01La Fontana Pretoria
“Fonte stupendissima che non ha pari in fiorenza né forse in Italia…”.
( Giorgio Vasari 1511-1574).
 
La Fontana fu realizzata tra il 1554 e il 1555, dallo scultore manierista allievo di Baccio Baldinelli (1488-1560), Francesco Camilliani (1530-1576), con la collaborazione di Michelangelo Nacherini scultore e architetto (1550-1622) e in parte dal celebre frate religioso scultore e architetto Giovanni Angelo Montorsoli (1507-1563). In origine la fontana era stata commissionata e voluta per il giardino dell’ex viceré di Napoli Don Pietro da Toledo (1484-1553) a Firenze, su un terreno (privo di edifici monumentali di rilievo), ottenuto dalle suore di San Domenico al Maglio, dopo molte pressioni nell’anno 1551. Ma ciò non avvenne e al posto della fontana dal 1584, fu eretto il palazzo di San Clemente tuttora esistente.
La fontana era composta di 48 statue di dimensioni inusuali, che non era destinata a un uso pubblico, ed era fronteggiata da una lunga pergola di 90 colonne di legno, messe in opera sotto l’attenzione di Bartolomeo Ammannati, scultore e architetto (1511-1592).
Per cause economiche dovute a ingenti debiti, Don Luigi da Toledo figlio dello scomparso don Pietro da Toledo, fu costretto a spostarsi da Napoli, attraverso l’influenza del fratello Garcia di Toledo (1514-1577) ex Viceré di Sicilia, rimasto in buoni rapporti con il senato palermitano, nel 1573 riuscì a vendere la fontana alla città di Palermo, e per decisione del senato palermitano fu collocata col nome di Fontana Pretoria nella piazza su cui prospetta il palazzo Pretorio (o palazzo del senato), il prezzo versato a Don luigi di Toledo fu di 30 mila scudi.
Nel 1574 il 26 maggio arrivo a Palermo la fontana, smontata in 644 pezzi marmorei di cui 112 pezzi chiuse in casse. Durante il trasporto alcune sculture della fontana subirono dei danni e altre parti furono trattenute dal proprietario. Parte di queste strutture mancanti, come le due Divinità che oggi fanno parte del museo del Bargello a Firenze e altre che furono collocate, nel giardino privato di Don Luigi a Napoli, poi trasferiti alla sua morte nel giardino di Abaida a Càceres, di proprietà della famiglia Toledo.
Nella piazza Pretoria data la grandezza della fontana, venne di conseguenza demolite le vecchie abitazioni creando uno spazio adatto alla realizzazione monumentale, concepita per un luogo aperto. 
Il montaggio e la cura della ricomposizione sono stati affidati nel 1574 a Camillo Camilliani, (di lui si hanno notizie storiche certe dal 1574 al 1603 fu scultore architetto e ingegnere) figlio di Francesco Camilliani, con la collaborazione di Michelangelo Nacherini, furono necessari alcuni adattamenti nella ricomposizione dei vari pezzi e fu necessaria l’aggiunta di altri. La fontana fu terminata nel 1581.
Per i cittadini di Palermo in epoca rappresento un grande vanto ad avere un cosi prodigioso monumento nel cuore della città e per bocca del grande poeta monrealese Antonio Veneziano (1543-1593), che dettò in latino e in volgare, ispirati distici per ognuna delle statue.
La Fontana nella sua circonferenza ruota attorno ad un bacino centrale circondato da quattro ponti di scalinate e da un recinto di balaustre, è costituita da tre vasche concentriche che da una prende l’avvio, il gioco d’acqua versata nella sommità da un bacco.
All’interno della fontana si trovano le statue raffiguranti gli dei dell’Olimpo e i fiumi di Palermo, Oreto, Papireto, Maredolce, e Gabriele, quest’ultimo rappresenta il fiume toscano Mugnone, famoso nelle novelle di Giovanni Boccaccio scrittore e poeta (1313-1375).
Nel proseguimento del tempo furono edificati palazzi consoni allo stile artistico monumentale della fontana.
Ritengo atto dovuto riportare cosi come sono scritti alcuni versi in omaggio a un grande scrittore, giornalista, saggista, e storico dell’arte Giuseppe Bellafiore, nato l’1 gennaio 1920 a Santa Ninfa (Trapani) e morto a Palermo il 12 luglio 2012. Fu uno studioso scrupoloso della storia monumentale di Palermo e della Sicilia. 
“L’acqua versata dal vezzoso Puttino al culmine della fontana trabocca di vasca in vasca e si raccoglie nella più bassa, attraversata da quattro scale rampanti. I quattro accessi alla periferia sono guardati da robuste figure sommariamente sbozzate. Sulle balaustre interne stanno figure allegoriche o di divinità pagane trionfanti nella loro manierata e vezzosa nudità. Cavalli marini, arpie, sirene, geni alati, delfini e putti reggono le vaschette centrali. Nella vasca più bassa l’acqua zampilla da strane teste di mostri animaleschi e da quattro statue giacenti di fiumi, fiancheggiate ciascuna da una nereide e da un tritone”.
Nel cammino dei secoli, la fontana é stata oggetto di parecchi interventi di pulitura. Nell’anno 1943 nella notte tra il 29 e il 30 giugno l’aviazione americana bombardo pesantemente la città di Palermo con i micidiali quadrimotori (Boeing B-17 Flying Fortress) chiamate fortezze volanti, la fontana e le sue sculture marmoree subirono gravi danni, di fatto oggi si può notare in diverse sculture che il bianco marmoreo e più chiaro rispetto al resto del marmo dovuto all’intervento di restauro.
La cancellata e datata 1858, anno della collocazione per opera dell’artista Giova Battista Basile architetto (nato e morto Palermo1825-1891), che la progetto e la disegno. Essa delimita in circonferenza la fontana, che rispetto al piano stradale e sopralevata.
Nel novembre del 1998 furono realizzati dei lavori di restauro, che durarono fino al novembre del 2003 e a dicembre di quell’anno la fontana fu riaperta al pubblico e fu riattivata la circolazione dell’acqua.
A memoria storica si fa cenno che tra il secolo XVIII e parte del secolo XIX, il popolo soleva dire che la fontana era una sorta di rappresentazione della corrotta Municipalità cittadina, che vide in quelle immagini lo specchio riflettente dei personaggi di rilievo politico del tempo, infatti i palermitani soprannominarono la piazza anche per la nudità delle sculture “ La Piazza della Vergogna”.
La Fontana Pretoria occupa gran parte del piano Pretorio, tre dei quattro lati sono chiusi da edifici e la quarta parte prospetta sulla via Macqueda (XVI secolo progetto e inizio lavori 1577, fine lavori 1599) e la Chiesa di San Giuseppe dei Teatini (datata 1612 inizio, lavori inaugurata 1632). Ai lati della scalinata che scende in via Maqueda, sono collocati due leoni marmorei di elevato prestigio e bellezza, come a simboleggiare la guardia d’onore a tanta magnificenza.
Di fronte alla fontana ha la sua residenza, il Palazzo Pretorio (costruito nel XIV secolo e ristrutturato nel XIX secolo in stile rinascimentale) detto anche Palazzo delle Aquile, oggi casa Municipale un tempo Senato di Palermo. A destra del Palazzo Pretorio, la Chiesa di Santa Caterina d’Alessandria d’Egitto nota anche col nome di Santa Caterina delle donne (XVI secolo datata inizio lavori 1566 fine lavori 1596).
Dalla parte opposta il palazzo baronale Bonocore (risale al 1509) edificio neoclassico, il prospetto fu progettato dal duca Domenico Lo Faso di Serradifalco, importante intellettuale della prima metà dell'Ottocento e appassionato di architettura. A lato di una scalinata che delimita i due palazzi e che si affaccia in Corso Vittorio Emanuele la via del Cassaro, si trova il Palazzo Chiaramonte Bordonaro edificato nel XVI secolo, la facciata attuale fu opera dell’architetto Giovanni del Frago.
Questa meravigliosa fontana da considerare fra le più belle al mondo è stata lodata dal grande pittore architetto e storico dell’arte italiana Giorgio Vasari (nato ad Arezzo il 30 luglio del 1511 e morto a Firenze il 27 giugno 1574), di cui sono famosi i versi che fanno da titolo al manoscritto.
 
Aldo Di Vita Palermo 24 novembre 2015
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