01La costruzione quadrangolare di Giardino Garibaldi, a Palermo, fu pensata e ideata da Giovan Battista Filippo Basile, nel 1863;  lo stesso che realizzò il Teatro Massimo.

In un’area resa libera dal prosciugamento dell’acquitrino alla foce dei fiumi Kemonia e Papireto, ad opera dei Normanni, venne istituito parte del centro abitato moderno, e la nuova pianta della viabilità, con le strade di via della Libertà, via Settimo, via Maqueda, via Roma e soprattutto Corso Vittorio Emanuele. Nella seconda metà dell’Ottocento venne poi istituito il giardino pubblico Garibaldi, quasi all’incrocio con via dell’Alloro e della Torremuzza.
Circondato da una cancellata, realizzata dallo scultore Salvatore Coco, aperta in quattro punti disposti ai vertici, l’area verde del Basile doveva essere un giardino pubblico commemorativo volto a decorare e completare il nuovo assetto urbanistico della zona. Per la prima strada, che avrebbe dovuto collegare il Cassaro con la Gancia, venne realizzato uno stilobate rettilineo, una specie di zoccolo continuativo a determinare il perimetro del parco. L’ambizioso piano architettonico, includeva anche imponenti demolizioni in via Palagonia per allinearne il fronte con la fabbrica della Gran Dogana. Per la realizzazione della terza strada, il progetto prevedeva la costruzione di un portico, da estendersi fino a Palazzo Fatta. Infine, sul lato Settentrionale sarebbe stata realizzata una quarta strada, che avrebbe comportato ulteriori, costose demolizioni.

Del progetto originario sono arrivate a noi dunque solo lo stilobate, e la collocazione della Fontana del Garaffo, di fattura seicentesca; il resto fu lasciato a doppi filari discreti di Robinia umbricolifera.
L’area verde è caratterizzata da alberi sempreverdi ad alto fusto con parterre arido continuo. Sulla diagonale che collega la via Vittorio Emanuele, la Fontana del Garaffo e lo ‘steri’ del Chiaramonte, si stagliano degli imponenti Ficus che delimitano zone di radura entro i quali si trovano altri sistemi arborei. Al centro, si dispone il monumento di Giuseppe Garibaldi, a cui è intitolato il giardino; al 1864 risalgono la deposizione dei primi busti: dall’Eroe dei Due Mondi al Mazzini, dal Pilo al Riso. Sempre in quest’anno, vengono posti i primi alberi e arbusti, e viene portato alla luce un camminamento in selciato di origine antica. Il 7 ottobre dello stesso anno, il giardino viene inaugurato.
L’area viene completata con il monumento del Civiletti in onore di Giuseppe La Masa (1882), i lavori sul padiglione di servizio e sul padiglione decò. Successivi sono gli impianti del piedistallo e del busto di Aloysio Tukory, di Farkas (1937) e del monumento a Nicola Balcescu (1961).

Nonostante la sua superficie ridotta di circa un ettaro, Giardino Garibaldi offre un’ampia varietà vegetale: numerose sono infatti le piante esotiche, tropicali e subtropicali, tra cui si annoverano ben 58 specie, in gran parte d’origine ottocentesca. Esempi unici sono appunto i Ficus, i quali si sono adattati all’ambiente circostante in altezza e larghezza. Presso l’Hosterium dei Chiaramonte, si staglia il più grande albero d’Europa, il Ficus macrophylla subspecie columnaris e alcuni Ficus microcarpa, tra i più pregevoli di Palermo per dimensioni e condizioni. Il perimetro del giardino, delimitato dallo zoccolo del Basile, è arricchito e ornato da una siepe di Duranta repens, di più recente introduzione, interrotta a tratti da elementi di Ligustrum lucidum, Ficus microcarpa, e laurotino, e circondata nella parte centrale da una piccola bordura in Bossolo.

Degne di nota per dimensioni e rarità, sono gli esemplari della Quercus polymorpha e del Podocarpus neriifolius. La prima è probabilmente l'unico esemplare presente a Palermo di quercia bianca messicana, con foglie lucide color verde oliva che diventano rossastre in autunno; la seconda è una conifera, dalle foglie di colore e forma curiosi, ed è posta al centro, vicino al perimetro orientale del giardino. Numerose anche le palme, che sono principalmente concentrate in una aiuola appositamente predisposta nella zona centrale; tra queste: l’unico esemplare di Palma dactylifera, cioè della palma da dattero, della città di Palermo, presente anche presso l’Orto Botanico di Catania.
A Sud si trova anche una Araucaria heterophylla, che con i suoi 31 metri, è la pianta più alta del giardino.

Autore | Enrica Bartalotta