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Il Politeama sublime tempio delle scene, prende nome nel 1882 di Giuseppe Garibaldi l’eroe dei due mondi, morto in quell’anno.
Nato come anfiteatro sotto la progettazione di Giuseppe Damiani D’Almeyda, famoso architetto di Capua, è costruito dalla ditta Galland nel 1867, poi nel 1868 il progetto subì delle modifiche si rinuncio all’anfiteatro, e si costruì una sala teatrale.
Fu inaugurato il 7 giugno del 1874 con l’opera, i Capuleti, e i Montecchi di Vincenzo Bellini.
Nel 1882 la sala fu munita dalla copertura commissionata alla fonderia Orotea, infine gli ultimi lavori furono eseguiti in concomitanza dell’esposizione Nazionale del 1891.
Oggi il teatro rappresenta un esempio di grand’architettura neoclassica, è annovera tra i suoi artisti, architetti, pittori, ingegneri, fabbri, maestri di grande levatura.
Mario Rutelli e Benedetto Civiletti  adornarono il teatro con l’arco trionfale la quadriglia, che rappresenta “Il trionfo d’Apollo ed Euterpe”.
La lista degli artisti é lunga nei cenni storici si troverà più particolari.
Essi hanno arricchito il teatro con una ricca decorazione policroma, sia all’esterno sia all’interno.
Da citare obbligatoriamente in fine, il tocco finale della volta, e del sipario realizzata dal grande Gustavo Mancinelli, che realizzo anche il sipario del San Carlo di Napoli,
L’opera pittorica rappresenta scene della Magna Grecia raffiguranti il teatro Greco. Alcuni dipinti il pittore Mancinelli, li donò al comune di Palermo.
Questo meraviglioso teatro che ha ospitato i più grandi della scena, oggi si ritrova in uno stato di grave abbandono, e incuria, la struttura da come potete vedere dalle immagini, attualmente é pessimo e pochissimo sì e fatto per migliorare l’aspetto.
L’interno della sala non mi é stato concesso di una ricognizione fotografica, ma posso assicurarvi personalmente che anche questa parte, ha bisogno urgenza d’intervento.
Per molti anni il teatro ha ospitato la galleria d’arte moderna esattamente dal 1910 al dicembre 2006, nella sezione ridotto del teatro.
Sono stati approntati dei lavori di restaurazione nella parte posteriore dal 2011, attualmente ancora in fase di rifinitura, che in ogni caso lascia molti dubbi sulla qualità operativa.
Il Politeama negli ultimi anni ha il gran prestigio di ospitare l’orchestra sinfonica siciliana, una delle orchestre più famose al mondo, si ritiene sia la nota di merito più importante, e si augura che questo duri a lungo nel tempo.
Il teatro Politeama è forse meno conosciuto in confronto ad altri grandi teatri italiani.
La presenza del teatro Massimo uno dei più belli al mondo, ha messo un po’ in ombra questo bellissimo teatro Politeama.
Dalla gloria della musica delle scene, e della lirica, consone alla tipologia di teatro, sì é passato anche a condizioni meno qualificanti, come passerelle di moda e spettacoli di bassa mediocrità, non certe consone, alla stesura del teatro.
Soprattutto data la mole e la grandezza del teatro, che lo vede adatto a grandi opere liriche, e concerti sinfonici, ampia anche la capacita di posti.
Credo opportuno che l’amministrazione comunale, dovrebbe fare molto di più, per rilanciare questo meraviglioso splendore tempio dell’arte, e fare in modo che questo patrimonio storico architettonico, possa trovare la giusta sistemazione nell’elite dei grandi teatri.
Gli ultimi governi di certo non hanno favorito una crescita artistica e culturale, condizionando la vita delle scene con tagli iniqui, e sconsiderati che hanno peggiorato non solo il grado di cultura di un popolo, ma minato anche all’economia dello stesso paese. Ricordiamoci che il teatro é anche fonte di guadagno, e di turismo, se gestito da persone competenti, e non lottizzati dai politici, che spesso causano gravi danni al patrimonio.
Qualunque teatro piccolo o grande che sia indipendentemente dal suo valore artistico monumentale, é un loco dove si trasmette attraverso le scene la storia, e la memoria di un popolo. Nel contesto del tempo il teatro, é anche stato luogo di battaglie sociali e civili, che hanno avuto come promotori grandi musicisti che attraverso la scena e le musiche, inneggiarono il popolo alla libertà.
Spesso mi é capitato di pensare come vorrei il rapporto teatro uomo, e ho provato ad immaginare un teatro a misura d’uomo, in pratica, un luogo dove ognuno può accedere a prescindere la sua classe sociale ricca o povera che sia.
Credo fermamente che il teatro è la forma più veloce della crescita umana sociale ed intellettuale, e un propulsore equo socio culturale.
Occorre quindi fare una politica di prezzi che consentano anche alle classi più disagiate, a partecipare a questa crescita di conoscenza, che mira a qualificarne un popolo.
Permettendo non solo una crescita culturale nell’uomo, ma lo eleva ad un grado d’umanità e alta sensibilità.
E’ compito dell’amministrazione rendere questo progetto realizzabile, mettendo da parte certa disfunzione politica di basso livello, e aprire una visione d’orizzonte che apra le porte del teatro a tutti e non ai pochi, non solo in età pedagogica ma coprenso tutte le fasce dal bambino all’anziano.
“Il rapporto di civiltà di un popolo e commisurato alla sua crescita culturale artistica che ne modella la conoscenza e l’animo”.
Ora godetevi questo meraviglioso viaggio attraverso le immagini.
 Ciò serve non solo ad esaltare le bellezze della nostra Italia, ma anche a sensibilizzare le persone, ad una maggiore responsabilità, e rispetto al patrimonio.
 
Aldo Di Vita                                                                         Palermo 23 gennaio 2014
 
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Cenni storici:
 
Il Teatro Politeama Garibaldi (con la parola Politeama si intende un generico teatro dove si danno rappresentazioni di vario genere, e pertanto è improprio utilizzarla per riferirsi nello specifico a detto Teatro) si trova sulla Piazza Ruggero Settimo (a sua volta usualmente denominata Piazza Politeama) al centro di Palermo.
Nel 1865 il Comune di Palermo delibera la costruzione del Politeama. Essendo la spesa superiore alla cifra prevista, viene contattato il banchiere Carlo Galland che si impegna a costruire oltre "tre mercati secondo i disegni dell’architetto Damiani e a costruire, nel locale che indicherà il Municipio, un Politeama secondo il piano d’arte e disegni preparati dall’Ufficio tecnico del Municipio" (Capitolato di convenzione tra il Municipio e il Sig. Carlo Galland, piemontese, per la costruzione dei mercati e Teatro, 1866). Il concorso interno viene vinto da Giuseppe Damiani Almeyda e i primi disegni di progetto vengono presentati a metà del1866 e già a gennaio del 1867 sono in corso i lavori di scavo. La costruzione del Politeama ha un inizio affrettato con molte zone oscure, che può essere chiarita solo dalla conoscenza delle intricate vicende politiche municipali.
Nel 1869 e 1870 sorgono dei problemi tra il Municipio e l’impresa Galland, ma si decide di proseguire l'opera, eliminando tutti i lavori di abbellimento. Il cantiere inoltre era stato chiuso per qualche tempo per fare delle verifiche sulle condizioni statiche dell’edificio. Essendo stato trovato tutto a perfetta regola d’arte fu riaperto e si proseguì con i lavori. Il teatro era stato progettato come teatro diurno all’aperto, ma fu in un secondo tempo deciso di realizzare una copertura. Nel giugno 1874 fu inaugurato anche se incompleto e ancora privo di copertura, la prima rappresentazione fu I Capuleti e i Montecchi di Vincenzo Bellini.[1] La copertura, considerata per l'epoca opera di grande ingegneria, venne realizzata in metallo dalla Fonderia Oretea nel novembre del 1877. Gli ultimi lavori, di abbellimento, furono realizzati nel 1891 in occasione della grande Esposizione Nazionale che si teneva quell’anno a Palermo.
Dal 1910 al dicembre del 2006 il Ridotto del teatro ha ospitato la Galleria d'arte moderna di Palermo che viene successivamente spostata al Palazzo Bonet.[2]
Nel 2000, in occasione del G8 ospitato in città, vengono realizzati i restauri delle decorazioni pompeiane policrome dei loggiati. Dal 2001 il teatro è sede dell’Orchestra Sinfonica Siciliana. A partire dall'estate del 2011 iniziano i lavori di restauro della facciata posteriore del teatro.
L’opera propone simmetrie con sinteticità espositive in sinergia ad equilibri neoclassici caratteristici degli Archi di Trionfo napoleonici, con gruppi bronzei di cavalli rampanti posti all'ingresso dell'edificio.
Giuseppe Damiani Almeyda s’ispirò ai modelli del classicismo accademico in voga alla fine dell’Ottocento. Secondo Antonella Mazzamuto (Luoghi di Sicilia, Teatri tra ‘800 e ‘900. Edizioni Ariete, 2000), "il tipo adottato nel Politeama Garibaldi è quello del teatro-circo, in cui però la forma semicilindrica del prospetto nasconde una sala a ferro di cavallo con due ordini di palchi ed un profondo loggione. È una soluzione che ricorda il primo Hoftheater di Gottfried Semper, realizzato a Dresda, dove l’andamento semicircolare del fronte contiene ancora una sala di tipo tradizionale.
L’architettura del Politeama – sottolinea ancora la Mazzamuto – rimanda, poi, "al progetto teorico di teatro del Durand che aveva canonizzato la riproposizione del monumento storico: l’anfiteatro romano. Damiani Almeyda non adotta i tre ordini di arcate del Colosseo, come fa Durand, bensì un doppio ordine con trabeazione, secondo modalità desunte dall’architettura pompeiana".
Il valore di questa costruzione sta nell’esaltazione della funzione sociale del teatro come "teatro del popolo" con l’enorme sala a ferro di cavallo (che nel 1874 poteva contenere cinquemila spettatori) con due file di palchi, dominata da una grande galleria articolata in due ordini.
L’ingresso è costituito da un arco di trionfo sormontato dalla quadriga bronzea di Apollo, opera di Mario Rutelli, cui s’affianca una coppia di cavalli bronzei di Benedetto Civiletti.