conosciuto come sacrario di Pianto Romano, fu progettato dal celebre architetto Ernesto Basile.
Luoghi d'interesse
I luoghi di particolare pregio artistico monumentale ed ambientale non sono costituiti soltanto dall'area archeologica di Segesta e dal mausoleo di Pianto Romano. Al contrario, di rilevanza storica risulta essere il borgo della città, alla cui sommità sorge il castello Eufemio, tipico esempio di architettura normanno sveva. Le pregiate chiese del Santissimo Crocifisso, (opera di Giovanni Biagio Amico) la chiesa del Carmine, della Madonna del Giubino, di San Michele, di San Giuliano, della Madonna del Soccorso, il palazzo Zuaro, la fontana "di li cannoli" e la chiesa della Santissima Trinità. Inoltre, da annoverare fra i luoghi di interesse culturale sono i vicoli spagnoli, i quali sono stati arricchiti con varie diciture che riecheggiano la cultura popolare di un tempo. Notevoli sono anche le aree naturalistiche quali il bosco Angimbè e la pineta di Santa Maria. Nel centro della città, sono stati dislocati tre piccoli musei: il museo di Segesta, il museo dell'epopea garibaldina e il museo etnoantropologico.

Foto di Luigi Nicofì

Foto di Luigi Nicofì

Calatafimi Segesta – Foto di Francescodibartolo80 da Wikipedia

Calatafimi Segesta, resti della torre del castello Eufemio – Foto di Rosario Vivona

Segesta – Foto di Liliana Giudice

Tempio di Segesta – Foto di Anthony Romano

Tempio greco di Segesta (TP) – Foto di Giulia Zani

[Continua la lettura dell’articolo]